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22 giugno, 2012

Degustazione: Podere Veneri Vecchio

Tempo dopo tempo 2011 (50% grieco 50% cerreto)
Solo acciaio per questo bianco da vigne di 35 anni, riportate alla produzione da Raffaello. La fermentazione sulle bucce e niente filtrazione dei mosti portano nel bicchiere un vino di uno splendido giallo oro, non limpido per quanto detto un attimo fa. Ha bisogno di fermarsi qualche secondo in più nel bicchiere per lasciar posare le particelle, e soprattutto per sprigionare aromi di nespola, albicocca e pera. I fiori ci sono ma arrivano poco dopo, delicati. In bocca risulta piacevolmente morbido, ad avvolgere una freschezza che parte in sordina e gradualmente sale fino a legarsi con la lieve astringenza dovuta alla presenza delle bucce. Bevibilità immediata e completa.
Tempo dopo Tempo 2006
Qui gli anni fanno la differenza già nella limpidezza, luminoso giallo dorato; al naso è ugualmente netto e riconoscibile il melone verde, la nocciola, la banana, un vago ricordo di erba medica e man mano che il vino si ossigena è evidente la crosta del pane.
Al palato è indubbiamente minerale, la morbidezza del precedente lascia il passo a sensazioni più decise ed anche la freschezza è più lineare. Il confronto tra i due è complesso, visto che nel 2006 la pratica del batonnage veniva impiegata di meno.

Tempo Ritrovato 2010 (grieco e cerreto)
Questa è la chicca che, chi è stato a Villa Favorita, ha potuto apprezzare in anteprima. Vigne di 60 anni per questo vino che ha molto da dire nei prossimi anni, una potenzialità sicuramente importante. Albicocca ed agrume, buccia d’arancia candita e crostata di mele che si mescolano a ondate con la mineralità della pietra scaldata dal sole. Un lieve sentore di banana e di fico si alternano verso la fine all’aroma di nocciola, con la mineralità a condurre la danza.
Importante freschezza, in bocca, dove si sentono nuovamente le sensazioni olfattive di agrume e quelle sapide della mineralità; probabilmente l’acidità è ancora esuberante, questa bottiglia ha bisogno di attendere per acquistare equilibrio, mentre le doti di compostezza già le possiede. Una bottiglia che a me, la prima volta che l’ho assaggiata, ha dato l’idea di un Pouilly-Fumé, come sentori minerali e come longevità potenziale.

Nigrum 2009 (aglianico)
Non poteva mancare l’aglianico nel panorama della produzione di Podere Veneri Vecchio, un aglianico con una potenza imbrigliata ma non indottrinata, ed i tre anni ne fanno un vino ancora giovane da gustare. Aromi di prugna cotta, di succo di amarena e di buccia di uva salgono verso le narici con tutta la sicurezza spavalda di chi ha un gran futuro di fronte a se.
Al palato la morbidezza è setosa ed equilibrata dalle note dure del sapido e del fresco, sempre a favore della prima.
Rimane in botti di legno nuovo provenienti dai boschi della zona.

Perdersi e Ritrovarsi 2005 (70% aglianico 30% piedirosso)
In acciaio con le fecce e successivi batonnage, poi il travaso in barriques di rovere francese ed americano per 18 mesi, conducono infine a questo vino di colore rosso rubino e luminoso, con intensi aromi di amarena e frutti piccoli a bacca rossa che scomparendo lasciano il posto alle note vegetali ancorché erbacee, corteccia bagnata, sottobosco.
In bocca è di bella bevibilità, una struttura che ci si aspetta più solida dopo averlo sentito al naso, volto più alle note fresche e leggere che non a quelle austere che gli spetterebbero di diritto dopo sette anni.
E’ un vino da portare assolutamente a tavola, non vuole meditazione ma allegria ed amicizia.

Si, voglio ricevere le note di degustazione
di Benvenuto Brunello 2012
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