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6 luglio, 2016

Benvenuto Brunello 2016 – Degustazioni 6

montalcino

Secundum Opinionem

La penultima puntata dei Best Of (secundum Opinionem Eleutherii , naturalmente), dedicata ancora alle degustazioni dei Brunello 2011. (Wine Roland)

BRUNELLO DI MONTALCINO 2011

Lisini

Definirlo un canone è scontato ma pregnante, sempre tenendo a mente che a Montalcino non ve n’è uno solo. La ritrosia giovanile e i mimetismi che alludono a concentrazione e profondità, la bocca seria e dura, buona e non banalmente compiaciuta-compiacente, con tannini grossi e taglienti; e, ancora, la freschezza sottesa a un corpo ingente e atta a sostenerlo; tutti dettagli che confermano il classico che conosciamo e aspettiamo sempre di buon grado, contenti dei cenni (visciola, cipresso, spezie scure, sottobosco) e del gioco a proiettarli negli anni a venire.

Poggio Antico

Altro canonico per come si conferma, anno dopo anno, connubio riuscito di eleganza e potenza, resa immediata del frutto (di bosco) e profondità di spettro, acuita dai tenui soffi balsamici e alla speziatura dolce e fine. Bocca animata, vivace e piccante, ricca di sostanza e progressiva, energica e insieme elegante; di un’eleganza che aleggia fino in fondo, coi tannini minuti e diffusi, con la coda amaricante che richiama cola e sottobosco, con la freschezza profonda e infusa. Vino di sangue blu.

Poggio di Sotto

Sulle quinte la freschezza intatta di ciliegia, arancia sanguinella, anguria, melagrana e buccia di mela, mentre dietro sono cenere, garofano, rose, colatura di alici e spezie dolci ad aggiungere varietà e profondità. In bocca ha presa e progressione mirabili, è avvolgente, equilibrato tra freschezza e morbidezza, sensuale, contesto di tannini finissimi. Vena agrumata e sapidità dolce innervano tutto il sorso. Progressione sontuosa e corale, perfettamente coordinata nelle parti, coinvolgente nei succosi rimandi al frutto (amarena). Lunghezza e persistenza con pochi omologhi.

SanLorenzo Bramante

Fitto di richiami, teso, trattenuto; la stratificazione aromatica è però risolta in eleganza con poche note di bosco, cenere, rovo e terra, tutte ben assiemate. Dopo qualche minuto va a svolgersi su fragola, visciola ed erbe officinali mantenendo la sensazione globale di densità, profondità ed energia. La bocca è giubilo: distesa e dinamica, dalla trama fitta e di sapidità infiltrante, lineare e coinvolgente in progressione. Torna la visciola insieme a fragola, prugna matura e arancia amara, più l’ornamento dei dettagli d’erbe e radici a chiudere. L’acidità innerva il sorso, lo ritma un tannino potente e fedele al tratto del sangiovese di qui. In grandissima forma già ora, lo si vede destinato a lunga e felice evoluzione.

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