La fiera 2016 dei vini della FIVI

Il mio classico appuntamento con la Fiera del Vino della FIVI, si è compiuto con mia ottima soddisfazione anche quest’anno.

Impressioni dalla Fiera

Temperatura direi ideale, un po’ di umidità a Bologna in attesa dell’Intercity 580 ma niente di grave; navetta dalla stazione di Piacenza fino all’Expo puntuale e comoda.

Molta gente all’ingresso, salone pieno già dall’apertura, gente con i carrelli per portarsi via cartoni di ottimi vini e qualche birra.

Certo, le mie sei ore sono state davvero poche per assaggiare bene anche solo un decimo dei vini presenti, più o meno 400 espositori, ognuno con almeno 3 vini: capite bene che diventa davvero complicato, per una persona sola e con tempo limitato, avere un’idea esatta di tutto quel che c’è dentro le bottiglie.

Così, mi sono messo a guardare i carrelli della spesa, un’indagine di mercato, più o meno. Toscana, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige avevano oltre 20 cantine per ognuna, e così la spesa avveniva soprattutto su queste regioni.

Dentro i carrelli della spesa

Ho fatto un po’ di domande in giro, ad occhio sembra che si siano venduti più rossi che bianchi, ma naturalmente non ho un campione statistico valido per tirare conclusioni.

Di quel che ho assaggiato, la qualità è indubbiamente ottima, e di questo bisogna solo che dire bravi alla FIVI, che come sempre sanno scegliere ottime piccole produzioni di vino.

Assaggi preferiti

Naturale? Non naturale? beh, a questo punto fatemi dire: chi se ne frega.

I vini erano tutti (tutti nel senso, quella ventina che ho assaggiato) ben fatti, ed assaggi orizzontali di tre cantine diverse che producono vino a base di Sangiovese hanno rivelato tre vini differenti, così come erano differenti i produttori.

Qualche vino su tutti: l’Albana di Marta Valpiani, il Timorasso de I Carpini, il Merlot rosato di Armin Kobler, il Bolgheri Rosso di Guado al Melo.

La cosa più interessante però è stato rendermi conto, con esattezza, la grandiosa, allegra, inconsapevole ignoranza informatica del produttore di vino italiano. Parlo di quelli piccoli e medio piccoli, non di tutti certo, ma di una gran parte di loro.

Internet, what?

Spesso lasciano che la comunicazione sia affidata semplicemente ad una pagina Facebook, e se cercate “vini rossi (regione a piacere)” su Google, sarà molto difficile che troviate uno dei loro nomi. A meno che non facciate la ricerca da loggati e non abbiate appena acquistato uno dei loro vini.

Non sapete di cosa sto parlando? Ecco, è proprio questo il problema.

Non parliamo poi di usare un’app specifica per vendere o far conoscere il proprio vino: neanche a parlarne.

Tipica conversazione:

“ok, ma se io fossi un ristoratore svedese che volesse acquistare vino italiano, come fari a trovarvi su Internet?”

“Sul nostro sito ci sono i riferimenti”

“si, dico, ma se io non vi conosco, e cerco dei vini di (regione a caso), come faccio a sapere che voi esistete?”  

Insieme di risposte più o meno a casaccio

Ancora più silenziose le risposte quando chiedevo se conoscessero piattaforme come Vivino, o Delectable, o simili. Provando a cercare qualche vino inquadrando l’etichetta, sono riuscito a scoprire quasi nessun vino. (“beh sai, a noi i social piacciono poco”)

Insomma, ottimi a produrre il vino, i nostri vignaioli lo sono molto meno nel proporlo sul web. Un po’ un peccato, ma conto che associazioni attente, come ad esempio lo è FIVI, inizino a comprendere l’importanza di Internet. 

Prima che Trump ce la chiuda, naturalmente.

Wine Roland

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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