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13 novembre, 2015

Benvenuto Brunello 2015 – Poggio di Sotto – 2

L’estro e la fantasia

ovvero

The Young Person’s Guide to the Orchestra


Rosso di Montalcino 2012 

Invitante all’approccio. Naturale connubio di fragranza e carnosità del frutto fresco, in prevalenza rosso, per un attacco corale e ordinato con anguria, ribes, melagrana, ciliegia, buccia di mela, alloro, cappero e salvia. Il toucher de bouche è leggiadro e avvolgente: si ripropongono subito polpa e fragranza di frutta fresca, insieme alla sapidità di fondo. Il vino è di passo agile, verticale nello sviluppo, progressivo e preciso nei riscontri gustativi e nella diffusione calorica. Avvolgente è anche la sensazione tattile, intensa e infusa al liquido.

Intermezzo

L’intermezzo tra il primo vino e questo è un ragionamento di gruppo sulla variabilità, viemeglio caleidoscopicità, del vino di Poggio di Sotto: vi sono, certo, caratteristiche formali e sostanziali a costituirne l’impronta peculiare e la tradizione. Non ve ne sono di ornamentali. Ma a parte questo stile, e anche considerando il portato della cultura e della personalità dell’interprete, Poggio di Sotto si gusta con l’unica aspettativa di un indice delle possibilità, non di un’indicazione univoca e reiterata.

«Dipende – illustra il direttore – dalla variazione altimetrica e dalla diversità degli individui. Quanto alla prima, si va dai 250 mslm della fascia bassa, l’Anfiteatro, con il capitale di finezza delle sue viti vecchie, attraverso i 350-400 della fascia media di Ginestre, Pozzo Nuovo e Poggio, fino ai 450-500 del Castello, verso Mastrojanni. Con riferimento alla seconda, si considerino le pratiche da “vecchia agricoltura” dell’innesto in campo e delle selezioni massali. Anche Roberto Bandinelli (contrattista dal 1962, poi collaboratore a vario titolo dell’Università di Firenze, quindi dell’Accademia dei Georgofili, ndr. Per approfondimenti vedere qui: http://www.aivv.it/Archivio/Curricula/cv2_Bandinelli.pdf) è venuto a riscontrare i polimorfismi, gli individui diversi, contandone fino a 150 e replicandone una parte.».

Brunello di Montalcino 2010 (bottiglia appena aperta)

Raccolto, concentrato e profondo – sferico, riassume uno dei presenti – alla prima impressione. Cenni rarefatti di sottobosco, frutto scuro (aronia), erbe amare, radici e china, per il resto è un nucleo che pulsa minimamente e con fasi lunghissime. Più espansivo al sorso: si imprime al palato per tocco, energia e tensione, è intenso e preciso nella diffusione degli aromi, infuso di freschezza radiante, veramente dissetante. L’espressione del frutto – ciliegia, ribes, anguria – e la diffusione calorica sono regolate da durezza e freschezza salienti. Spezie, liquirizia, sottobosco e una vena balsamica a fare da sfondo. La severità dei tannini, maturi e radenti, si risolve in un’impronta tattile profonda ma connaturale alla materia e introduce una fase finale lunga e di sorprendente delicatezza, con il frutto e di nuovo le spezie in diminuendo.

Brunello di Montalcino 2010 (bottiglia aperta da 24h, scolma)

La giornata all’aria aperta lo ha certamente disteso, rilevandone i tratti più morbidi o smussandone alcuni di quelli più scabri. Più consistente – carnosa, solare, succulenta – la dote fruttata, più vivace la sua presenza sia all’olfatto, sia al gusto: amarena, anguria, ricordi silvestri tra conifere ed edera. Compare una nota piccante e grassa, di oliva e salagione. Il sorso è una felice replica e rievoca, appena più risolti e incorporati, acume e arguzia, asperità e garbo conosciuti nella prima bottiglia. Medesima sensazione fondamentale di energia. Progressione slanciata, nerbo e profonda impressione tattile. Su tutto, la certezza che ogni pur onesta tranche de vie risulti in questo momento inevitabilmente ed eccessivamente compendiosa.

Rosso di Montalcino 2012 (campione in degustazione al Benvenuto Brunello, aperto da 1-2 ore secondo l’addetto al servizio)

Impressione di densità. Fantasioso: chutney, conserve e altre preparazioni, salamoie e rote Grütze, amarena Fabbri e rosolio, il dolce acidulato delle salse nordiche di frutti di bosco, origano. Al palato è succoso e di presa perentoria già dal primo sorso, teso e sostanzioso in pari misura, di acidità viva e non stridente, che dà continuità e tensione al gusto. Macedonia di frutta rossa, erbe aromatiche, tè gunpowder e spezie rosse in persistenza

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