Enoteca Divinis bar à vins: il Pouilly-Fumé Clos Joanne d’Orion di Gitton

Terza serata di degustazione del 2 ottobre nel programma di Divinis. Le note di degustazione sono come al solito di Maurizio Landi, ringrazio Alice Colantonio, che compare come autrice,  che si occupa di leggerle, redazionarle, recuperare le foto. (Wine Roland)

Nonostante le cittadine di Pouilly sur Loire e di Sancerre appartengano politicamente alla Borgogna il loro riferimento enologico è indiscutibilmente la Loira.

Siamo a Nord, l’inverno è freddo e secco, l’estate calda, senza eccessi di piogge. L’esposizione delle vigne diventa importante per la maturazione, ma soprattutto per proteggere le piante dalle gelate primaverili.

I terreni si dividono in tre tipologie: quelli calcarei, che aiutano una maturazione precoce e danno vini molto aromatici; i marnosi, più equilibrati dal punto di vista idrico e più freschi, che danno vini più strutturati e ricchi di frutto; e i terreni silicei, che donano maggiore intensità e mineralità.

Il Sauvignon Blanc è un vitigno che, come altre uve prestigiose, lascia trasparire le caratteristiche del terreno sul quale viene coltivato. È quindi facile trovare vini della stessa denominazione che presentano qualità profondamente lontane. Vitigno dalle caratteristiche talvolta estreme, presenta una aromaticità spiccata che i produttori spesso tendono a esaltare o a mascherare, a seconda dei gusti.

foto di Lidia Battilo (C)

L’azienda Gitton fu fondata da Marcel nel 1945 a partire da una vigna di appena mezzo ettaro (oggi ne conta ventisette). Gitton è proprietario di alcune vigne nei comuni di Sancerre e di Ménétréol, oltre a una piccola parcella nel comune di Pouilly sur Loire, da dove proviene il più prestigioso dei suoi vigneti, il  Clos Joanne d’Orion: poco più di un ettaro vitato nel 1975, una pendenza dolce che va dai 150 ai 200 metri, esposizione Nord-Ovest, questo appezzamento si giova di un terreno marnoso, che conferisce ai vini un supplemento di ricchezza e frutto. Viene lavorato tutto in contenitori d’acciaio, dove segue una fase di maturazione che dura circa un anno.

L’azienda rifugge i riflessi mediatici e si concentra su una produzione in stile classico di vini talvolta taglienti, ma con una piacevole tendenza a maturare nel tempo, anche se la meccanizzazione di alcune fasi in vigna rappresenta un neo che vorremmo non si ripercuotesse sui prodotti finali.

Pouilly-Fumé Clos Joanne d’Orion 1985 

Ménétréol sous Sancerre (F) Pouilly-Fumé A.O.C. ~ Sauvignon 

Il più bell’esempio della serie. Profondo, complesso e di grande bevibilità. Chiude in lunghezza con una piacevolissima e delicatissima nota balsamica e minerale che fa ben sperare in un futuro ancora radioso.

Pouilly-Fumé Clos Joanne d’Orion 1987 

Gitton Père & Fils ~ Ménétréol sous Sancerre (F) Pouilly-Fumé A.O.C. ~ Sauvignon

Decisamente più acerbo. Acidità notevole, ma su toni erbacei un po’ evidenti che sembrano mostrare una certa immaturità delle uve di provenienza.

Pouilly-Fumé Clos Joanne d’Orion 1998 

Gitton Père & Fils ~ Ménétréol sous Sancerre (F) Pouilly-Fumé A.O.C. ~ Sauvignon

foto di Lidia Battilo (C)

 

Maturo e denso, mostra una struttura un po’ pesante e poco articolata. Non si tratta di un vino spento, ma gli manca lo slancio e l’articolazione delle annate migliori.

 Pouilly-Fumé Clos Joanne d’Orion 2000 

Gitton Père & Fils ~ Ménétréol sous Sancerre (F) Pouilly-Fumé A.O.C. ~ Sauvignon

Per molti aspetti richiama il 1985, anche se difetta di slancio. Una piacevolissima nota di eucalipto contribuisce all’articolazione del vino. Sembra mancare un tocco supplementare di mineralità che gli permetta di vivere ancora a lungo.

Pouilly-Fumé Clos Joanne d’Orion 2006 

Gitton Père & Fils ~ Ménétréol sous Sancerre (F) Pouilly-Fumé A.O.C. ~ Sauvignon

Ci avviciniamo nel tempo e l’acidità si fa sentire, ma il vino sembra stanco e privo di complessità.

Pouilly-Fumé Clos Joanne d’Orion 2009 

Gitton Père & Fils ~ Ménétréol sous Sancerre (F) Pouilly-Fumé A.O.C. ~ Sauvignon

Assaggiato da solo in un altro momento mi aveva fatto un’impressione molto più vivace. Presenta una componente aromatica molto ricca, ma un po’ artificiale, come se fossero stati usati lieviti selezionati, di quelli “moderni”, pieni di aromi artificiali. È vero che l’annata 2009 è di quelle un po’ calde, ma anche il 1985 lo era…

 

Si, diciamo la verità, questi vini ci hanno un po’ deluso.

foto di Lidia Battilo (c)

Lo stile classico c’è, la capacità di maturazione anche; quello che manca è quel senso di naturalezza che oggi è giusto considerare come base fondamentale per un vino di qualità.

Non si tratta solamente di una questione di ecologia, ma anche la capacità di lasciare esprimere le vigne nel pieno della loro capacità, mentre un interventismo esasperato rischia di banalizzare l’espressione del vigneto. Ciò nonostante, una degustazione interessante e didattica su uno stile di vino rispettabile.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
We respect your privacy.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.