Benvenuto Brunello 2015 – Prefazione Stracult


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Il 2010 è stato un anno che ha visto molti avvenimenti, spesso tragici, come il terremoto ad Haiti a gennaio o quello in Perù a febbraio.

Fortunatamente ci sono stati anche eventi meno disastrosi, come il vulcano Eyjafjallajokull in Islanda che ha fermato gli aerei eropei, i mondiali di calcio in Sudafrica, o la pubblicazione sul sito di Wikileaks di oltre 250mila documenti riservati.

C’è il premio nobel per la letteratura a Mario Vargas Llosa, muoiono J.D.Salinger e José Saramago, Lelio Luttazzi ed il matematico Benoit Mandelbrot.

Al cinema escono Iron Man 2 e la prima parte dell’ultimo film di Harry Potter, I doni della morte.

Lo Space Shuttle Atlantis effettua tre missioni spaziali per aggiungere tre moduli pressurizzati alla stazione spaziale, portando così a 13 i moduli completi.

Insomma, come ogni anno, sono successe delle cose, memorabili o meno. più tutte le cose personali di ognuno di noi.  (Wine Roland)


L’anteprima di Benvenuto Brunello 2015 è stata la consueta prova di ottima organizzazione e promozione. Non consueta, invece, la qualità media dei vini: la vendemmia 2010 è una grandissima annata, non ci sono dubbi. Questo, ovviamente, non la salva integralmente dagli ultracorpi, dagli extraterrestri, dal Gebräu a etichetta conforme e corpo deforme.

Ma nella 2010 si è evitata l’invasione: giusto un paio di dozzine di visitors a insegnarci l’insostenibile leggerezza dell’essere-Denominazione unica e uniformante, sparsi e vistosi tra i presenti e il loro miglior contegno, modulato tra sussiego e discrezione. Ecco: come ha ricordato Luciano di Lello, la migliore 2010 è al momento trattenuta, come si confà a una grande annata allo status infans. Il resto – e quest’anno è di pochi spicci – è letteratura. Anzi: belletristica: un po’ di noir, un po’ di giallo, un po’ di rosa.

Le ripetute anticipazioni sulle magnifiche sorti della vendemmia di un lustro fa hanno alimentato il buffo meccanismo delle aspettative autorealizzantisi: ci si attendeva una manna di pezzi parkeriani da novanta e più; e puntualmente sono arrivati.

Di seguito, appresso all’uomo dal nome di penna, tante altre penne hanno attinto, per non esser da meno, all’inchiostro della sensazione e sparato grosso. Redde rationem: di anno in anno cambia il vino, ma non la sostanza che è ludica e parabolica. Si gioca sempre a chi le spara più grosse.

Ad aggiungere sapore alla kermesse, con tanto ben di dio a disposizione era inevitabile che tra certuni degustatori si scatenasse la competizione a chi ci avesse visto più lungo, facile e non inopportuna variazione sulla matrice celolunghista di certo giudizio sul vino. E così, sparsi per ogni dove, sono sbocciati florilegi e commenti sui propri top, sui top dei top, sulle toppe dei compartecipanti.

Per me è cominciato tutto subito, essendomi toccato in sorte un commensale illustrissimo che, tanto per cominciare, ha dispiegato una batteria da campo di calici personalizzati; con quella glass harmonica si è esibito in un assolo infinito, alternandolo a giudizi da rotocalco su tanti suoi sprovveduti colleghi, per trovare infine il suo miglior 2010 in un decotto di prugne californiane addizionato di trementina e quindi accuratamente imbalsamato. Dubito che persino al più turpe tra i tanto vituperati colleghi sia riuscito di far meglio.

Senza arrivare a tanta vis censoria, va detto che il Brunello di Montalcino si è confermato terreno privilegiato di schermaglie invero gustose tra palati laureati e concorrenti: i giorni che seguono il moderno assedio di Montalcino sono disseminati di distinguo, rilanci, granate, repliche e mitragliate. Si chiacchierava con un amico, giorni fa, di come il vino, e in particolare proprio il Brunello, sembri essere terreno privilegiato per mascherare da giudizio estetico l’indisponibilità al confronto dialettico e la pretesa che i gusti siano indisputabili. Più crudamente: ti sputo in faccia perché non mi piaci ma lo faccio con garbo, sputando il vino che ti piace e confezionando l’enòftoe come un giudizio di gusto. Peccato. A me, solitamente, non piace sputare il vino. E soprattutto credo che de gustibus non sputandum est.

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Va ora in onda: Brunello 2010, tra gli altri: Biondi Santi, La Poderina, Lambardi, Le Macioche, Le Ragnaie in tre episodi, Lisini, Loacker Corte Pavone, Madonna Nera, Mastrojanni in due episodi, Màté, Mocali in due episodi, Pacenti Franco, Padelletti, Pietroso, Quercecchio, Salvioni, Sangiacomo, Sanlorenzo, San Polino in due episodi, Santa Giulia, Sesta di Sopra, Sesti, Solaria, Talenti, Tassi-Franci, Crocedimezzo, Tenuta di Sesta, Le Potazzine, Silvio Nardi in due episodi, Tiezzi idem, Uccelliera, Vasco Sassetti, Ventolaio, Villa i Cipressi, Villa Le Prata, Agostina Pieri, Agricola Centolani, Albatreti, Argiano, Armilla, Baccinetti, Barbi in due episodi, Bellaria, Brunelli, Camigliano, Canalicchio di Sopra, Cantina di Montalcino, Capanna, Caparzo, Caprili, Casanuova delle Cerbaie, Casa Raia, Casisano Colombaio, Castello Romitorio, Cava d’Onice, Cerbaia, Citille di Sopra in due episodi, Col d’Orcia, Collelceto, Collemattoni, Corte dei Venti, Cupano, Fattoi, Fonterenza, Fornacella, Fornacina, Fuligni, Gianni Brunelli, Il Marroneto in due episodi, Il Paradiso di Manfredi, Il Poggione, La Fornace, La Gerla, La Lecciaia, La Magia, Salicutti, Altesino in due episodi. Riserva 2009, tra gli altri: Le Chiuse, Lisini in due episodi, Podere Le Ripi, Poggio Antico, Poggio di Sotto, Sesti, Tassi-Franci, Tenuta di Sesta, Vasco Sassetti, Col d’Orcia (2007), Gianni Brunelli, La Lecciaia, Stella di Campalto. Rosso 2013, tra gli altri: La Mannella, Lambardi, Le Chiuse, Le Macioche, Le Ragnaie, Lisini, Mastrojanni, Poggio di Sotto, Sanlorenzo, San Polino, Sesti, Le Potazzine, Tiezzi, Uccelliera, Ventolaio, Capanna, Caprili, Collelceto, Fattoi

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