Benvenuto Brunello 2012: Someone get me a Ladder

La terza ed ultima parte delle degustazioni di Benvenuto Brunello 2012.

P come Profondità.

BRUNELLO DI MONTALCINO RISERVA 2006 E SELEZIONI

Gianni Brunelli – Le Chiuse di Sotto

Profondo e complesso all’olfatto che presenta prima una composizione di fiori gialli (ginestra), sciroppo di ciliegia, lieve affumicato, carne e terra rossa, poi discende con decisione verso terra umida, note animali e argilla. In bocca entra come rostro, quasi la soggioga per la potenza non ancora declinata e i tannini scabri e resolutissimi. Molto serrato e oscuro: in questa fase, quindi, una prova incoraggiante.

Il Paradiso di Manfredi

La forsennata serialità della degustazione tecnica, la sua velleità anamnestica, rappresenta il torto maggiore per determinati vini. Qui sarebbe acconcio porsi ad accogliere, non imporsi. Vino da abbandono a uno stato sentimentale. Apertura illusionistica, su note apparenti di sovramaturazione elevate da un soffio di volatile che, dicitur a maioribus, e tra questi il rimpianto genio di Poggibonsi, non può mancare in un vino che faccia lunghi affinamenti in legno. Ebbene: genziana, ruggine e polvere di ferro, stagno fuso, rosa, malva, borovnica e sciroppo d’amarena. Poi ripiega su un ostinato riserbo anosmico. In bocca impressiona per la pulsazione acida e la vena minerale (salina, ferruginosa), la progressione continua e ampia; la struttura è importante ma viene scandita in giustezza, senza pesare. Lungo finale succoso e punteggiato di tannini severi, mai invadenti. A un passaggio successivo regala profumi di frutto rosso maturo, melograno, chiodo di garofano, legno di rosa, e al sorso ferro, fragolina di bosco, ciliegia e pietra calcarea

Il Poggiolo – Brunello Terra Rossa 2007

Naso di espressione singolare, con una parte empireumatica (stoppino, camino, pneumatico, caffè) a contendere il primo piano a mora di rovo, succo di mirtillo, carruba e menta. Sensazioni di succulenza e consistenza permeano l’attacco in bocca, caldo e distinto dal buon assortimento di frutti scuri, poi dragée alla cannella, rose passe e ginepro. Dinamica lineare, godibile finché i tannini ancora molto irruenti la frenano e impongono al finale un lascito amarognolo e astringente.

Le Ragnaie – Brunello Vigna Fornace 2007

Naso suggestivo, caldo all’impatto: il frutto (amarena, mora) è venato di ardesia, amido, fumo, tabacco Virginia e polvere da sparo, quindi erbe officinali. Successivamente si aggiungono radici, ruggine, chiodo di garofano, oleandro. In bocca è un distico di dolcezza dosata e freschezza corroborante – la beva è di conseguenza assai piacevole – con note di frutta matura, liquirizia dolce, semi di sesamo insieme ad acerola, ribes e sorba. La traccia sottile del ferro è motivo conduttore dello sviluppo, lento e continuo, la cui cadenza è dettata da tannini torniti e cremosi.

Le Ragnaie – Brunello Vigna Vecchia 2007

Al primo tentativo non si concede. Si apre cautamente su articolate note di terra, erbe amare, anice, cumino, ferro, legno di ginepro e un denso frutto scuro, ancora inattingibile. L’evoluzione all’olfatto è lenta e aggraziata, piace il dosato svolgimento degli aromi, nitidi sia nella modalità intensa (marasca, mela granata e curry), sia in quella tenue (mirtillo, cuoio, tabacco Burley, noce moscata). Premia l’attesa rivelando articolazione e imprevedibilità. Bocca che apre su invitanti cenni di dolcezza, subito regolati dalla freschezza soave e corrente, una pulsazione lenta. La sua grazia si produce in un allungo impressionante per lunghezza e definizione, non ostenta potenza ma un ventaglio aromatico con pochi eguali, appuntato con precisione sulla trama fitta del corpo e impreziosito da tannini fra i più buoni.

Gli altri due articoli di questo triplo tour sono stati pubblicati qui e qui.

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