Benvenuto Brunello 2015 – Degustazioni a Montalcino – 18

Basta un cenno alla musica, ed ecco scattare l’introduzione fuori tema, come in una suite classica con intemezzi cacofonici. La suite è ovviamente l’insieme delle note di Emanuele, la cacofonia è opera soltanto mia. Però leggendo la descrizione di uno dei vini riportati, in perfetto stile prog ho capito che i Camel potevano essere adatti a prestare la propria sonorità al bicchiere. Ho scelto Mirage, album del 1974 che a mio avviso è uno dei migliori album dell’epoca. (Wine Roland)


 

Brunello di Montalcino 2010

Canalicchio di Sopra

Naso funambolico, in equilibrio non precario ad altezze ragguardevoli e con evoluzioni spettacolari: frutto nero fresco, fragrante, da dolce ad amarotico – aronia e mirtillo – a ancora bacca di ginepro, mirto, chinotto. Il tutto espresso nella cifra di un’eleganza vera perché già composta al primo assaggio e rifinitasi in quelli successivi. Delicata e croccante la frutta al palato, più spiccate e immediate le note d’erbe officinali e la dote sapida che lo proietta al mare, salsedine e alghe. Stratificazione aromatica, intensità e coesione affatto naturali, tant’è che per tanta materia la progressione è agita quasi in souplesse. Un soffio dal bosco insieme al frutto scuro in cadenza. Tannini uncompromising, duri e nettanti. Vino austero, sobrio nell’espressione gustativa; vino senza subordinate e parafrasi, conciso e lunghissimo. Uno tra i miei preferiti.

Cantina di Montalcino

La canzone popolare: un testo semplice, efficace, messo insieme bene su pochi accordi suonati e cantati con mestiere. Refrain accattivanti e, tra uno e l’altro, tanti buonismi a presa rapida. Dignitoso, delicato, accessibile. Di gran lunga migliore di chi la scelse come inno: perché è perfettamente bevibile e non la dà a bere.

Capanna

Se l’esperienza (anche di più esperti e famosi) lo descrive come un esempio di rigore e tradizione, il 2010 non fa certo eccezione. Potenza ed eleganza insieme. Ribes nero e rosso maturi, timo e alloro spiccano in un quadro ispirato a leggerezza, profondità e volume. L’approccio al gusto è suggestivo, acuto e potente, una pulsazione profonda e ricca di rimandi. La trama è robusta e si svolge in più strati di bacche nere, erbe fini, spezie e sfumature terrose. Tensione sottesa e infusa alla materia. Finale superbo per energia libera e precisione, con tannini puntuti a dettare una cadenza da virtuoso. Un altro tra i preferiti.

Caparzo

Tanto gentile e tanto onesto. Roselline, mentuccia, pepe rosa, arancia candita e mela granata e tutto ciò tra soffuso e alluso. Dove sei? Si nega. Meno svagato pare all’incontro col palato: tra disinvolto e disinibito, vivace e morbido. Si sviluppa con agio e pienezza in fase centrale, regolando i tannini un poco asciuganti con dolcezze di frutto e acidità piana, quindi chiudendo pulito. Bravo ragazzo, lindo e profumato.

Caprili

Una possibile via profana ai misteri gaudiosi. Il primo: crusca, fieno e lardo, sotto quelli fragole e mare, a seguire anguria e iris. Il secondo (e qui mi fermo): bacche rosse acidule, amarena, apple crumble, di nuovo crusca, orzo, fumo, gelatina di ribes, muschio, alloro e un chiaro sfondo minerale-salmastro. Complesso e intenso, coinvolgente e con tutto ciò elegante. Vibrante al palato in virtù della proverbiale red berry acidity e di tannini radenti. Un intreccio felice e misterioso di trama fittissima e orditi morbidi. Finale lungo e salato.

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