Benvenuto Brunello 2013 – Brunello di Montalcino 2008

ciliegietabacco

Le sensazioni predominanti in questi Brunello di Montalcino 2008 sono ancora il frutto, la ciliegia in particolare, ed il tabacco della strada della maturità. (Wine Roland)

Tenuta di Sesta. Naso all’insegna del frutto maturo, suadente e intenso. Cenni di cuoio, tabacco e sottobosco. Di buono slancio, facile e immediato al gusto, snello di corpo ma continuo nella sua piccola progressione con sensazioni nitide di ciliegia, purea di fragola e terra ben bilanciate dal tannino, forte e dolce.

Tenuta Le Potazzine (degustazione presso l’azienda il 5/2/2013, note precedentemente pubblicate su Intravino). Profumi intensi, golosi e giovanili, ma declinati con finezza non comune: ciliegia, fragolina di bosco, rosa canina, note di menta ed edera, ferro, creta, timo, champignon. Sviluppo gustativo già godibile per articolazione ed eleganza: l’acidità intaglia e restituisce sapori nitidi, il frutto rivendica il ruolo principale. L’alcol vivifica, mai debordando in calore vero e proprio. Tannini forti e puliti, lunga persistenza su ciliegia, ferro, alloro e rosa.

Tenuta Le Potazzine (degustazione all’anteprima). C’è poco da aggiungere, tranne forse la tripla variazione da godibile a godurioso a goduto. 

Tenute Silvio Nardi. All’olfatto è di spettro limitato, caratterizzazione di frutto e intensità immediata: la  ciliegia e il suo nocciolo, granatina e gelatine di frutta, appena un cenno di radici e mallo di noce. Impatto gustativo morbido, pieno ma scorrevole: si ritrova il frutto insieme a ricordi vegetali di cipresso, alloro, succo di ribes. Vino senza vere asperità anche per la fattura dolce e levigata del tannino. La definizione dei sapori e la misurata acidità lo sostengono nello sviluppo e concertano sensazioni finali nitide, sebbene di durata limitata. 

Tiezzi. Intensità di frutto, mora e visciola fresche, profonda marcatura minerale, erbe aromatiche, tabacco dolce e cardo. Ampio e suggestivo. Dopo questo preludio, la bocca offre sensazioni impreviste: serrata e fresca, la sostanza è cospicua ma il sostegno acido la conduce di slancio, le sensazioni di energia e persistenza lo testimoniano. Apertura ampia, piena, poi sviluppo fluido e di crescente precisione, siglato dal doppio pungolo salino e ferroso. Finale ancora di sale, insieme a frutto, timo e oliva. Il vino dell’azienda che meglio ne rappresenta la capacità di interpretare una variante piena, ronde e rustica, cionondimeno felice, del Brunello.

Uccelliera. Bouquet peculiare, ampio e intenso: ciliegia, ribes, cedro (albedo), menta e legno di rosa. Ampiezza e potenza ad aprire l’assaggio in sincrono e con regola, cadenzate dall’acidità pulsante. Tornano i frutti rossi e si accompagnano a spezie scure, carne salata e note di tostatura ancora molto nette, coerenti con la marcatura del legno che in parte limita la progressione gustativa. Spiccata sapidità, effluvi balsamici (pino, alloro), durezza dei tannini notevole ma non sfiancante: sfocia, piuttosto, in sensazioni gustative di chiodo di garofano e mallo o più sorprendenti quali legni aromatici, resina, oatmeal. 

Vasco Sassetti. Prima bottiglia fallata. La seconda prova presenta un naso disteso e pieno, caratterizzato da profumi di frutta matura e in gelatina. Vivace impatto gustativo grazie al riscontro aspro e nitido di ciliegia e agrumi dolci. Tensione verticale, acidità svettante e struttura magra, minuta come i tannini. Equilibrio per l’annata, un accordo in minore. 

