Davide con la testa di Golia, Caravaggio, Galleria Borghese

La prima nota è fuori tema.

Poche volte mi sono imbattuto in schede informative così ben tradotte come quella del Rosso di Montalcino 2010 Fattoria dei Barbi.

Inglese e tedesco di una fluidità verace, per nulla altisonante, senza ammiccamenti promozionali; e, vivaddio, senza gli svarioni che ci fanno spesso invocare l’intervento della maestra o del foniatra prima che un foresto metta gli occhi sul testo e lo posti per burla urbi et orbi su un social network.

Le note seguenti si riferiscono alle degustazioni ai banchi e alla batteria servita in occasione del secondo seminario del 28 gennaio a Villa Aldobrandeschi.

BANCHI D’ASSAGGIO

  1. TIEZZI. 1996: naso evoluto ma profondo e non declive. Buona la tensione acida come la presenza estrattiva, credibili i riferimenti ai frutti rossi maturi. Freschezza durevole, un’eco di lavanda e menta romana.

  2. FATTORIA DEI BARBI. 2010: imbottigliato da una settimana, è esuberante nei profumi di frutta (succo d’uva, fragola, mela annurca) che ritornano con giovanile irruenza al gusto. Chiude su una piacevole nota amaricante. 2005: maturità del frutto, cenni anche a vari frutti secchi (noce, nocciola) e confettura di mela cotogna. Acidità sostenuta e la nota amaricante ancora a chiudere. 1986: affascinante e selettivo. Naso evoluto ma tutt’altro che scomposto, anzi molto definito su chinotto, caramella all’arancia, felce, decotto di malva, mallo di noce. Bocca viva, aromi in filigrana intorno al fulcro di un’acidità “ammorbidita” dal tempo.

  3. MASTROJANNI. 2009: nel dissolvimento della nota riduttiva vanno stagliandosi precisi richiami a frutta matura, ibisco, mora di rovo. Sorso impegnativo, serrato e terroso, pieno di sostanza. Elegante e severo. 2008: più caldo e immediato, suadente nella dolcezza di frutto evocata in olfattiva e ribadita al gusto. Il produttore lo definisce comparativamente “piacione”, a me sembra una definizione ingenerosa. 2007: naso di carne, ciliegia matura e macis, intenso. Al gusto esordisce austero, apre d’imperio un solco e procede diritto fino a fondo bocca, mentre svolge i sapori di frutti, confettura di rosa ed erbe aromatiche (timo, dragoncello), per chiudere su una fine terrosità e sull’amaro gentile del nocciolo di ciliegia. 2001: espressione d’equilibrio. Le note terziarie di gelatina/aspic, concentrato di pomodoro e carne bollita sono temperate da nitidi richiami di confettura di rosa, prugna e tè rosso. La persistenza si svolge su un refolo balsamico. 1986: in declino, fermo su note ferrose e di fiori secchi, conserve e legume. La freschezza è sullo sfondo, dimessa, la tensione residua è rimessa al contrappunto fenolico.

  4. LE MACIOCHE. 2009: intenso e ancora giovanile, fiori bianchi (giacinto) e rossi, buccia di pesca, crema al caffè. Di grande piacere la beva, la definizione e l’articolazione dei sapori (frutto). Fresco e teso, abbastanza lungo, pulito fino alla chiusura. 2008: il fiore è più intenso (garofano). Rosa canina e pesca matura addolciscono una diffusa sensazione di mordenza. Più verticale e tagliente, anche più corto del precedente.

  5. LE POTAZZINE. 2006: soave negli aromi floreali, una punta speziata e di terra bagnata. Il sorso è succoso, uva spina, lampone e cassis; soprattutto è pieno e liquescente per viva acidità, trapuntato di tannini potenti e mai aridi. 2000: prevalgono le note terziarie-eteree, notevole quella balsamica (mentolo) che dà slancio a un corredo maturo (estratto di carne, tapenade). Il finale restituisce una nota di tostatura dolce.

  6. SALVIONI. 2009: appena stappato è ridotto e ritroso. In qualche minuto evolve positivamente su spezie dolci e frutto rosso maturo, si concede con una gradualità che purtroppo non lo premia in occasioni come questa. 2007: corposo, quasi imponente, non si slancia e finisce per pesare. 2005: naso articolato e vivace, in bocca ha portamento giovanile, è teso e la sua veemenza fenolica non ammicca alle categorie di facile piacevolezza. Buono.

