Eccopinò, la degustazione

Qui le note di degustazione dell’evento Eccopinò di cui ho parlato nell’articolo di ieri.

CASTELDELPIANO (Licciana Nardi, Lunigiana). Bottiglie: 200

Melampo Pinot Nero 2009. Rubino molto intenso, sottilmente venato di porpora e molto luminoso. Al naso svettano lampone, ribes e mirtillo, associati a una bella sensazione di carnosità; poi in sottofondo le note lievi di bosco e humus, quelle fresche e aromatiche di aneto e bacca d’alloro, indizi fumosi e speziati (chiodo di garofano, cannella). La bocca è suadente in esordio, fruttata, poi vivificata dal tono dell’acidità: ribes, mela annurca e succo di lampone, sapori ben definiti e declinati nello sviluppo, almeno fino a quando il legno, ancora in via di ricomposizione, non addossa al gusto tannini marcati e amaricanti, distali, che quasi perdono il liquido divenuto d’improvviso scorrevole e di poco grip. Appuntamento tra uno, due anni; oppure subito con petto d’anatra grigliato al barbecue, o Kassler mit Sauerkraut.

PODERE CONCORI (Gallicano, Garfagnana). Bottiglie: 1500

Pinot Noir 2009. Da coltivazione biodinamica. Rosso rubino ancor più intenso del precedente e dalle decise svariature purpuree. Naso intenso di sottobosco, i suoi arbusti e frutti, soprattutto il rovo (la mora, la sua pianta dalla fragranza sottile e calda, terrosa, polverulenta), per il resto umbratile e compresso. Sopo qualche minuto si distende su sensazioni mature: marmellata di visciole, tamarindo, chutney (frutta tropicale), scalogno, tocchi dosati di legno aromatico e ricordi articolati di spezie (noce moscata, cumino) e fiori (bella di notte, petunia). Spettro ampio e godibile. Al gusto apre profondo e caldo, la dinamica si articola per tensione e freschezza crescenti, con corrispondenze fruttate abbastanza nitide. In progressione riemergono le sensazioni di maturità insieme a ricordi di erbe macerate, kirschwasser, arancia candita e prugna secca: l’impressione è che morbidezza e distensione vadano aumentando. Su queste note, infatti, chiude appena declive; lo sostiene la persistenza esuberante dei tannini, giovani e piacevolmente terrosi. Ancora petto d’anatra, stavolta al curry rosso o con scalogno, cotto in padella.

MACEA (Borgo a Mozzano, Garfagnana). Bottiglie: 2500

Pinot Nero 2009. Da coltivazione biologica. Rubino intenso giovanile, vivace e arioso, con le usuali infusioni di porpora. Il corredo olfattivo è composito, molto suggestivo: tra i riconoscimenti più immediati iris, ciclamino, pinolo, noce moscata, muschio, mora e timo, a seguire eliotropio, lavanda e un ricordo di carne affumicata (kielbasa). Al gusto esordisce con nerbo. Svetta la nota iniziale di glicine, cui si accostano subito lampone e – di nuovo – pinolo. Sviluppo corretto, buona tensione e rimarchevole sensazione di rusticità sottesa alla grana e alla varia connotazione dei tannini: di elegante e scabra fermezza per il curioso richiamo a un velluto accarezzato contro verso; e anche saporosi nel vagheggiare le essenze di cipresso e ginepro. In progressione cresce la sensazione calorica, bilanciata da acidità e spiccata sapidità. Finale lungo, ancora sapido, connotato dal distico d’erbe officinali da un lato, dolcezze fruttate dall’altro.

PODERE FORTUNA (San Piero a Sieve, Mugello). Bottiglie: 5000 Fortuni, 4300 Coldaia

Pinot Nero Fortuni 2009. Rubino più scarico, più familiare per tonalità e trasparenza. Spettro olfattivo ampio e articolato nelle note fresche e marine (sale, iodio), in quelle succulente di frutti di bosco, nell’impressione di terra smossa e sottobosco, in quella carnosa che abbraccia trasversalmente rosa canina, begonia, regina claudia e carne cruda; in quelle, infine, di spezie (macis) e torrefazione, forse i segnali della sosta (12 mesi) in botte piccola. Bocca di pari complessità e compostezza fin dall’attacco, definito nei sapori di frutto (fragola, ribes, ciliegia), veramente singolare nell’accenno all’acqua di rose. Sviluppo gustativo teso e continuo, in cui colpisce l’alternanza di percezioni morbide e croccanti. I tannini regalano sensazioni tattili tenui, quasi cremose, durante tutta la persistenza che richiama bacche rosse mature e buccia d’uva. Riprovato dopo più di un’ora rivelava maggiore intensità nelle componenti empireumatica e organica (pelliccia, cuoio), oltre al vezzo di una nota di alginato.

