Benvenuto Brunello 2012: Swordfish

Benvenuto Brunello 2012: Swordfish

BRUNELLO DI MONTALCINO 2007

Lisini

Naso di grande articolazione e concentrazione: mora, argilla, ribes nero, peonia , foglia di alloro, tabacco, amarena e garofano. Sullo sfondo una nota salmastra. In bocca sfodera quasi subito tannini che sembrano sbarrare il passo e quasi precedono le percezioni più fresche. Sviluppo gustativo lento e articolato: la trama è molto serrata, l’acidità svolta su toni pacati, il quadro generale è di grande pulizia e austerità. La cifra espressiva è di rigore quasi claustrale. Espressività conchiusa, ancora lontana dal suo svolgimento. A quest’età la ritrosia è un diritto.

Marchesato degli Aleramici

Fermo, magmatico. Solo attendendolo si colgono frutta matura (prugna, ciliegia), note peculiari di amido e grano di senape, pino. Il sottofondo si rivela quale congerie terrosa e minerale di difficile decrittazione, con apparente prevalenza di riscontri di terra e frutta maturi. Il sorso è potente in attacco, ma il portamento risente di una spina cedevole e distende lo sviluppo fino a prostrarlo. Da riprovare perché resta la peculiare composizione di spezie scure, ferro e sottobosco insieme al fondo nettamente salato, una materia fitta e intensa per trama. Abbastanza per ipotizzare un incidente e credere al recupero

Mastrojanni

Come nel suo falso cadetto il naso ha pochi eguali per articolazione e definizione, sebbene al primo impatto la cifra sia di maggior maturità. Qui, per soprammercato, vi è un saldo di note molto originali: terra rossa, calcare, gelatina d’arancia, origano, muschio, fegato e alloro. Vanno a coronare quelle di fragola, lampone, ruggine e buccia di pesca. Al sorso apre in freschezza, sostenendo una trama articolata e spessa. Dinamica un poco distorta: da un certo punto la parte estrattiva pare prendere il sopravvento. Non che slancio e tensione cessino, c’è anche una bella vena sapida a sostenere lo sviluppo, ma la tensione cala e parallelamente si attenua l’impressione di unitaria e sembrano alternarsi durezze e morbidezze. La sensazione di “sgranatura” è accentuata dalla grana minuta e ficcante dei tannini.

Mocali

Le percezioni più immediate lo propongono come un’anastatica del Rosso. Nel volgere di pochi minuti si mostra però più articolato, scuro (mirtillo, prugna matura) e minerale (ghisa, ardesia), sicuramente più lento. L’assaggio è una conferma: acidità meno svettante che nel Rosso, conglobata al corpo che, del resto, è più denso e continuo. Tensione abbastanza continua, con un passaggio centrale appena prono, non propriamente svigorito: ne risulta una certa velocità nello sviluppo e nella chiusura, pur sempre precisa e pulita.

Pacenti Franco – Canalicchio

Rispetto agli altri vini ha un colore che allude a maggior maturità. Il naso avvalora l’impressione: fieno caldo, fogliame, timo e infusi incorniciano frutta matura e cotta (sorprendente il ricordo di Rote Grütze[1]) in un quadro caldo, sublimato nel soffio alcolico e arricchito di terra, sangue, canfora. Lo rinfresca e vivifica una nota composita, erbacea e minerale, cardo e ruggine. Grande articolazione, a far da amalgama c’è la sensazione calorica che attutisce parzialmente definizione e tensione, ma si riprende con l’assaggio: ha un’asciuttezza seria e diretta, soldatiana, illustrata da acidità sostenuta e fitta trama tannica. Sapido, disteso come un mezzogiorno. Finale terroso e persistenza lunga su ciliegia matura e legno di rosa. Uno degli esiti più rappresentativi dell’annata assai calda.

Pian delle Vigne

Gentile, come ammanierato. Prevalenza dei profumi fruttati (ciliegia, matura e in composta, lampone), sullo sfondo rosa rossa, nocciola, goudron e tabacco. Sapori riconoscibili e coerenti con i profumi. Il dato significativo è tuttavia un altro: lo sviluppo è astenico e percepibile come scalare, cioè per singole fasi e punti di discontinuità. Ingresso fresco, presenza aromatica e tattile, sapidità apprezzabile e qualità dei tannini non lasciano spazio a percezioni di difetti ma restano parti distanti e disunite. Una prova tra qualche tempo aiuterà a concludere se la sua discinesi vada ascritta alla mancanza di riposo.

Piancornello

Prima impressione di profondità e opulenza. Al progressivo contatto con l’aria dipana lentamente un viluppo di frutta rossa e scura (ciliegia, ribes, mora), iris, cumino e seme di finocchio, poi noce moscata, tratti terrosi e fumosi, acqua termale e screziature balsamiche (pino mugo, legno di rosa, melata). È complessità in progresso. Ancora qualche tempo e aggiunge note di erba medica, legume fresco, rosmarino. Bocca in equilibrio tra slancio e pressione, freschezza e calore. L’attacco è nel segno di frutto e spezie, l’allungo slanciato, la dinamica precisa e continua, senza flessioni. Lunga persistenza fruttata dopo un finale in crescendo, cadenzato da tannini rigorosi e da questi accompagnato in un lento calare.



[1] Dessert a base di frutti rossi tipico di Germania Settentrionale e Danimarca (dove è chiamato Rødgrød). È una preparazione fluida da servire solitamente con salsa alla vaniglia, più di rado yoghurt. Gli ingredienti sono ribes rosso, ciliegie, lamponi e fragole freschi, tagliati a pezzi e cotti in vino rosso zuccherato, con un’aggiunta finale di amido sciolto come addensante.

 

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