Benvenuto Brunello 2016 – Degustazioni 10

Stella di Campalto

Serrato e fitto. Saracinesca inesorabilmente giù a dispetto dei nasi invadenti. L’idea di ariosità e uno sviluppo aromatico che letteralmente inebria sono rimandati al calice vuoto che regala minuti intensi di ribes, arancia sanguinella, spezie rosse, fiori, patchouli, timo, elicriso e terra. Ugualmente serrato al palato: un vino-riccio, irto di tannini piccoli, duri, affilati e puliti. Sotto l’apparato difensivo e in concentrazione si colgono però succulenza e freschezza, morbidezza di frutto maturo, corpo flessuoso ma senza materia in eccedenza. Poche parole e lungimiranti; e noi, come si impara da Ps. 106:12, crediamo alle sue parole e cantiamo la sua lode.

Tiezzi Vigna Soccorso

Una Riserva coerente con premesse e promesse dell’annata e quest’esito, come si è detto in apertura, non era scontato. Per numerose variazioni un po’ strambe, tra quelle in tono minore e quelle semplicemente potenziate ad arte rispetto ai vini di annata, questa è profonda e intensa: aerea, slanciata, perfettamente leggibile per finezza e in tutto il suo spessore. Rossa di rose e ribes, più scura per spezie e dote erbacea-vegetale. Tutta sostanza e succo – concentrato, fresco – al palato con il frutto integro, tannini croccanti, presa e trazione energiche, non veementi. Chiusura nitida e nettante con una coda lunga, delicata di ciliegia, lampone, spezie e fiori.

Valdicava Madonna del Piano

Concentrato. Prevalgono richiami amari e salmastri con alghe, fiori, henné, rabarbaro e un fine corredo speziato. Non rende la stratificazione aromatica come ingombro, anzi si effonde in leggerezza ed equilibrio, è slanciato e non sfacciato nell’intensità. Bocca serrata, arcigna nei tannini che solcano il sorso e avvolgono il frutto scuro, le radici e le spezie, dalla progressione lenta, imponente, ordinata. Si farà bellissimo.

Off Track #2

Pensieri canicolari: sprofondi a Cornelia come in un bagno turco ma riesci a Ottaviano e la macchina del vento ha soffiato via vapori e sudori.

La sede è storica, un locus amoenus gioviale e raro in un quartiere in cui domina la ratta, rattusa ristorazione da pausa pranzo. La nuova gestione si è insediata da parecchi mesi ma io sono distratto e ho tempi di reazione bradipeschi. Il Sogno Autarchico a Via Properzio gode, soprattutto in estate, di un vantaggio competitivo imbattibile: è, infatti, evidentemente favorito dal Ponentino, piacere antico e raro, surrogabile sì dall’artificio di pinguini et ceteri condizionatori, ma di qualità e amenità infinitamente superiori rispetto a quelli. Di qualità superiore sono state anche la farinata, la pizza con la cipolla camuffata con condimenti supplementari, la lasagna con il pesto di casa e l’abbinamento: due scelte di Gianni Ruggiero, due vini piccoli e agili, veramente belli. Il savoir faire, insomma, non si improvvisa e il favore di Eolo va a chi lo merita. Salute e buone vacanze anche a Gianni, se chiude, e agli altri al tavolo di quella sera.

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