Pinot Nero Coldaia 2009. Rubino poco vivace, trasparente. Sfumature marine e alginiche anche qui, molto tenui, a introdurre richiami serrati, ben declinati di frutta rossa matura e carnosa (mora, lampone, ciliegia, regina claudia), curcuma, cannella e pepe rosa. In bocca, impatto piacevole per pulizia ed equilibrio, nette le percezioni di mela granata e ribes. Lo sviluppo procede di slancio e pulizia, finché i tannini piuttosto scabri e la loro intrusione gustativa segnano un finale gallico.

IL RIO (Vicchio del Mugello). Bottiglie: 4000

Ventisei Pinot Nero 2009. Il colore più tipico, un rubino tenue e luminoso. Mimetico già al naso, inizialmente restio a svolgere il fascio d’erbe aromatiche che si manifesta dopo alcuni minuti: foglia d’alloro, timo, maggiorana, mirto e salvia coesi e non confusi, precedono frutti di bosco e spezie dolci. Al gusto la prima impressione va sondata alla luce della cifra, per l’appunto mimetica, di un vino che gioca di variazioni e rimandi continui. Così l’apparente potenza va rivalutata quale espressione polinomiale: ampiezza di spettro, tensione gustativa e raffinata tessitura, qualità significate fin dall’esordio nella partitura calorica e pressoria, dalle quale i sapori scaturiscono precisi e intensi. Tornano le bacche rosse (lampone, ribes e sorba), recando un ricco corredo di spezie, macis, cannella e pepe rosa. I tannini sono distesi e ben infusi. Sviluppo di aerea finezza: i sapori sembrano evolvere in lenta, languida dispersione, donando un finale lungo e rarefatto.

TERRE DI GIOTTO (Gattaia – Vicchio del Mugello). Bottiglie: 500

Gattaia Pinot Nero 2009. Da coltivazione biodinamica. La tonalità da californication è solo un vezzo infantile, ché solo quattro sono gli anni delle viti. Le esuberanze si palesano eminentemente nella presentazione, che è a tinta forte: rubino molto profondo, con spiccati riflessi purpurei. Naso singolare, in apertura declina salvia, timo e menta, quindi garofano e iris, ancor prima dei dettagli di ciliegia, mela granata, mora. A un secondo passaggio si ritrovano anche sedano e pellame. La bocca è tesa e articolata, vibra sul saliente acido e declina nello sviluppo mora, ciliegia, humus e cemento; la sensazione generale ispira carnosità e volume. Tannini presenti e levigati, a sostenere il finale intenso, pulito e veloce. A scanso di equivoci sia detto che l’impazienza dei fanciulli si condona volentieri: il faut que jeunesse se passe. Con qualche anno in più saranno altri tempi, altre lunghezze. Intanto il vino già premia la pazienza: durante novanta minuti nel calice alterna chiusure ed espansioni corali.

FATTORIA IL LAGO (Dicomano, Firenze/Rufina). Bottiglie: 1800

Pinot Nero 2009. Rubino vivo e limpido. All’olfatto si schiude subito su lampone e prugna molto maturi e in confettura, quindi erbe aromatiche (rosmarino, timo), tè, noce moscata, pigna e corteccia di pino. In bocca spicca subito l’acidità agrumata, persino pungente. Si ritrovano in successione le impressioni di frutta matura, erbe aromatiche e spezie, scandite in buona definizione e fuse solo nel finale morbido e calorico, in cui i tannini si integrano a mo’ di contrappunto.

PODERE DELLA CIVETTAJA (Pratovecchio, Casentino). Bottiglie: 600

Pinot Nero 2009. Da coltivazione biologica. Rubino vivo, profondo. L’aspetto olfattivo desta attenzione per le note selvatiche e di cuoio abbinate a frutto carnoso – durone, susina – e ben maturo, poi chinotto, cera d’api, edera, ciclamino e ortensia. Un assieme intenso, coeso e di buona definizione. Il secondo passaggio arricchisce il quadro di spezie dolci. Ampio è l’impatto gustativo, nel quale si riaffaccia il frutto insieme a chiodo di garofano, rucola, cardo e un fondo di carne, che si esplicita in retrolfazione richiamando la selvaggina. Tensione continua, tessitura robusta e tannini non da meno, peraltro ben integrati. Un vero piacere la lunga traccia sapida in chiusura. Chiama uno spiedo di tordi e quaglie con il lardo e polenta grigliata.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
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