Agostina Pieri. La cifra è la stessa del rosso ma con maggiore complessità: speziatura e componente balsamica (edera, salvia, ginepro) molto incisive, più intenso e quasi surmaturo il frutto rosso (sciroppo di ciliegia, sciroppo d’acero). Al sorso è equilibrato in apertura e diffonde bene sensazioni sapide e fruttate, quindi di creme alla frutta, poi le impressioni più dense, materiche e calde prevalgono e appesantiscono la progressione. Eppure i sapori sono fedeli e non affastellati, al palato il vino è di pienezza e calore insistenti ma non satura, né brucia. Finale coerente, con tannini dolci che sembrano sfumare in tabacco Sobranie.

Argiano.  Un vino di Argiano. Composto, rotondo, il frutto rosso e scuro resta in secondo piano e preceduto da sensazioni prevalenti di legni aromatici, terra, biscotto al malto, ghisa, una sapidità ampia e dolce. Non è un modello di tensione olfattiva ma resta suggestivo. Al gusto lo si trova coerente: più impatto che slancio, progredisce lento, senza scosse, concentrato e corposo, di una persistenza spessa, da sgranare. In retrolfazione si ritrova la traccia del legno.

Banfi – 1. Ogni tanto accadeva che quella compagna di classe del Ginnasio goffa e grassoccia, lasciata tale all’ultima campanella del Quarto, sempre a disagio nei capi sempre più costosi comprati dai complici e doviziosi genitori, si ripresentasse il primo giorno del Quinto e venisse scambiata per una nuova entrata: croce e rimpianto di chi la snobbava per fattezze e movenze porcine sotto le i profumi alla frutta, sotto gli astucci Hello Kitty®, o per la corrispondenza tra gli effluvi di crème caramel e un vistoso tremolar di sonze al girovita, sopra la gonna. Una stagione scolastica nuova e arrivavano inattesi lunghezza, nerbo e definizione. Restavano molte rotondità. Noi restavamo con un palmo di naso. Non certo un pettirosso di ragazza, neanche una gazzella, anzi; tuttavia, di sicuro una di quelle che avremmo subito invitato a ballare.

Banfi – 2. Naso intenso e soprattutto di una definizione poco consueta nelle precedenti annate. Prevalgono riferimenti morbidi e maturi al frutto (ciliegia), accompagnati da un tocco di spezie e mandorle dolci e a un sottofondo di terra, tabacco e timo. L’insieme converge all’unità, ciò che in passato pareva lontano o parodiato in una collezione d’aromi. Al palato è pieno, di buona struttura e buona vigoria, caldo ma regolato da tannini abbastanza puliti, sebbene bifasici tra impatto cremoso e sviluppo verde, quasi legnoso. Freschezza bastevole per un sorso sorpreso e soddisfatto. Chi se l’aspettava?

Barbi (degustazione presso l’azienda il 5/2/2013, note precedentemente pubblicate su Intravino). La giovinezza non ne limita la bevibilità, tutt’al più si rivela in una certa caratura del profilo aromatico, ancora spesso, compresso. Frutti di bosco, succo di ribes, rosa canina, polvere di liquirizia, das, tabacco e un soffio alcolico. Bocca dall’impatto vigoroso, precisi e continui i ritorni di liquirizia e frutto a caratterizzare lo sviluppo insieme allo slancio acido, tensione elegante, calore dosato e tannini carezzevoli, aderenti. PS – riassaggiato il giorno seguente: integro, più lineare nell’espressione e ricco nel ventaglio olfattivo. Stessa progressione, stesse percezioni e finale ugualmente lungo, nitido.

Barbi (seconda degustazione all’anteprima e terza circa un mese a seguire). Rispetto alla degustazione in cantina il quadro è pressoché immutato. Sarà colpa del degustatore e della sua forma mentis: il vino dovrebbe sorprendere, invece è buono e sicuro come un’abitudine. È la sedimentazione razionale a parlare per lui come di un piccolo, grande esempio: materia delicata e frutto franco, fedele traduzione dell’annata. Vi sono i fiori, il frutto più composto che al primo assaggio, il lampone che avanza, i dettagli balsamici al contatto prolungato con l’aria; e in bocca più sale ed erbe. Ma quel che soprattutto conta sono la coralità nell’impatto e la continuità nella progressione gustativa. Finale in linea con la prima degustazione. 

 

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