Benvenuto Brunello 2015 – Poggio di Sotto – 1

L’estro e la fantasia

ovvero

The Young Person’s Guide to the Orchestra

Inizia, sempre relativamente a Benvenuto Brunello 2015, una mini serie dedicata a Poggio di Sotto. E’ il resoconto, scritto da lui medesimo, dell’incontro di Emanuele con l’enologo Federico Staderini e con Chiara Antoni, che lavora nella cantina di Poggio di Sotto. Ho dovuto dividerlo in tre parti, perché la lunghezza l’avrebbe reso poco fruibile da web. La prima parte, questa che state leggendo, è una introduzione; il sottotitolo è sempre opera di Emanuele, e verrà ripetuto negli altri due post. Io ho aggiunto solamente questa nota introduttiva. Nella seconda ci saranno le note di degustazione di tre vini, e così nella terza ed ultima. Buona lettura. (Wine Roland)


Il titolo non desti sospetti: la guida non è di quelle cartacee e non assegna punteggi. Il riferimento mi serve per presentare un uomo che non esercita in senso proprio il mestiere di guida; piuttosto, ne fa un passatempo per un senso squisito dell’ospitalità o del simposio; oppure per senso del servizio, che nella fattispecie è indubbiamente di pubblica utilità. E se tale servizio è passatempo o pubblica utilità, dalla sua professione scaturisce pubblico diletto: lui è, infatti, direttore di grandi e peculiari orchestre, con un numero ragguardevole di solisti da condurre. Un direttore viaggiante (su Renault 4) e dai molteplici incarichi: qua guest conductor, là stabile, sempre e comunque uomo del suo tempo – quello che detta alle sue orchestre, ma anche quello che dedica ai suoi ospiti. Tra mestiere e passatempo, la sua è quindi un’arte che compendia metronomia e antropometria.

In un’altra Toscana da quella dove l’abbiamo incontrato, la guida coltiva e dirige un suo proprio concentus musicus. Nel luogo del nuovo incontro, Castelnuovo dell’Abate, è invece direttore artistico di una filarmonica di chiara fama. La visita a questa istituzione musicale è condotta da lui in prima persona e si risolve, per le young persons in visita, in un’introduzione dall’alto valore educativo: è un resoconto, essenziale ma assai istruttivo, della preparazione dei concerti, con dettagli e aneddoti salienti su ogni prova, sull’orchestrazione più idonea, sulle virtù delle prime parti soliste e così via. Al termine dell’introduzione si entra in sala, vengono indicati i posti da occupare, si fa silenzio. L’orchestra è già sul palco e lui comanda l’attacco.

«Volume is exactly what the word says, how loud it is. Intensity is an inner energy within or outside that volume. Very often, one needs a much greater intensity to play very softly than to play very loud…»

Lo ha scritto Daniel Barenboim dopo una prova con la Chicago Civic Symphony Orchestra, ma la spiegazione si attaglia anche alle considerazioni e allo stile del nostro. E ancora: «… unless one has mastered the art of playing fortissimo volume with low level of intensity and pianissimo dynamic with a high level of intensity, one has not really achieved control of this very important means of expression…». Anche in questo caso, il primo e il secondo maestro vanno d’accordo.

L’accordatura

Prima di tutto si provi l’accordatura.

Dopo una stagione equilibrata, spiega il direttore artistico, la 2010 è stata una vendemmia molto fresca, graduale e progressiva per maturazione nel mese di settembre e in ciò simile, in tempi recenti, alla 2006 e alla 2008. Il riscontro fondamentale è la lentezza nell’acquisizione della maturità gustativa – quella che il direttore chiama “normale, consueta gustosità”. La 2011 è stata un’altra musica: si perdevano tra i cinque e gli otto quintali d’uva per ettaro al giorno a causa dell’appassimento dei grappoli. Ma il risultato è stato comunque di piena soddisfazione, perché “chi si abitua da piccolo a fare con poco, non soffre quando perde il molto come chi è abituato a stare in agio”. La 2012, infine, fu caldissima e molto secca già dalla fine di giugno. Il calore influì su qualità e integrità delle uve, determinando una perdita del 50% del raccolto potenziale, ma proprio la selezione meticolosa “già in campo” conservò la freschezza e l’intensità dei profumi, che sono tra le caratteristiche fondanti e usuali dei vini di Poggio di Sotto.

Il concerto

Dall’Encyclopaedia Britannica: “… Generally speaking, he (Benjamin Britten, ndr) begins with the highest-pitched instruments in each family (for example, flutes and piccolo in the woodwinds) and proceeds to the lowest (in the woodwinds, the bassoon), with different tempi and energies to make the most of the varied instrumental timbres. When he reaches the percussion instruments, special prominence is given to timpani and xylophone, which are able to play particular pitches, but he does not neglect the more rhythmic members of that family…

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