Alla rinfusa, come la memoria

Non è sempre obbligatorio bere grandi vini da recensire.
A volte è permesso, anche consigliabile direi, bere vini qualunque, in bottiglie anonime, che lascino però un loro ricordo gradevole.
Ne ho avuto l’occasione proprio oggi, in occasione di un avvenimento peraltro triste, il funerale di una prozia novantenne in un piccolo paesino umbro vicino al lago Trasimeno.
Si utilizza l’occasione per quel che è, un evento a cui è d’obbligo partecipare con il dovuto rispetto per il ricordo dei morti e la vicinanza dei vivi, e si approfitta per vagare tra i luoghi che mi piacciono maggiormente, la zona tra Montepulciano e Castiglione del Lago.
Ce ne sono anche altri, legati a ricordi diversi, ma si sono imprevedibilmente allontanati, credo che la deriva dei continenti sia più veloce di quel che sembra.

 
Ma i vini, torniamo alle bottiglie del liquido che qui, ed in altri virtuali luoghi, si decantano e si misurano e si analizzano e si pagellano. Cosa che tra l’altro io evito di fare, per dar punteggi bisogna salire sullo sgabello ed io non ne ho. Il vino mi limito a berlo, assaggiarlo, cercarne delle emozioni di qualunque natura esse siano.
E così, in un piccolo pranzo organizzato dai parenti, tre bottiglie di vino ed un finale che poi dirò.
Il primo, un bianco, probabilmente un trebbiano toscano, un procanico forse, tirato fuori direttamente dal frigorifero.
Nel bicchiere ha il colore della buccia di cipolla, segno di contatto con le bucce durante la produzione del mosto; filtrazione quasi certamente nessuna, forse un po’ di travasi ma nulla più.
Profumo quasi nullo, ed al gusto leggermente acidullo senza però risultare sgradevole, morbido, piatto. Un vino da bere durante il lavoro in campagna, dissetante e leggero.
Il secondo è un rosso di merlot e ciliegiolo, non è dato conoscerne le percentuali, colore compatto senza alcun tipo di venature o orli sfumati di qualche tipo.
Profumato leggermente di caramella gelee fruttata, vagamente rosa rossa, ma bisogna cercarla ed immaginarla più che altro.
Al palato è evidente subito un residuo zuccherino importante, ed un gusto morbido e rotondo, acidità quasi nulla e tannini ben nascosti che vengono fuori solo nel finale dopo aver ben bagnato la bocca.
Il vino viene spillato direttamente dalla botte, dove viene immesso appena il fermata la fermentazione, che poi non riprende più.
Un peccato non migliorarlo, forse potrebbe avere bisogno di qualche occasione per diventare un vino vero e proprio.
Il terzo è, o dovrebbe essere, quasi tutto sangiovese, almeno a sentire il proprietario, ma credo che vi siano state aggiunte in percentuali varie altre uve.
Colore ancor più scuro del precedente, profumi vagamente di frutta matura e forse erbacei, ma talmente fievoli che bisognerebbe stare in completo silenzio in una camera bianca per avere la giusta concentrazione per il riconoscimento.
Al gusto ancora la morbidezza di prima, tenore alcolico il minimo indispensabile per poter dire che è vino, tannini non pervenuti, ed ancora un residuo zuccherino che lo rendono quasi più che abboccato.
Anche questo è stato spillato dalla botte poche ore prima di essere messo a tavola.
Insomma, tre vini che sicuramente non contengono niente di chimico, nessun prodotto aggiunto, niente di niente. Solo che senza una adeguata preparazione tecnica, questo vino nasce senza alcun nerbo acido, niente spessore tannico, poco alcol e molto zucchero.
La fermentazione è terminata troppo presto, forse a causa di temperature di cantina non idonee, o di uve vendemmiate troppo presto e non ancora giunte al massimo della loro maturazione. L’assenza di tannino è un segnale che qualcosa non è andato proprio per il verso giusto nel processo.
Ma è veramente così, oppure questo vino viene fatto in questo modo perché è gradevole berlo fatto in questo modo?
Certo, manca qualunque riferimento odoroso, ed alla bocca non lascia quasi nulla, si può bere accompagnandolo praticamente con qualunque cibo, visto che la sua caratteristica principale è quella di essere completamente neutro.
Però si può bere anche ben fresco, anche il rosso intendo, è dissetante, non lascia bruciori di stomaco o fastidiosi cerchi alla testa.
Si beve parlando d’altro, senza doversi necessariamente soffermare a valutarne la persistenza odorosa o la lunghezza gustativa, e sicuramente è mille volte migliore di tanto vino che, in certi supermercati, troviamo a 0.99 la bottiglia.
Qui dentro c’è l’uva, e si sente tutta, forse  troppa d’accordo, come se l’anima vinosa non avesse voluto lasciare il corpo acineato da cui proviene.
L’ultima bottiglia portata a tavola è un Vin Santo, e questa volta fatto bene.
Il produttore, un piccolo contadino della zona che ne fa per se e per qualche amico, possiede vecchi caratelli con la madre che viene rinnovata ogni tre anni, al momento dell’apertura.
Bei profumi di mandorla e nocciola, caramella d’orzo e mela cotta, evidenti anche se non intensi, in un limpido color carta pane.
Bella freschezza acida in bocca, morbidezza gradevole, paradossalmente meno dolce dei rossi precedenti, e solo in finale si sente distintamente la parte più zuccherina proveniente dall’appassimento.
Insomma, alla fine una degustazione di quelle che non passano certo alla storia, mi sono volutamente dilungato solo per tentare di capire cosa sia il vino per chi lo produce e per chi lo vuol bere tutti i giorni, senza avere a disposizione supermercati illuminati dove spendere pochi euro per una bottiglia di vino.
Un vino come bevevo da ragazzo da mio zio, mentre lo guardavo lavorare nei campi e dissetarsi con mezzo vino e mezza acqua.
Questo era il vino per loro, e questo è a quanto pare rimasto.
Certo, forse con qualche accortezza in più questi potevano essere dei vini molto più piacevoli e complessi, ma sono stati in ogni caso gradevoli, così come lo è stato tornare, seppure per un motivo triste, nei posti che hanno visto nascere parte della mia famiglia.
Non è una degustazione, è solo un insieme di ricordi.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
We respect your privacy.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.