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30 marzo, 2011

Donna Rosa 2009 Passerina del Frusinate

Il Lazio è storicamente regione da vini bianchi, ma la presenza di Roma, grande attrattore di presenze turistiche, tende a massificare i prodotti vinicoli, rischiando di trovarli tutti uguali.

Da qualche anno la produzione di vino nel Lazio è diminuita, con una maggior diminuzione percentuale di superficie vitata: segno dunque che si inizia a comprendere che mantenere alte rese per ettaro alla lunga non paga, soprattutto perché, quanto meno, si rimane fuori dalle DOC regionali.

Pochi sono i produttori che, rimboccandosi le maniche ed armandosi di parecchio coraggio, decidono di vinificare le uve autoctone senza ricorrere ai soliti Chardonnay e l’ormai onnipresente Viognier.

Ed ancora meno sono quelli che tentano di fare agricoltura biologica o, peggio che peggio, biodinamica.

Eppure qualcuno che tenta questa strada c’è, scrollando le spalle al classico mercato dei vini tradizionali (che non significa meno buoni, voglio sottolinearlo, così come vino naturale non è sinonimo di vini più buoni), per dirigersi verso un modo di concepire il vino meno da produttore di scarpe da ginnastica o di automobili e più da agricoltore, da appassionato della terra.

Ho avuto il piacere di scoprire, grazie ad una serata con un paio di amici appassionati di vino biodinamico, una bottiglia piuttosto interessante di Passerina del frusinate biodinamica.

La Visciola è un’azienda del Piglio, in provincia di Frosinone a circa 80 km a sud est di Roma, dunque in Ciociaria, vicino al parco naturale di Paliano e agli altopiani di Arcinazzo.

L’azienda è a conduzione familiare e possiede  tre appezzamenti di vigneto principali; il primo è di circa 0.3 ettari, Vigna Mozzatta, ed è coltivato a Cesanese di Affile, il secondo di 0.4, Vigna Vignali, con Cesanese e Passerina del frusinate, mentre la terza parcella, I Quartu, è di 2.5 ettari ed è coltivata a Cesanese.

Le prime due vigne sono coltivate esclusivamente con metodi biodinamici, La Visciola fa parte dell’associazione biodinamica francese La Reinassance des Appellation di Nicolas Joly ed è biodinamica dal 2005.

Nessun preparato chimico in vigna o sulle piante, lotta biologica ai parassiti ed ai funghi dannosi; la fermentazione avviene esclusivamente con lieviti indigeni, senza aggiunta di enzimi, poco uso di solforosa e nessuna esagerazione con i passaggi in legno, nessuna filtrazione: i principi base da cui non ci si deve scostare,

E’ certo un segnale importante per la viticoltura laziale, un esempio che a mio parere dovrebbe far capire che l’omologazione delle colture, e delle ‘Culture’, fa guadagnare nel breve termine, ma fa perdere il patrimonio di diversità che ogni terreno, ogni città, ogni persona possiede.

Spero a breve di poter visitare la loro cantina e le loro vigne.

Passiamo al vino

Il Donna Rosa 2009 viene vinificata in vasche di cemento e rimane poi 6 mesi in tonneau di rovere; altri tre mesi in bottiglia e viene poi commercializzato.

Alla vista i presenta immediatamente al naso per quel che è, un vino rustico con profumi quasi affumicati, che pian piano, ancora a bicchiere fermo, iniziano a prendere confidenza con l’ossigeno sprigionando sentore di frutta matura come nespola e pesca bianca. Ruotando il bicchiere per ossigenarne il contenuto, iniziano a presentarsi al naso interessanti profumi vegetali e di erbe aromatiche. I profumi sono ampi quindi, ma non eccessivamente intensi, lasciando così la curiosità dell’assaggio.

In bocca risulta sapido e piuttosto fresco, una buona acidità che  fa prevedere una maturità di almeno quattro o cinque anni grazie anche ai sapori vagamente tannici del liquido ed una gradevole mineralità che ne prolunga la persistenza nel cavo orale.

Direi che un buon abbinamento si può provare con delle classiche salsicce con broccoli.

Il prezzo è di circa 16  €. Un vino dunque interessante, degno probabilmente di un miglior assaggio tra qualche anno quando avrà una maturità più evoluta.

Si, voglio ricevere le note di degustazione
di Benvenuto Brunello 2012
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