Assaggi di ViniVeri – II nota

cerea3Prima di dedicare un post ai vini georgiani ospitati a ViniVeri 2013, continuo con alcuni degli assaggi a Cerea.

Il Syrah 2010 di Stefano Amerighi, in magnum, è uno dei vini che più mi sono piaciuti. Fresco, di chiara fattura toscana, passa dal palato allo stomaco lasciando segni dell’attraversamento in ogni punto. Ha un naso molto intrigante, il pepe nero del Rodano qui è ben dosato con ribes e ciliegia toscani, una bella lunghezza olfattiva che continua a trasportare sentori più scuri (tabacco, ad esempio) con quelli fruttati. 

In bocca è ben equilibrato, tannini lievi e freschezza piena sono i tratti caratteristici di questo assaggio.

Il suo secondo Syrah è un cru, l’Apice, stessa annata ma vigneti che si trovano sulla cima della collina, in bottiglia da 75cl.

Ritrovo tutte le espressioni aromatiche precedenti, ma più concentrate, come se nella magnum di poc’anzi avessero ancora bisogno di maturare qualche tempo.

Qui ribes e ciliegia sono più definiti, così come il pepe nero, e più complessi con i sentori di cioccolato e pelle conciata, spezie ed agrumi. 

Al banco vicino saluto Francesca Padovani, ossia Campi di Fonterenza, che riesce a dar retta acerea2 tre persone contemporaneamente, concedendosi qualche pausa per respirare mentre noi assaggiamo dai nostri calici.

Inizio con il Pettirosso 2012, un sangiovese leggero e immediato, più adatto ad una sana bevuta che ad una degustazione, più adatto alla comodità della sedia e del tavolo che non in piedi ad una fiera. Un vino da bere mentre si mangia, mentre si chiacchiera, mentre si sta con gli amici a parlare, certi che questa bottiglia saprà rendere loquace anche il più introverso. 

Il Rosso di Montalcino 2010 è un insieme ben amalgamato di profumi di ciliegia bianca non troppo matura, di foglie di alloro, di fiori rossi appena recisi. Il tannino leggero viene sorretto dalla discreta acidità, in deglutizione si ritrovano le sensazioni olfattive.

Il Brunello di Montalcino 2008 è come sempre orientato alla freschezza, ma con una personalità da gran signore. La frutta è più matura, susina e prugna coprono quasi subito la ciliegia, mentre le note verdi sono ancora affidate alla sensazione di foglia di alloro, di fungo di bosco, di cacao.  In bocca è più rotonda la morbidezza, tannini anche troppo giovani che vengono equilibrati da una acidità dritta che sarà il tratto distintivo di questo vino negli anni a venire. 

Infine vado a salutare Nicoletta Bocca in un raro momento in cui il suo banco non è preso d’assalto dai visitatori.

cerea5Qui vado veramente a nozze, iniziando con il Valdibà 2011, vinoso e schietto, al naso ciliegia e mirtillo, poi profumi più verdi di rosmarino e floreali di rosa, la complessità continua con sentori di tabacco e di china.

La bocca è riempita con la morbidezza di questo vino, e subito dopo dalle sensazioni fruttate della pesca gialla, acidità e tannini ben definiti che si muovono verso sensazioni erbacee senza però essere verdi, una pulizia gustativa che raramente si incontra in un vino di questo genere.

Per finire, mi concedo una stupenda verticale di San Fereolo, dal 2007 al 2001 (tranne il 2002 che non c’era), che avrebbe meritato almeno tre quarti d’ora di degustazione porthosiana, silenzio, concentrazione, espressione delle sensazioni.

Non devo certo dirlo io, ma che vino, il San Fereolo! Una espressione del Dolcetto che in queste bottiglie trova la propria personalità, definita, perentoria, decisa.

Si va dalla ciliegia del 2007 all’amarena del 2005 (gli appunti sono stati buttati giù molto di fretta), dall’acidità dissetante del 2006 alla potenza del 2004 e alla grande struttura del 2003.

I profumi, in ognuno, sono puliti e precisi, ampi, dai frutti all’erbaceo, dall’agrume al pellame. 

Il palato è un susseguirsi di emozioni, qui la leggerezza accompagna la materia presente in questo vino, l’acidità ed i tannini vanno a braccetto in perfetto equilibrio.

Dopo questi, non vorrei più bere altro tanta è la piacevolezza che lasciano ai sensi del degustatore. 

Mi concedo una pausa con un buon piatto di formaggi accompagnati da ottime mostarde di frutta, poi sono pronto per la Georgia.

 

Wine Roland

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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