BRUNELLO DI MONTALCINO 2007

Pietroso

Primo impatto in leggiadria, è snello e offre tenui sensazioni di erbe macerate e infusi: camomilla, tiglio, tè verde. Quando subentra, il frutto (ciliegia) apre uno sviluppo di slancio, tensione e freschezza, corroborato da ferro, terra rossa, un’impressione di umidità (terra e muschio); fresco si conferma al gusto, con una venatura di amaro che rimanda immediatamente al nocciolo di ciliegia e al frutto medesimo. Dinamica di ampio periodo e sostenuta, chiusura di precisione con una lunga coda speziata e petrosa, punteggiata di tannini acuti e dissetanti. Sensazione globale di profondità e pulizia.

Poggio Antico

La forte connotazione riduttiva limita la definizione. Dopo venti minuti di ossigenazione lo spettro olfattivo è contraddistinto da richiami a una precoce maturità: goudron, tamarindo, composte di prugna e frutti di bosco, terra umida e rosmarino. La vibrazione che manca si annuncia al sorso, che parte in freschezza, raccoglie gli accenni della prima prova e li esprime con maggior precisione. Così per il distillato di prugna e il ribes, su una coulisse di fogliame, ferro e fondi di caffè. Il contesto ispira comunque una condizione evolutiva da fast forward, singolare per un vino agli inizi della suo percorso. Spicca anche per questo il tannino squisitamente giovanile, persino piallante in chiusura.

Quattroventi

Al naso dischiude subito la sua dotazione silvestre, uno sfondo boschivo (cortecce, muschio e resina) sul quale si stagliano riferimenti balsamici. Oltre a questo, frutta rossa e ruggine, intensi e credibili. Dilaga al sorso in una freschezza docile, ampia e diffusa, in coerenza con la tensione misurata e la dinamica continua e “piana”: senza apici, né chiasmi. Apprestato così il suo spazio espressivo, lo colora a seguire di ciliegia e mora, liquirizia e tabacco dolce, tratti fumé e speziati. Bella quadratura e corredo fenolico coerente, con tannini che sembrano rivestire il cavo orale in piacevole asciuttezza.

Querce Bettina

Ritroso, non ridotto. Il primo refolo di frutto scuro si fa attendere; quel che segue è un compendio ampio e fine: tè, garofano, peonia, mora, radici. Al gusto impatto di grazia, senza ostentazioni. Progressione graduale e composta, bella sapidità e impressioni floreali, quindi un cenno più rustico. La gradualità dello sviluppo traduce bene densità e profondità che sono dote essenziale al presente, felice premonizione per il futuro.

Salvioni

Quadro olfattivo molto articolato e in continua evoluzione, comunque unitario nella declinazione. Vi si distinguono prugna, arancia sanguinella, quindi note terrose, di torrefazione, noce moscata, garofano e carne cruda, infine grani di senape e rosmarino. L’impatto al gusto è pari alle attese ma non rivela un liquido voluminoso, piuttosto è una sensazione tattile, di pressione, ad avvincere per il suo effetto colmante. Ricco l’estratto e sensibile la matrice sapida. Robusto e permeante il tannino, equilibrato a corpo e alcol sebbene in fase intermedia svetti e indirizzi lo sviluppo gustativo; esito comprensibile, vista la giovinezza.

San Polino

La matrice è interessante e varia, con leggera prevalenza delle note più suadenti: kirsch, giuggiola, nocciola, mandorla e un ricordo di menta romana. Grande slancio al palato: è teso, fendente e di grande presenza. Dinamica slanciata e continua, elegante anche nell’ultimo allungo e fino alla chiusura in finezza su nocciolo di ciliegia, ancora kirsch, erbe aromatiche. Tannini ben infusi, non arcigni, che lasciano impressioni terrose.

Sesta di Sopra

L’espressione è limitata dal velo riduttivo che insiste a lungo, con impressioni umide e chiuse. Appena un cenno di mora e felce. La bocca risolve i dubbi e compensa l’indeterminatezza della prima prova: questo, fin dalla viva freschezza dell’impatto, che prima introduce e poi sostiene di slancio la materia ricca e articolata, la sua profondità, la contestura. Riconoscimenti nitidi di mora, ciliegia, alloro e borovnica, ben coordinati

Sesti

Prima bottiglia difettosa. La seconda rivela un naso elegante, con note di maturità nette ma sottili, non invadenti. Spicca ancora, piuttosto, la marcatura del rovere, con sentori di tostatura, legni aromatici (ginepro) e mallo di noce. In bocca è caldo e avvolgente, prevale la sensazione di larghezza su quella di slancio e tensione, tuttavia né la materia, né il legno valgono a coprire la freschezza sottesa a tutto il sorso, l’indomita vena succosa.

Tenuta di Sesta

Di semplicità, freschezza e vivacità esemplari, da rima in cuore e amore (con le scuse a G.C.). Profumi fini di fiori, sabbia calda, arancia, clementine, ciliegia e sorba che invogliano al sorso. La bocca è tutta succo e nerbo, intreccio essenziale di liquescente freschezza e mineralità salina, sul quale si intessono, come delicati arabeschi, rimandi fruttati e accenni terrosi, celebrati dai tannini ben collocati a contorno.

Tenuta La Fuga

L’impronta dominante di frutto lascia solo alla distanza un minimo spazio ad accenni di pietra (ardesia) e terra. L’impatto al gusto è buono, vivace per freschezza, con la piacevole nota salata e ferrosa a prevenire una ripetizione a programma del ventaglio olfattivo. Il tannino ancora crudo incombe sulla dinamica gustativa, ma non si risolve in sensazioni propriamente alleganti o lasciti spiacevoli. Un vino senza sorprese ma buono.

Tenuta Le Potazzine

Nel rimandare alla nota pubblicata in un precedente articolo, tengo a ribadire il giudizio sintetico: uno dei migliori in degustazione a Benvenuto Brunello 2012.

LOLA (II)

Un assortimento di confiserie industriale con abuso di aromi quali gemme di pino (e certe famose pastiglie), ribes nero (altre pastiglie, le si trovava nelle farmacie), liquirizia dolce, prugna e fragola (questa veramente stucchevole). Aromi, tra l’altro, evanescenti e confusi. Lascito pesante e amaro, sia per la persistenza aromatica, sia per i tannini. In breve: tentando di fabbricare l’equilibrio, si finisce per generare artifici e giustapposizioni. 

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
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