Benvenuto Brunello 2013 – Riserva e Selezioni

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Qui le parole più utilizzate, per quanto riguarda i descrittori, riguardano le spezie, il balsamico, i tannino e la rosa. (Wine Roland)

BRUNELLO 2008 SELEZIONE

Tiezzi Vigna Soccorso. Kirsch, slivovica, melagranata e gelatina di mirtillo nel mezzo di un mare di rose. Da tre anni è tra i miei preferiti. Accogliente, rende nel corpo appena più snello e nervoso del solito le peculiarità dell’annata senza derogare dalla vena sinuosa che lo caratterizza. Si distende sicuro, senza cedere in slancio alla vena alcolica, rispecchiando al gusto le sensazioni olfattive e ornandole di radici, timo, corteccia. Consueta trama tannica robusta e terrosa, ben infusa, ferma e non graffiante.Dulcis in fundo: il rapporto qualità-prezzo.

Banfi Poggio alle Mura. La maggiore articolazione olfattiva rispetto al vino-base sembra frutto di ricerca più che di libertà espressiva. Più intensità, soprattutto un’insistita e soverchiante risposta aromatica (balsamica, speziata: legno di rosa, cannella, noce moscata, foglia d’alloro, mentolo, canfora)con l’ossigenazione, insieme a sensazioni di alcol e frutta matura. In bocca è pieno, salinità e freschezza sostengono lo sviluppo fino alla fase mediana restituendo ciliegia, ribes rosso e quel fondo di mandorla e nocciola tostate che prelude al finale: il vino si fa più magro, si accentuano i sapori di spezie dolci e tostatura, restano i tannini di per sé non aridi ma spiazzati dalla relativa debolezza delle parti morbide, fresche e fruttate.

BRUNELLO 2007 RISERVA

Tenuta Le Potazzine Riserva 2006 (degustazione all’anteprima). Naso fitto, chiuso e serio, accessibile solo per i cenni di ardesia, tè nero e verde, terriccio e cipresso, per il sottile filo ferroso, sopraordinati al composto, seminascosto frutto scuro. Sorso pieno e avvolgente, misurato per slancio e tensione, fine nella trama tannica e nella traccia minerale, poderoso per diffusione e durata della presenza tattile e gustativa. Ancora una volta è una promessa.

Tiezzi Vigna Soccorso. Ancora il frutto, rosso (susina, ciliegia) e nero (gelso), in gradi diversi di maturazione, con cenni fragranti di fico e anacardo, e ancora alloro, rosmarino, patè di olive, cenere. Una tra le poche Riserve a significare una statura superiore all’Annata della medesima casa: si presenta subito di maggiore struttura ma a spiccare sono prima lo slancio, la definizione dei sapori in un complesso pur molto denso. In progressione si distende, prende e irrora di freschezza la bocca, quindi la colma di una sensazione calorica corroborante. Ritorna il frutto, si affacciano note di ruggine, terra umida, tabacco, concia e malto, lungo esodo scandito da tannini severi e composti.

Banfi Poggio alle Mura. Mora, fragola, note balsamiche (mentolo), lardo, grafite, corteccia e pot-pourri di spezie. Un ventaglio ampio e intenso ancora in via di composizione. Al palato ha slancio bastevole ad animare la rotondità e la densità di una materia spessa e a domare la nota alcolica. Progressione lineare, a metà bocca emerge il legno e va a stringere il finale, che regala un’eco balsamica e tracce di cacao amaro.  

Barbi (degustazione presso l’azienda il 5/2/2013, note precedentemente pubblicate su Intravino). C’è una nota che apre sommessa e si fa strada lentamente, emergendo alla distanza insieme a quelle più immediate di frutti di bosco, gelatine di ciliegia e lampone, felce, rosmarino e liquirizia: fiori rossi, peonia. A corredo cenni di smalto, chiodo di garofano, bergamotto, tabacco Sobranie e ferro. Di certo vi è maggior concentrazione, che tuttavia risulta in maggior forza e complessità. Gusto pieno per il passaggio radente dei tannini, per l’acidità fendente, per la diffusione calorica. La tensione e la persistenza maggiori, insieme alla più profonda sapidità, lo differenziano dal primo. PS – riassaggiato il giorno seguente: non si è mosso di molto. Naso sempre ritroso, di non immediata sondabilità. Al gusto pare più largo e slanciato, specialmente per impatto, e si conferma per freschezza e persistenza.

Barbi (degustazione circa un mese dopo l’anteprima). Assaggi ripetuti durante quattro giorni. Dire Riserva e aspettarsi un orco, o un monolite, o un liquido di leggibilità pari a quella d’un cappuccio massonico è limitante. Qui c’è un’aria diversa. Si intensificano i profumi di frutto rosso acido (la sour cherry acidity dei commentatori anglofoni) e di fiori. Al palato è ampio e già accogliente. Una Riserva tra le più godibili e avvicinabili ma senza compromessi melensi. Di più: è tanto seria, quanto partecipe edivertente. Meglio ancora: piaccia o meno, è una cosa a sé. Azzardo: Mahleriana, lustig im Tempo und keck im Ausdruck.

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