Ein Prosit 2014 3 di 3


 Tarvisio

Brunello di Montalcino Riserva 2006 Le Potazzine

Parlare di preveggenza o conoscenza sarebbe presuntuoso; consideriamo pure il senso compiaciuto della scoperta come frutto di sensazione o suggestione, non sacrificheremo nulla del piacere di bere. Questa Riserva sa di grandi prospettive e molte possibili aperture. Al quadro olfattivo ancora compatto e restio a schiudersi fa da contraltare uno sviluppo gustativo eminentemente dinamico, slanciato e di grande energia: la tensione – meglio sarebbe dire pulsazione – del liquido è così intensa e profonda da movimentare senza sforzi un corpo ingente e una progressione aromatica dagli aspetti costantemente mutevoli. Si colgono sottobosco, bacche, ciliegia, erbe aromatiche, ferro, iris e ginseng. Un vino puntinista: nessun punto mira a svettare di per sé, ciascuno contribuisce a un’opera compiuta il cui valore è assai maggiore della semplice somma di punti.

Brunello di Montalcino 1983 Biondi Santi 

Tabacco dolce e cuoio, tè, infusi alcolici di genziana e ruta, orzo, ruggine, terra e slivovica in fondo. Impressione di leggerezza. Gestione degli anni disinvolta, quasi disincantata: contrariamente alle aspettative o alle fascinazioni da vecchia bottiglia, è forse il più pronto e divertente dei vini in rassegna. Al palato è eminentemente sapido, di freschezza ancora viva e infusa in svariati riflessi piacevolmente amaricanti, in ricordi di fiori passi e in una fine speziatura. La progressione tiene con sicurezza. Tannini fondenti, pressoché cremosi. Finale lungo e di trame aromatiche ricercate e sottilissime: legni aromatici, ibisco, scorza d’arancia essiccata, il chiodo di garofano ad aprire una sarabanda speziata. Sereno come il Catone del de Senectute, quando ricorda che le grandi cose si fanno col senno più che con la forza.

Nota: per il Brunello 1983 e il Brunello Riserva 2008 Biondi Santi si trattava del secondo assaggio in pochi mesi, il primo essendo avvenuto nel mese di giugno nell’ambito del corso/master sul Brunello condotto da Massimo Billetto a Roma. Di seguito gli appunti di allora.

Riserva 2008. Il confine tra austera eleganza e inattesa accessibilità è segnato e risolto proprio in ultimo, dal bellissimo finale di ruta e susina. Nel suo svolgersi intermittente divide chi lo coglie ampio e amplificato da chi lo trova misurato e sublime. A bottiglia aperta da più ore rivela le note agrumate, di fiore, crete, terra bagnata, stoffe e legni aromatici, oltre a una corposa dote balsamica. Nitide le tracce minerali di ferro e pietra bianca. Toucher de bouche ragguardevole, senza cedimenti per tutto il sorso. Consistenza, acidità traente, forza senza forzature. Tannini perentori, severi ma non tanto da frenare il gran finale: prima il frutto e le dosate amarezze di radice, poi un almanacco di spezie, rovo, bacche e sensazioni caloriche e terrose in persistenza (lunghissima).”

Brunello 1983. Grande articolazione: fieno greco, tè nero, ginepro, ardesia, ruggine, tabacco a comporre l’unità di espressione all’olfatto. Mobile, non statico. Varietà delle note minerali, prevalentemente ferrose, e di quelle speziate. Sullo sfondo, un soffio balsamico e cenni di carne e fondo bruno. Bocca: freschezza quasi intatta e lungo svolgimento di aromi in filigrana, frutta rossa disidratata, camemoro, fiori secchi, legni aromatici e una ricca dote speziata. È vivo ed evoluto in eleganza.”

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