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5 giugno, 2012

Benvenuto Brunello 2012: Heartattack

BRUNELLO DI MONTALCINO RISERVA 2006 E SELEZIONI

Lisini Selezione Ugolaia 2006

La sensazione di un nucleo radiante che dal profondo si manifesta in pulsazioni lente e discrete. La compostezza si risolve in cenni molto rarefatti a frutti neri, rovo, torba e corteccia di betulla, poi anche un refolo salmastro e nero di seppia. Bocca severa ed elegante. Il primo impatto è un irradiarsi di freschezza che apre la strada a frutti scuri e rossi esemplari. Vi si intesse una trama marina, salmastra, poi foglia d’ulivo, fungo e muschio. Sviluppo di grande fascino, sinuoso e continuo. È come un almanacco da sfogliare lentamente. Tannini impeccabili, didascalici per ruvidità, come attestati al limite esatto dell’astringenza.

Lisini Riserva 2006

Questa Riserva diviene oggetto di riflessione e vale un monito. È il vino adatto per alimentare sensi di colpa e frustrazioni: per averlo gustato ora, per non poter costruire un giudizio su tentativi da chiaroveggente. Il carico di note fruttate scure, terrose e silvane, la varietà incredibilmente concentrata del quadro espressivo, che spazia dal mare (col sale, il mollusco, l’alga) a maturità e profumi caldi, agostani; dal fiore blu al giglio; dalle finezze da parfumerie ai cenni pungenti e brutali di pellame e viscere; e poi una possibile antologia di spezie. Tutti dettagli di grandissima suggestione, ma sono tratti disconnessi, anticipazioni di un fenomeno ancora in fase gestazionale. Arrovellarsi alla ricerca della sintesi di aereo e ctonio, slancio e fermezza è riduttivo; meglio rispettarlo dandogli tempo. Anche perché chi non lo rispetta è destinato a conoscere la lama dei suoi sgherri. Come indica la storia, non vi è ogni nobile che, al bisogno, non ricorra ai servigi di uno sgherro. O di un tannino, ché qui è lo stesso.

Mastrojanni Vigna Loreto 2007

Ineffabile nella sua fase aerea ed eterea, che si dona all’olfatto con una finezza saturante ed esaustiva, pur essendo all’opposto di irruenza e pervasività. Lavanda, menta, aneto e origano. Uno dei vini di maggior compressione aromatica e finezza estrattiva. Spiccano al sorso le note amare e sapide (radici, erbe, scorzone, genziana e fiori di campo). Frutto sullo sfondo o comunque appaiato, non domina, né caratterizza. Legno duro ma perfettamente coerente. Uno dei migliori assaggi.

Mocali Vigna delle Raunate 2007

Naso suggestivo: frutto rosso intercalato con spezie dolci, si succedono buccia di pesca e noce moscata, ciliegia e sesamo, susina e rabarbaro candito. In bocca si fa subito notare per la vena acida, sulla quale la prima parte dello sviluppo riporta interessanti note di frutti. Sull’evoluzione incidono tuttavia una certa mancanza di composizione e il mordente dei tannini: né verdi, né ingombranti per aromi ma ancora da incorporare.

Mocali Riserva 2006

Articolato. Fuliggine, tabacco e caramella Allenbury’s spirano attraverso la vena più evidente, fruttata (succhi di mirtillo, ribes o cassis, uva nera). Buona stratificazione: meno insondabile di altre riserve, più accessibile e pronto, comunque poliedrico. In bocca si apre e distende simmetricamente, sull’insistenza di un cassis molto veritiero: sapore che esemplifica un rapporto immediato e virtuoso tra morbidezze e asprezze. Quindi cenni mentolati, di rosmarino e china. Sapidità fluida e morbida, da sale rosso. Conseguente e progressivo almeno fino al finale, stretto nella morsa di tannini ancora scabri.

Mocali Riserva Vigna delle Raunate 2006

La concentrazione del naso, vuoi anche per la cortina riduttiva, è di difficile soluzione e sembra risolversi in finezze evolutive, non scariche o supine: incenso, canfora, ginepro, gelatine di ribes e mora, torba e tè al gelsomino. La ritrosia cessa al sorso in un baleno, grazie alla freschezza saettante che dinamizza e coordina le movenze del corpo robusto, caloroso, in un’impressione di sviluppo verticale. Chiari riverberi di frutto e spezia. Tannini letteralmente fondenti, con riflessi gustativi di cacao e torba. Equilibrio precoce.

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