Come in collina, di notte

Ogni tanto arriva un sbuffo di aria fresca, qui sul balcone, ed è tanto raro che in quel momento poso il libro che sto leggendo e chiudo gli occhi, come se non vedere niente attorno a me riuscisse a dilatare il tempo, ad amplificare i sensi per godermi quella piccola carezza che riesce a togliermi il sudore da dietro al collo.

Il bicchiere è quasi vuoto, è tardi e dovrei andare a dormire, ma non voglio accendere il condizionatore, voglio continuare a leggere il mio libro e terminare di bere il mio vino.
Ho iniziato oggi a leggere La fine del mondo e il paese delle meraviglie, di Murakami Haruki, e l’inizio è soncertante e lieve allo stesso tempo.
Si viene introdotti nella storia senza essere sicuri nè del tempo nè dello spazio, ogni due o tre capitoli un salto cronologico in avanti, forse, che dà il ritmo al romanzo.
Mi piace leggere Murakami, dà la sensazione di potersi liberare dal proprio corpo e fuggire da un’altra parte, sebbene il suo romanzo che mi è più piaciuto sia Norwegian Wood – Tokio Blues.
Ma leggerlo la sera, dopo una giornata di lavoro caldo, fuori sul balcone, è uno dei piccoli regali che ogni tanto mi faccio.
Ma cosa bere, insieme a questo libro?
Un vino bianco, per concludere la giornata, un vino che vada bevuto fresco e che concili il sonno, non un vino difficile o complesso ma piuttosto un vino che riesca a dare subito sensazioni contrastanti, da assaporare senza altro problema che non sia quello di far riscaldare troppo la bottiglia.
Ci penso un po’ su, e la scelta cade sul Colle Duga 2007 di Damian Princic, tokai friulano o come si debba chiamarlo adesso.
Solo leggerne la denominazione in etichetta mi sembra di avere un po’ più fresco, è molto che non vado in Friuli, un decennio ed oltre, ma ricordo bene una serata a Gorizia, con il freddo, per lavoro.
Mi verso un calice pieno a metà di questo Collio friulano, ascoltandone i profumi di frutta matura che si mescolano a quelli più balsamici del rosmarino e della salvia che ho sul balcone, e che ho appena annaffiato.
Ho sentito questo profumo molto tempo fa, non era una città ma una collina, di notte il profumo del bosco era l’unica cosa che potevo vedere.
Leggo qualche pagina, arriva una piccola brezza, aspetto che passi con il bicchiere in mano e gli occhi chiusi, cercando di riportare ad una giusta temperatura il mio corpo con l’aiuto del vino fresco.
Il liquido scende in gola e la pulisce della polvere della giornata, è talmente evidente, questo vino, che si potrebbe seguirne il percorso dalla gola allo stomaco, mentre scende e porta refrigerio.
Il personaggio del libro sembra essere un tecnico di qualche tipo, deve fare dei calcoli per proteggere una scoperta scientifica, e raggiunge il suo posto di lavoro entrando da un armadio e passando sotto una cascata.
E’ tutto normale, quando si legge, la sospensione della realtà è immediata quando si legge Murakami.
Ed il Colle Duga che ho scelto mi pare appropriato, voglio dare la preferenza alle sensazioni che mi dà la lettura ed il vino non le copre, ma le accompagna con aromi ora più intensi, man mano che il vino si scalda nel bicchiere tra le mie mani. Lo poso sul tavolo di fianco, continuo a leggere alla luce di una piccola lampadina portatile, non voglio accendere la luce che toglierebbe un po’ di magia a questo momento.
E’ ora di andare a dormire, finalmente ho sonno, il vino ha assolto il suo compito, quello di rilassarmi e darmi piacevolezza lasciando la bocca fresca; è un peccato lavarsi i denti adesso, ma si deve fare.
Il libro lo porterò con me a letto, leggerò ancora qualche pagina e poi spegnerò la luce.

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