  7. SAN POLINO. 2008: freschezza e definizione del frutto rosso. Profonda tensione estrattiva-minerale al gusto, il vino prende la bocca e la tiene a lungo, in tensione e con uno sviluppo di bella articolazione, senza punti di discontinuità. 2007: più placido e corrivo. Aromi meno definiti e progressione gustativa scalare.

  8. POGGIO DI SOTTO. 2007: ricco di riferimenti a carne e terra. Caldo e morbido, l’acidità gli assicura slancio fino al finale, poi lo si scopre un poco appesantito in persistenza da legno ed estratto. 2006: si ritrovano l’humus, il ferro e la carne del precedente, arricchite però da un più ampio corredo di note aeree (fiori di campo, erbe aromatiche). Lo sviluppo gustativo è altresì più regolare.

  9. FONTERENZA. 2008: naso ad alto impatto, frutto nero (mora), radici e fondo di caffè, poi humus, anice, bacche di alloro. La sua freschezza si diffonde a tutta bocca e restituisce i frutti, i cenni amari dei rizomi e del legno aromatico (ginepro, sandalo). Persistenza notevole, “carnosa”. 2006: il piacere di ritrovarlo vivo e intatto nella sua matrice evolutiva, prugna e funghi secchi, mostarda, carruba, ragù e concentrato di pomodoro, menta e after eight, borovnica. Anche qui il saliente acido sostiene e prolunga il gusto, entra in giustezza ed è progressivo, sia in crescita che in fase discendente. Precisi i riconoscimenti, tannini appena rustici ma senza influssi sulle impressioni tattili e gustative.

  10. SANTE MARIE. 2010: fine, sottile nei profumi di frutto e fiori, pietra bagnata e sabbia di fiume. Essenziale e definito, teso e di buona lunghezza. 2009: un altro mondo. Naso complesso, ai frutti di bosco e al sambuco si accompagnano note ferrose, di creta e roccia scura, quindi orzo, cera e cipresso. L’olfazione profonda sorprende per i riposti cenni floreali (giglio, rosa gialla) e di fiume. Sorso di acidità suadente, dalle pieghe quasi dolci, a bassa tensione ma ben avvertibile. Bella sensazione “sassosa” di asciugatura e pulizia (pietra pomice), corrispondenze di durone e ribes nero, sciroppo di fragola, sale rosso. Finale lungo, pulito, con un ricordo amaro regolato in giustezza dai tannini (che aggiungono una sottile nota di fumo).

  11. BARICCI. 1981: un suggestivo herbariumcon prevalenti note amare (ruta, china e

    Catone

    genziana), speziate (ginepro, cumino, noce moscata) e idroalcoliche (nocino, żybròwka) su uno sfondo di menta secca e ruggine. E’ ancora capace di irrorare e vivificare la bocca, sublimando aromi terziari di erbe e pellame, regalando un corredo fenolico sgranato e quasi cremoso, accennando infine al proprio autunno nel finale di fungo secco e noce. 1975: inconcepibile ai cercatori di balocchi e profumi. In effetti il naso è una congerie di fungo e vegetale, secco e macerato, con due nitide guglie di chiodo di garofano e tuberosa. Sconta l’ossidazione e una perdita di definizione olfattiva, ma serba al gusto una morbida acidità e ricordi di cola, pomodoro confit, tè, carne secca.

    Que viva: “nemo enim est tam senex qui se annum non putet posse vivere”.1

  12. PIAN DELL’ORINO. 2009: lento e riservato, dalla profondità esala intense note balsamiche (eucalipto, bacca di ginepro, benzoino) insieme a quella alcolica e al giusto vettore della volatile. A seguire i fiori (rosa, ciclamino), salagione, frutto nero maturo, coke e grafite. Ombroso e sfaccettato anche al gusto: mora e ciliegia, muschio, il piccante-salato del cloruro d’ammonio, legno già ben integrato e percepibile nei riflessi di teak ed essenze profumate (rosa, sandalo). Tensione pacata, lungo e pulito. 2008: ricco di riferimenti a frutti rossi e scuri, cenni ematici e a foglia d’alloro, cipresso, garofano appassito, tutto però più segnato da un’astringenza gallica piuttosto ingombrante. Al gusto è ben secco, l’acidità si dispiega bene in ampiezza e lunghezza, fa da volano ai riconoscimenti di frutta, rabarbaro (anche candito) e altre radici, spezie (cumino e cannella), ancora anice, tè nero. Struttura rilevante e ben agita in fase di sviluppo, dispiace solo il carattere ruvido, aspro e “verde” di una parte dei tannini.

