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5 novembre, 2012

Azienda Agricola Farnea di Marco Buratti a Les Vignerons

Hai voglia che Antonio Marino tentasse di portare un po’ di ordine a Les Vignerons. Una serata anarchica, vivace, quasi niente discorsi tecnici se non tra i soliti capannelli di aficionados.
In mezzo lui, Marco Buratti dell’Azienda Agricola Farnea, nel Parco Regionale dei Colli Euganei, a parlare del suo vino, delle difficoltà dovute alla grandine nel 2009  2010 che ha distrutto parecchie viti, del suo lavoro di vignaiolo.
La forza di carattere di Marco si vede nei suoi vini, la sua filosofia la racconta brevemente lui stesso, quando dice che è voluto venire a Roma soprattutto per stare in compagnia a bere il suo vino, ad ascoltare i commenti, le sensazioni.
Tre prove di botte, due 2011 ed infine un 2007 davvero notevole.

Riporto volentieri quello che ha scritto Antonio Marino nella presentazione dell’evento:

“…qui a Les Vignerons molti hanno potuto acquistare il suo vino che gli ha dato una certa notorietà:”l’Ombra” e che Giovanni Bietti nel suo Manuale del Bere Sano ha voluto menzionare con una scheda apposita nel suo ultimo volume, unico vino veneto a fregiarsi di tale riconoscimento.

Si inizia con la prova del bianco 2012, garganega e tokaj. Una leggera volatile iniziale che svanisce con l’ossigenazione è la presentazione di questo vino, praticamente tirato fuori dal tino il giorno prima di partire per Roma, torbido. Pian piano si illimpidisce, si iniziano ad intuire delle spezie, il vegetale, la paglia. Ha una frreschezza esuberante, come diversamente non poteva essere, profumi mescolati tra loro, ma la sua bevibilità lo rende molto gradevole anche ora che è ancora in maturazione, come si sente dalla volatile che ritorna alla fine.

Si passa poi al merlot 2012, che diventerà l’Arietta, da una vigna del 2003, fermentazione in acciaio cemento come gli altri e maturazione in legno. La frutta rossa è rappresentata da  ribes e ciliegia, acidità palese così come una lieve sapidità, tannini ancora in palestra a prepararsi, si sentono leggeri e di buon carattere. Ritorna la caratteristica bevibilità che ormai mi convinco essere la firma di questo produttore.

La terza bottiglia è ancora una prova di botte, un taglio bordolese con l’aggiunta del malbech; qui il naso è più netto, sebbene ancora non maturo, con profumi di pepe rosso ed erba verde, ematico, quasi carne cruda. In bocca è molto interessante, meno morbido del precedente ma con tannini più incisivi e composti, acidità meno irruenta. Di questo, che diventerà il Mai Domi 2012 quando sarà imbottigliato, bisognerà prenotarne qualche bottiglia da bere tra qualche anno.

Finiti i vini ancora atti a divenire, pausa di chiacchiere a prendere aria, e acqua, fuori sul marciapiede. Brevi scambi di battute con Marco, che racconta delle difficoltà con la grandine di qualche anno fa, del suo lavoro presso un’altra azienda perché “in qualche modo dovevo pure pagarmi il mutuo”. Come tanti suoi colleghi ne ha passate parecchie, ad ogni annata è una scommessa perché le condizioni meteo vanno e vengono come vogliono, e che si, è contento che Bietti lo abbia menzionato nel suo Manuale del Bere Sano.

Doveva esserci anche lui, alla degustazione, ma era il giorno in cui la metro B era in panne, pioveva ed era venerdì; chi abita a Roma, sa.
Si torna dentro, si iniziano a vedere bottiglie con l’etichetta 2011.
L’Arietta 2011 è merlot in purezza e stupisce, nonostante la giovinezza, per la sua evoluzione nel bicchiere. I profumi iniziali di mora e ciliegia si muovono verso quelli più profondi di sottobosco e legno verde, da vino di evoluzione.
I tannini sono evidenti e ben strutturati, anche se ancora poco ordinati, la freschezza acida ed il calore alcolico forniscono a questo vino, anche qui, una ottima bevibilità, unita ad una sensazione di materia pura presente nel bicchiere.

Il Mai Domi 2011 è merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc, una parte di malbech, vitigno molto presente nella zona dei Colli Euganei, e qualcosina anche di pataresca, un’uva indigena simile alla corvinona e quasi scomparsa da quei colli.
Qui la potenza olfattiva è immediata, pepe rosso e carruba sono i primi riconoscimenti che arrivano, man mano salgono quelli più leggeri di rosa rossa e ciliegia biancona sotto grappa. C’è più morbidezza, in equilibrio con tannini non ancora del tutto maturi, però sicuramente non verdi né astringenti ma anzi puliti ed ordinati; non certo ancora potenti. Una bella freschezza acida anche qui, a confermare l’impressione della ricerca della bevibilità di questi vini che possono essere accompagnati a quasi ogni cibo di una certa struttura. Viene in mente un piatto di bigoli col ‘torcio’ (il torchio) e ragù di sola carne, senza salsiccia, come li faceva anche mia madre, veneta anche lei.

Si arriva all’ultima bottiglia della serata, il Par Sbajo 2007, un merlot in purezza che ha l’accento dei grandi vini ed un buon potenziale evolutivo. Sarebbe bello averne qualche bottiglia da assaggiare tra due o tre anni, ma mi pare che ne siano rimaste solo poche decine di bottiglie, in cantina. Si dovrà trovare l’occasione allora per andare a trovare Marco in azienda.

Il vino sviluppa un’olfattiva importante, di tabacco e di cacao, di caffé e di carruba, non intensi ma netti, poi vegetale, quasi terroso, fino a che non si scoprono gli aromi più freschi di mora e marasca.
Qui i tannini hanno una bella fattura, netti e puliti, e se non ci fosse la freschezza ed il tenore alcolico difficilmente riuscirebbero ad essere tenuti a freno. Il tutto è accompagnato da una gradevole sapidità, leggera, che migliora notevolmente la gradevolezza della bevuta.

2 Comments on “Azienda Agricola Farnea di Marco Buratti a Les Vignerons

marco buratti
8 novembre, 2012 a 18:02

….ciao…tutto bene?.. belle parole ..una precisazione .. la grandine era il 2010..e i vini fermentano tutti in cemento non in acciaio…per chi interessa veramente…un abbraccio marco

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Wine Roland
8 novembre, 2012 a 19:01

Ciao Marco, grazie del passaggio qui. E scusa per gli errori, entro stasera li correggo. Spero di rivederti presto, te ed i tuoi vini, naturalmente, magari con un piatto di bigoli col torcio!

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