Benvenuto Brunello 2015 – Poggio di Sotto – 3 (fine)

Dopo quanto accaduto a Parigi mi risulta difficile tornare a scrivere di un argomento così leggero come il vino. Si continuerà, come continuerà tutto il resto, perché alla fine funziona in questo modo. Come ho scritto nel post in evidenza, il terrorismo vuole distruggere la nostra voglia di divertirci e di stare insieme, in un malvagio ritorno del Medio Evo più buio. E’ su queste cose che è necessario rimanere fermi, per quanto il nostro cuore sia pesante ed il nostro pensiero volga da un’altra parte. Non è certo scrivendo un post sul vino che si risolve il problema, ed io credo che Show Must Go On sia la cosa più stupida che possiamo fare solamente se perdiamo di vista il nostro obiettivo: vivere, in modo felice, insieme al nostro prossimo, di qualunque colore sia la sua pelle, qualunque nome abbia il suo eventuale dio. (Wine Roland)


L’estro e la fantasia

ovvero

The Young Person’s Guide to the Orchestra

Brunello di Montalcino 2010 (campione in degustazione al Benvenuto Brunello, aperto da 2-3 ore secondo l’addetto al servizio)

Bottiglia diversa e altra sorpresa. Il vino è accogliente, persino estroso, la sensazione generale di maggior solarità, apertura e maturità. Netta la nota di olive e salagione, il frutto è elaborato in confettura e ad arricchire il profilo si manifesta un fiore dolce, intenso. L’usuale campionario di selva e spezia. Bocca in linea con gli altri assaggi: nella forzata vulgata da prova in batteria prevale tra le connotazioni il binomio potenza-profondità. Bottiglia evidentemente viziata dall’importuna presenza del cronometro.

Brunello di Montalcino 2010 (bevuto a maggio 2015)

Frutto “amaro” (marasca, aronia), ciliegia, aghi di pino, legno di rosa. Trama molto serrata, peraltro svolta in agilità nell’assaggio, potenza ben amministrata, freschezza infusa, presenza e tensione bilanciate nelle varie fasi con un attacco perentorio, un centro potente ma progressivo, un finale lungo e radioso. Tannini puntuti ed eleganti. Ciliegia, mora, erbe medicinali, radice di liquirizia e il lieve lascito di legno di rosa.

PS – Della guide to the orchestra si è detto, e così pure della musica. Manca il dettaglio di quel che prima del concerto ingolosisce all’ascolto, e poi al riascolto: il programma di sala. A Poggio di Sotto, ma anche nelle svariate tournée nazionali ed estere, lo curano due persone, una delle quali mi è meglio nota. Fu lei a curarlo anche in occasione dell’ultima visita. La ringrazio nuovamente qui.

PPSMeglio il Rosso. Anzi no: meglio il Brunello. O ancora: dei vini di Poggio di Sotto è più tipico l’estro. Oppure no: lo è maggiormente la finezza. Quale dovrebbe essere il sacer vultus, quale il simulacro? Riflettiamo: ha senso la contrapposizione dialettica – o polemica? – per vini che invocano a proposito le categorie della varietà e del polimorfismo? Credo che non ne abbia, e che ad averne sia piuttosto la posizione dialettica, che non esige di prendere parte a priori e lascia giustamente aperta la contraddizione. Risolta, guarda caso, dal vino prima e da noi di conserva, se solo smettiamo il morso dell’ansia di oggettivazione. Ogni annata, ogni giudizio si risolve così in una nuova sintesi: estro e finezza.

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