Benvenuto Brunello 2016 – Degustazioni 9

Gianni Brunelli – Le Chiuse di Sotto

Poco da dire, almeno per ora, e molto di buono: al naso è l’epitome della giovanile stratificazione e concentrazione degli aromi – visciola, prugna, mora di gelso, tè nero, genziana, ginepro. Al palato era in una fase di benigna accessibilità: fresco e dolcezza nel frutto, elegante e sensuale nei tannini piccoli e diffusi, fine nella delicata speziatura, soprattutto partecipe e godibile in progressione. Chiusura con spezie e frutta nera dolce, legno evidente ma non distale.

Lisini

Concentrato, denso e terso. In primo piano cenere, humus, corteccia, erbe officinali e ferro; sullo sfondo alloro, frutta rossa e, curiosamente, cenni di frutta gialla e rabarbaro canditi. Sorso succoso e corposo, giustamente caldo, con la percezione netta di frutta rossa e nera mature e tannini robusti ma infusi ed eleganti. La bontà sbaraglia eventuali dubbi sulla prontezza e l’immediatezza del vino che, in quanto Riserva, si attenderebbe chiuso, duro e spigoloso.

Padelletti

Fermo, concentrato e teso. Radici, frutta nera, rovo, cacao, cenere e un cenno balsamico che ricorda l’essenza di trementina. Bocca calda con misura, freschezza sottesa, corpo ingente, tannini radenti, fitti e saporiti. Progressione imperiosa e precisa, grande slancio e lungo finale con sensazioni di mora, sottobosco, di nuovo cacao e pietra.

Poggio di Sotto

Spiega Federico Staderini che l’annata fu più facile della successiva per la gestione agronomica. Uve dalla buccia più consistente e resistente. Freschezza e gradualità di maturazione hanno aumentato la resistenza all’ossigeno. Da qui la scelta di una macerazione (e di un’esposizione all’aria) più lunga. I profumi contenuti connotano un’eleganza non ostentata, neroli, ribes, ciliegia, arancia e legno di rosa. In bocca è un volano, ha un approccio tutto classe e misura, quasi leggero. La progressione ne chiarisce energia, potenza e fittezza di trama. Dinamica gustativa già appassionante. I ripetuti assaggi all’anteprima restituiscono un’iride di stratificazioni ed eleganze in variazione, con la costante di tannini piccoli, infusi, croccanti a dettare il ritmo. Elegantissimo, aggraziato e droit.

Pietroso

Spero che il numero di bottiglie prodotte, che è proprio lo stesso cantato dagli Iron Maiden tanti anni fa, allarmi esoterici e cabalisti (chk) e conforti gli agnostici e ignoranti come me nella speranza di trovarne ancora qualcuna in giro. Fitto, denso, profondo e coinvolgente sia per la compostezza dell’insieme, sia per la bontà dei dettagli come rovo, visciola, spezie, erbe amare, cenni di incenso e scatola di sigari. Bocca seria, radente e dalla presa autorevole, il vino ha corpo ingente ma la dinamica è agile e la definizione aromatica esemplare. La dote di freschezza è ricca e risulta in naturale succulenza, i tannini toccano duro ma senza allegare o ingombrare lo sviluppo. Lunga persistenza su ricordi di frutta scura, terra e sottobosco. Riserva comme il faut.

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