Čotar Sauvignon 2005

cotar1Tanto perché ultimamente ho parlato di vini macerati, ho voluto aprire il  Sauvignon 2005 di Čotar.
I vigneti di Čotar sono immersi nel Carso, che qui si chiama Kras, in cui terreno e clima si amalgamano tra loro, in un abbraccio tra la roccia ed il mare.
Terra ce n’è poca, tanto che negli anni è stata trasportata qui da luoghi vicini, quel che non manca è proprio la roccia; le radici delle viti hanno ormai imparato a penetrare negli interstizi, andandosi a cercare acqua e nutrimento in profondità.
In vigna si usa esclusivamente il rame, ed anche questo in quantità veramente basse rispetto a quanto permesso dal disciplinare.
Solo lieviti indigeni e nessuna chiarifica, quel tanto di solforosa all’imbottigliamento che necessita per consentire un trasporto sicuro: i vini di Čotar arrivano fino in Giappone, in Russia e negli Stati Uniti.
Il Sauvignon, come gli altri bianchi di Čotar, viene lasciato sulle bucce per cinque giorni, riuscendo a trovare il giusto equilibrio tra vitigno e territorio. Tra l’altro questo tempo favorisce il lavoro dei lieviti, migliorando le tempistiche di vinificazione del mosto.
Nel bicchiere ha un colore giallo oro antico, la mancanza di filtrazione si vede soprattutto negli ultimi bicchieri della bottiglia, più torbidi rispetto ai primi che invece sono luminosi; merito proprio delle particelle in sospensione che migliorano la diffusione della luce.
Al naso non vi aspettate i soliti sauvignon erbacei a cui siamo un po’ tutti abituati; profumo di terra, invece, che svanisce quasi subito, e poi nocciola e albicocca, crosta di pane e fiori secchi, un accenno di macchia mediterranea.
In bocca si presenta morbido e avvolgente, fresca acidità che ristora e la spiccata mineralità del terreno, la nocciola che avevamo sentito al naso e l’albicocca si fanno evidenti anche al gusto, una scorza di buccia di arancia amara avvolta in un bagno minerale: le radici hanno ben lavorato per trasportare sali minerali dalle profondità della vigna.
Caldo, in deglutizione, e con un bel ritorno di crosta di pane in finale.

Wine Roland

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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