SEMINARIO E DEGUSTAZIONE SULLE DIVERSE ZONE DI ROSSO E BRUNELLO

  1. Rosso di Montalcino 2010 Piancornello. Al naso risaltano alcol e frutto scuro (sotto spirito), un fondo di legni aromatici, corteccia, alloro e muschio. E’ un vino dalla zona meridionale della denominazione e lo rivela nel calore, nella potenza alcolica ed estrattiva. In bocca rivela «dovizia di materia espressiva» (Castagno) e tannini stondati. E’ poco slanciato e la carenza di tensione domina il gusto, fino a tutte le sensazioni finali, veicolate dall’alcol.

  2. Rosso di Montalcino 2009 Marchesato degli Aleramici. Dalla zona occidentale, verso Grosseto e la costa. Severo, caldo e caratterizzato da accenni amari e rarefazione aromatica. Bocca contraddistinta da note empireumatiche oltre al frutto rosso, l’acidità è sufficiente a sollevare l’assaggio ma non elimina le sensazioni di “impegno” e residua pesantezza nel finale.

  3. Rosso di Montalcino 2009 Baricci. Antitesi dell’ostentazione. Fine e soave al naso, di una rarefazione che compendia articolazione e definizione dei profumi: fiori, arancia matura, ciliegia rossa e, in filigrana, piante e umori del sottobosco. In bocca è fresco e conferma la sua finezza di trama e diffusione aromatica, la buona tensione e la lunghezza dello sviluppo.

  4. Rosso di Montalcino 2009 Le Potazzine. L’azienda lavora, per scelta, una massa unica e successivamente ricava il Rosso come declassamento di atto a divenire Brunello. Il vino rivela il carattere della zona di Le Prata e in generale di quelle centrali della denominazione: sobrietà, misura espressiva, compostezza e non ostentazione. Apre succoso, mostra rimarchevole gradualità e precisione nello sviluppo, le varie componenti congiunte in rapporti di vicendevole proporzionalità.

  5. Rosso di Montalcino 2009 Salvioni – La Cerbaiola. Naso che suscita impressioni di bosco, humus, foglia d’alloro, galbulo del cipresso. Il punto di forza non è la complessità aromatica, bensì il «bilanciamento tattile» (Castagno): estrazione tannica misurata, acidità viva e buona persistenza aromatica.

  6. Rosso di Montalcino 2009 Lisini. Compostezza che sconfina nella ritrosia. La località di origine, Sesta, è a Sud ma collocata in quota altimetrica superiore. Naso severo, di molteplici e profonde svariature balsamiche, “boschivo”. Il corredo polifenolico è austero, informa le sensazioni tattili ed ha persino una dimensione gustativa (terroso-ferrosa) di grande carattere e nessun ingombro. Succo di ribes nero, radici ed erbe amare.

  7. Rosso di Montalcino 2009 Salicutti. Da una sola vigna di 1ha, selezione rigorosissima sulle uve e 5-6000 bottiglie all’anno. Naso originale, ruggine e ardesia, acqua termale, calce e frutti rosso. In bocca dispiega una notevole pressione e ha una progressione vibrante, iniziando dalla viva sensazione calorica e svolgendo quindi ciliegia sotto spirito, humus, tartufo, fiori macerati, radici, ghisa e menta. Persistenza molto lunga, amarostica e “sassosa”.

  8. Rosso di Montalcino 2008 Poggio di Sotto. Naso molto ampio e intenso, soprattutto nella componente floreale e in quella esotica (incenso, zenzero, polpa di cocco), alle quali si affiancano note di ciliegia e ribes rosso, ruggine e karkadè. Struttura importante ma non ponderosa, anzi vibratile e partecipe della dinamica gustativa, giocata sull’ampiezza e non sul peso. A riprova, molto pulito il finale.

1 “Nessuno infatti è tanto vecchio da non credere di poter vivere ancora un anno”. Cicerone, Cato Maior de senectute (VII, 24)

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
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One Reply to “Davide e Golia – II parte”

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