Fasoli Gino – Pieve Vecchia Soave Superiore DOC

Percorrendo l’autostrada che da Verona conduce a Vicenza, ci si potrebbe annoiare tanto è piatto e monotono il panorama che si scorge al di là del parabrezza.

Le terre di Soave

Se invece lasciamo le strade principali, potremo vedere le variazioni di altitudine affrontando i sali e scendi che ci avvicinano alle colline che segnano la Valpantena, la Val di Illasi e la Val d’Alpone, arrivando infine a Soave ed alla ben tenuta rocca posta a guardia di quel territorio.

Ben lo sapeva anche Goethe che nei suoi ‘Viaggi in Italia‘ percorse questa regione dentro la sua carrozza alla fine del XVIII secolo, parlando con gli osti ed i locandieri ed appuntandosi ogni impressione.

Al di qua e al di là della zona collinare ai piedi dei monti Lessini, due sono i luoghi che meritano di avere un posto particolare nella produzione del Soave Classico: Soave e Monteforte d’Alpone, dove il vitigno principe è la Garganega, vinificata a volte in purezza, più spesso con l’aggiunta di un 10-30% di Trebbiano di Soave.
Questo è il tipico territorio in cui si riscontra tutta la limitazione dell’attuale sistema di classificazione italiana del vino, perché dai vigneti di Soave e da quelli di Monteforte distanti meno di cinque chilometri, così come da tanti altri vigneti circostanti, pur appartenenti per legge alla stessa denominazione, si producono vini di caratteristiche simili, ma non uguali.

La Garganega

E così i vini da Garganega in purezza del comune di Monteforte d’Alpone, a terreno di origine vulcanica, saranno in genere più strutturati e profumati di quelli prodotti, alla stessa maniera, nel comune di Soave, che hanno però da parte loro una migliore propensione all’affinamento in bottiglia, riuscendo a sviluppare nel tempo una maggior complessità. 
Dunque è esattamente in territori come questo, dove spostandosi da una valle all’altra si riescono a sentire profumi e gusti diversi, che il vino dovrebbe essere meno manipolato da quelle apparecchiature che già Mario Soldati nel 1968, in accesa e garbata contrapposizione con Corrado Piacentini all’epoca direttore del Consorzio del Soave, paragonava a batterie d’antiaerea (Vino al Vino, Primo viaggio, provincie di Verona e di Trento). 

Il vino della Vecchia Pieve

Il Pieve Vecchia di Fasoli Gino nasce da vigneti di Garganega di circa 40 anni che crescono sul terreno argilloso tipico di questo lato della vallata. Vendemmiato manualmente, nessun trattamento chimico tra i filari ed un uso moderato delle tecnologie, raffreddamento del mosto per ripulirlo dai sedimenti e filtrazione con farine fossili. 
La vendemmia avviene in tre passate distinte da metà settembre a metà ottobre e le uve della seconda raccolta vengono leggermente appassite per altri 30 giorni. Sarà poi in cantina che avverrà la scelta delle percentuali di uva da usare per il vino di quell’anno.
Il vino viene fatto fermentare e poi affinare in grandi botti nuove da 500 litri per un anno, e rimane altrettanto nelle bottiglie prima di essere venduto. 
Al naso ha un profumo non intenso ma con sentori ben definiti di ginestra e pera matura, leggermente speziato e forse un po’ eccessivo il sentore di vaniglia lasciato dal legno nuovo, seppur di botte grande.

Le note di degustazione

L’attacco del palato è abbastanza corposo, riempitivo, con una acidità che arriva quasi immediatamente a moderare la struttura di questo vino.

La mineralità è ben evidente in tutta la degustazione, favorendo una persistenza discretamente lunga di pesca gialla ed agrumi. Può esser servito a temperature fino a 12°, grazie all’elevato grado alcolico di 13.5%.

In definitiva un vino che forse si avvale un po’ troppo largamente dell’aiuto del legno, che però non è mai protagonista ma solo evidente compartecipe; il passaggio di un anno in botte sicuramente fissa la struttura del vino.
I profumi sono quelli tipici della Garganega in purezza, tendenti più verso il fresco dei fiori che non a quelli succosi dela frutta. 
L’equilibrio è ancora spostato verso la corposità, lasciando troppo in sottofondo la mineralità e l’acidità che sicuramente verranno fuori tra un paio di anni.
Un vino che oltretutto si può trovare a scaffale attorno ai 15€.

Wine Roland

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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