Benvenuto Brunello 2014 – 7.2

Brunello di Montalcino 2009

Mastrojanni

Esuberanza iniziale delle note di tostatura (crema di caffè, orzo tostato, caramello, un fondo di nerofumo). Il frutto rosso, maturo e sotto spirito, si coglie più nitidamente dopo alcuni minuti, insieme a note di smalto e tempera, fiori rossi, timo, terriccio e caramella alla fragola. Percezione di calore e profondità. Quadro di grande ampiezza ed espressività, ancora un poco disunito. Bocca, di converso, molto elegante: ingresso disinvolto e grande presa, diffusa sensazione volumica e pressoria, sviluppo di slancio ed espansione con precisi riscontri di frutto rosso, salvia, pepe rosa ed erbe officinali. Grande presenza – la pienezza della fase centrale ne è la miglior denotazione – e lunga persistenza con antifona del frutto rosso.
Tannini già molto eleganti, dolci, dal riflesso gustativo di cacao e carruba.

Mocali

Notevole per impatto e ampiezza all’olfatto: erbe aromatiche, cardamomo, ferro, salamoia, oliva al forno, una generale impressione di immediatezza e rusticità ben governate. Al palato sorprende per lo slancio: è teso, energico e coinvolgente, regolare in progressione e definito nei riscontri gustativi, arricchiti dalla vivida vena agrumata e dalla ciliegia matura. Lungo e persistente, con buoni tannini severi a scandirne la cadenza.

Pacenti Franco – Canalicchio

Connotazione fruttata: rooibos, susina, marasca e sullo sfondo belle note silvestri (cipresso, sottobosco) e pietra calda. Bocca fresca in principio, in progressione si intensificano le sensazioni caloriche regalando un finale “in espansione”. Precisi i riscontri fruttati, arricchiti da ricordi di spezie scure. Buona fattura e bassa tensione. All’opposto del Brunello più stentoreo: un vino da accompagnamento, buono ed equilibrato.

Padelletti

Il Brunello-satiro: terragno, folto d’erbe, rovi e muschi. Più in generale un naso “spesso”, che offre anche note organiche (pelliccia, brodo), salmastre e un curioso curry rosso. Il frutto, probabilmente, lo ha mangiato. Se pur manca di definizione, questo vino compensa con immediatezza e partecipazione: è grande in senso letterale e in tutte le sue parti, robusto e sanguigno, anche per la vena ferruginosa. Lo tengono unito senza sforzo la qualità dell’acidità e l’evidente traccia salina. Un divo di ordine assai poco celeste e certamente non casto, quindi caduto sulla terra, in questo caso una di quelle più giuste.

Pian delle Querci

Fiori blu, salvia ed erbe fini a coronare l’immediatezza del frutto (ciliegia, mela granata). Aggraziato. Freschezza spigliata anche al sorso. Regolare in progressione, misurato in tensione e di buona sensazione globale (volume, presa) fino a tutta la fase centrale, con tannini piccoli e molto irruenti a confondere la parte finale dello sviluppo. In persistenza i riscontri di buccia d’uva, ferro e una vaga pungenza balsamica di aghi di pino.

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