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21 aprile, 2012

Fuori dagli schemi: Casa Caterina

Casa CaterinaMe lo aveva detto, Antonio, che la serata di degustazione a Les Vignerons dei vini di Casa Caterina sarebbe stata sorprendente, ed infatti così è stato.

Sorprendente lo è certamente Aurelio del Bono, titolare dell’azienda; si percepiva una sorta di timidezza personale, venuta subito via appena ha iniziato a parlare dei suoi vini e rispondere alle domande dei partecipanti.

Spiega il suo metodo (le bollicine devono stare lì dai 48 ai 60 mesi, non 12, cosa ci fai in 12 mesi?), senza usare alcun termine scientifico ma riuscendo a trovare sempre le analogie giuste per parlare a tutti, e per farsi capire da tutti.

Vignaiolo naturale, né biologico né biodinamico, l’unica certificazione viene dall’assaggio dei suoi vini, dall’uso del pinot noir e dello chardonnay, dall’utilizzo di botti di cinque legni diversi, zolfo e rame in vigna quando serve, la tecnica del freddo usata in cantina per lasciare pulito il vino base prima di prendere la spuma.

Una conoscenza notevole del proprio lavoro, onestà intellettuale al punto da uscire dalla denominazione per essere libero di lavorare nel modo in cui crede e di non far uscire alcune etichette negli anni in cui le uve non gli sembrano adatte a fare il suo vino.

A Les Vignerons si continua, dunque, ad incontrare una eccellenza spesso nascosta del vino, aziende che producono ottimo vino e vendono soprattutto all’estero dove forse si stanno stancando dei vini disegnati tutti uguali; pochi ristoranti ed enoteche che invece credono nei vini non progettati a tavolino ed hanno paura della non riconoscibilità di un vino.

Questa è una cosa che, a me, fa piuttosto ridere, quella della riconoscibilità; una Mercedes deve essere riconoscibile, una Fiat; per il vino si è confusa la nozione di riconoscibilità con quella di riproducibilità, una ricetta sempre uguale per produrre un vino sempre uguale.

I terreni dove sorgono i vigneti di Casa Caterina sono argillo-calcarei ed argillo-limosi, niente marna dunque, densità di 10mila ceppi/ha, una resa di 40 q/ha, nessun diserbante nei dieci ettari di vigna, solforosa al minimo e mai in uscita della bottiglia.

La fermentazione è spontanea, da lieviti indigeni inoculati con i mosti dell’annata in vasca d’acciaio; analogamente avviene nella produzione dei vini fermi.

Elogia le potenzialità del Pinot Meunier, che lui produce anche in purezza, e naturalmente del Pinot Nero, di cui ha fatto uscire solo l’annata ’97, 2000 e ’09, perché “è un cavallo selvatico e che selvatico vuol rimanere, difficile da domare. Nei primi mesi ti sembra di aver buttato il tuo lavoro, profumi e gusti completamente scomposti e spigolosi, poi lo assaggi dopo due, tre, quattro anni e ti accorgi di avere tra le mani un nettare favoloso”.

Gli assaggi sono iniziati con il Cuvée 60 2006, un brut da chardonnay proveniente daCasa Caterina cuvée 60 tre vitigni differenti e raccolti separatamente per rispettare i diversi gradi di maturazione. Profumi tipici di crosta di pane fresco e pera, poi mineralità di sassi a scaldare al sole.Acidità importante e sapidità nel giusto grado.

Il secondo è stato il Cremant 2004, un blanc de blanc da chardonnay monovitigno, profumi in continua evoluzione, nitidi di burro fuso, nocciola, agrumi e rosmarino. Freschezza e sapidità minerale eccezionale.

Un blanc de noir 2003 con il 4% di chardonnay, ematico, smaltato, bevibilità assoluta ed abbinamento con praticamente qualunque cibo, grazie alla sua grande freschezza ed alla morbidezza suadente.

La degustazione ufficiale si conclude con l’Estro 2006, un assemblaggio di Sauvignon Blanc, Marsanne e Viognier, imponente nei profumi di arancia amara candita e di noci, mineralità tenuta a bada dalla bella morbidezza che avvolge completamente la bocca.

Dicevo quella ufficiale perché, mentre Antonio prepara la bottiglia successiva, Aurelio viene praticamente accerchiato dalla maggior parte di noi con domande sui suoi vini, sulle sue terre, sul suo modo di viviere il mestiere di vignaiolo, domande a cui non si sottrae andando anche a parlare brevemente della sua vita privata.

Intanto è arrivata l’ultima bottiglia, a cui è stato dato il nome di Noncé 2009, , come per sottolineare che si tratta di un esperimento. A tutta prima non si riesce a comprendere il tipo di vitigno, forse perché poco o niente utilizzato in Franciacorta. Alla fine il mistero viene svelato da uno dei partecipanti, individuando nel Gewurtztraminer l’artefice, insieme alla sapienza di Aurelio del Bono, di profumi di mela grattugiata e banana, matita temperata e pietra bagnata, una nota sulfurea in lontananza che lega tra loro i profumi più freschi. L’acidità e la mineralità di questo vino sono realmente sorprendenti, una morbidezza necessaria per sopportare tanta spigolosità dovuta esclusivamente dall’importante nota alcolica (16°).

Ancora qualche parola con il produttore, poi pian piano la compagnia si scioglie, ognuno sapendo di aver assaggiato dei grandi vini, grandi bollicine che non si trovano dappertutto.

Ma se fate un salto a Les Vignerons, qualche bottiglia la trovate ancora, assicurato.

 
Si, voglio ricevere le note di degustazione
di Benvenuto Brunello 2012
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One Comment on “Fuori dagli schemi: Casa Caterina

amaro
23 aprile, 2012 a 06:52

Eh si, questa degustazione è stata grandiosa!!!
In enoteca si trovano anche il crémant 2002, il réserve 1999,il pinot nero 1990, il pinot meunier 1994 ed il taglio bordolese Vita Grama 2000 Grande Aurelio Del Bono e grande Rolando sempre perfetto nei suoi interventi!!

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