Come affrontare la recessione per il mercato del vino

recessione per il mercato del vino

A causa del coronavirus, tutto il mondo si sta aspettando una frenata di consumi e produzione, e la recessione per il mercato del vino è ormai alle porte. Ricordo che è un mercato che vale qualche centinaio di miliardi di dollari, non proprio bruscolini.

La rivista online Wine Economist ha fatto uno studio su questo aspetto della crisi che stiamo attraversando, naturalmente dal punto di vista degli USA. Appena ci sarà qualche informazione di questo genere riguardo al mercato EU la pubblicherò.

In particolare, Wine Economist prende in considerazione tre elementi: tassi di cambio, attività online, enoturismo.

Tassi di cambio e mercato del vino

Il valore del dollaro è aumentato in modo considerevole. Un dollaro forte agevola le importazioni per i consumatori degli Stati Uniti e questo diventerà importante se il valore di cambio persiste.  Se questa è una buona notizia per i consumatori, non è così bello per coltivatori e produttori.

Al contrario le esportazioni di vino degli Stati Uniti, che sono diventate ancora più importanti a causa del surplus di vino interno, diventeranno più difficili a causa del dollaro forte.

Il vino sfuso dall’Argentina è incredibilmente economico per gli acquirenti statunitensi, così come quello cileno. I produttori di vino americani rischiano di farsi fare concorrenza dalla FED, insomma.

Si può fare con un’app

Di sicuro la crisi del coronavirus ha avuto, sta avendo, un effetto ‘Lente’, amplificando le distorsioni già esistenti e accelerando alcune tendenze. Era già tutto presente, ma lo stavamo ignorando, insomma.

Gli spettatori torneranno nei cinema affollati o decideranno, anche più che in passato, che lo streaming li soddisfa ugualmente? Torneremo a comprare libri stampati o ci saremo resi conto che gli ebook sono un valido sostituto? Continueremo a partecipare a tutte le fiere oppure no?

Durante il periodo di quarantena, molti consumatori hanno di certo effettuato i loro primissimi ordini di consegna di generi alimentari online. Alcuni non lo faranno mai più, ma altri decideranno che è una convenienza utile.

Cosa succede al vino quando invece di andare al ristorante, le perone si fanno consegnare il cibo a casa? Probabilmente si berrà ancora vino, ma forse sarà un vino diverso e di sicuro meno costoso. Molte cantine dipendono dalle vendite dei ristoranti e questo sarà un problema ulteriore, mentre i ristoranti dovranno affrontare margini minori.

Nessuno si sorprende che le consegne di Amazon stiano aumentando in questo periodo, così come quelle di altri operatori del cibo, da Deliveroo a Glovo.

Niente sarà più lo stesso

Alcuni degli impatti economici più gravi della crisi sanitaria si sono registrati nei settori dei viaggi e dell’ospitalità. Compagnie aeree, agenzie di viaggi, società di pullman turistici, stanno avendo grandi problemi e molti non riapriranno più. L’impatto ci sarà anche nell’indotto di questo settore, dai pezzi di ricambio alle manutenzioni.

Ristoranti ed hotel sono chiusi e questo ha effetti sulla catena dei fornitori e dei dipendenti diretti; tutte le attività, produttori vinicoli inclusi, che forniscono i beni e i servizi ne risentiranno profondamente.

Che cosa accadrà agli aerei, ai treni, alle navi, agli hotel, ai ristoranti, ai centri congressi e così via una volta che la crisi sanitaria sarà passata? La filiera verrà ripristinata, ma i numeri torneranno ai livelli pre-coronavirus?

O la gente deciderà che non ha davvero bisogno di spostarsi così tanto e così lontano e passare molto tempo tra la folla?

Quanto sarà forte la spinta per diventare locale anziché globale e online anziché offline? Quanto, insomma, la crisi sanitaria amplificherà situazioni già esistenti, ma poco incisive?

Molte scuole e università, ad esempio, faranno lezioni online per tutto il resto dell’anno. Dovrebbe essere un passaggio temporaneo, fino al termine della crisi. Ma se l’aula online funziona bene, perché tornare completamente ai vecchi sistemi? Per alcuni insegnamenti, stare in aula ad ascoltare il professore o rimanere dietro allo schermo del proprio tablet, non cambierà molto.

Dopo la recessione per il mercato del vino cosa cambierà?

Il vino potrebbe non essere il settore più importante che sarà influenzato, ma dovrà adattarsi. Ne parlavo già quattro anni fa, in questo post. E l’enoturismo potrà prendere due strade diverse.

Da un lato, la ritrovata libertà di movimento porterà molte persone a viaggiare alla ricerca di nuove piccole cantine. Molto probabilmente, ma lo dico solo come impressione, sarà un turismo locale, da fare usando la propria auto anziché un aereo o un treno. Per l’Italia potrebbe essere una spinta importante per le piccole cantine che oggi stanno soffrendo di più.

D’altra parte, la scoperta del commercio online potrebbe favorire i wine club, che in genere vanno a cercare piccole cantine per tenere bassi i prezzi. Ancora, un bene per le piccole cantine ma non molto per tutto il settore del turismo.

Quel che è certo è che occorrerà tenere attentamente sotto controllo l’andamento e le tendenze del mercato del vino, per poter prendere le giuste decisioni. Gli investimenti futuri non potranno più prescindere da quanto sta accadendo, non si tornerà come prima. Ed una buona previsione potrà aiutare a fermare la recessione per il mercato del vino.

 

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