download (1)Un paio di giorni fa ho avuto modo di leggere commentare una interessante considerazione di Mike Tommasi su Facebook a proposito del futuro dei blog.

La maggior parte dei commenti ai post di un blog oggi avviene quasi esclusivamente sui social network e non più sul blog stesso; quindi, si domanda Mike, poiché componente fondamentale e storica di un blog sono proprio i commenti, questo potrebbe essere un segno della decadenza dei blog.

La considerazione non è per niente campata in aria: praticamente ogni blogger ha un suo profilo social, da Facebook a Twitter, da Reddit a Google+.

Per dare risalto ai propri blog, quindi, ed attrarre lettori, il post viene riportato su queste piattaforme, la maggior parte delle volte in modo automatico sfruttando plug-in appositi.

Il termine ‘weblog’ fu coniato nel 1997 da Jorn Barger, mentre il termine ‘blog’ divenne popolare a partire dalla metà di maggio del 1999 dopo che fu usata da Peter Merholz nel suo diario online Peterme.com

Per vedere comparire i commenti in un blog bisogna però attendere l’ottobre del

Jorn Barger
Jorn Barger

1998, con la creazione da parte di Open Diary di un tool che consentiva ai lettori di aggiungere ai post le proprie considerazioni. Open Diary è stata chiusa a febbraio di quest’anno.

Da allora, e sono passati solo sedici anni, le piattaforme di blogging hanno fatto enormi passi avanti; c’è la possibilità di accedere a piattaforme come Blogger.com o WordPress.com, o installare in un proprio spazio web un cosiddetto CMS (Content Management Service, sistema di gestione dei contenuti), ossia un pacchetto software che consente di crearsi un proprio blog o un sito web senza dover necessariamente essere programmatori web.

Tornando all’argomento iniziale, ossia i commenti che ormai avvengono quasi esclusivamente sui social anziché sul blog, bisogna ricordare che negli ultimi anni ha fatto la comparsa un oggetto che prima non c’era, ossia lo smartphone.

Con quella che ormai è diventata una nostra appendice essenziale, per viaggiare, per ricordare, per mangiare e per bere, per soddisfare le nostre voglie narcisistiche, possiamo comodamente essere in contatto praticamente con chiunque.

Le applicazioni più usate su uno smartphone, oltre ai vari tool di instant messenging come Wazzup e la posta, sono di certo Facebook e Twitter.

Questo ha modificato il modo che abbiamo, purtroppo, di leggere le notizie.

Quel che si legge su fB è spesso una notizia di seconda mano, passata o commentata già da qualcuno che è nella nostra cerchia di ‘amici’; lì inizierà la discussione, o meglio l’aggiunta di commenti a volte OT (Off Topic, fuori argomento). I commenti su fB non sono moderati però, ottima abitudine dei primi newsgroup che purtroppo abbiamo perso.

Su Twitter c’è un minor numero di commenti ad una notizia, spesso ci si limita al RT (retweet) per farla circolare anche ai nostri follower; si legge la notizia al link riportato e, se si ha voglia di commentare, lo si fa sulla piattaforma dove abbiamo letto la notizia. Spesso, cosa ancor più importante, il commento su fB si limita a dire: “hai ragione”, “bella foto”, “sei molto carina”, o “che gattini dolcissimi”; ancor peggio quando ci si limita a mettere uno svogliato ‘Mi piace’ al post, giusto per la fiducia.

Al contrario, mettere tra i preferiti un tweet ha la duplice funzione di far sapere che quella notizia ci piace, e di ritrovarla comodamente nella nostra time line personale. Da questo punto di vista, Twitter ha una marcia in più, nel campo della condivisione partecipata.

Un blog invece consente la possibilità di poter moderare i commenti ai propri post: nel caso di Storie del Vino il primo commento di un lettore sarà sempre moderato, e verrà pubblicato appena il blogger, ossia io, deciderà se o meno pubblicarlo. Una volta che il commentatore ha ricevuto la mia approvazione la prima volta, i successivi commenti non saranno più moderati.

C’è più lavoro da fare, in genere, per un blogger che voglia moderare i commenti ai propri post, cosa a mio avviso conveniente per non far scadere le discussioni in flames eterni, inconcludenti o volgari.

Il blog però sicuramente rimane una delle principali fonti di informazione ma, a differenza di cinque anni fa, non è più il principale veicolo di condivisione delle idee.

Piattaforme di blogging sociale come Google+ o le note di Facebook non hanno mai preso molto piede, sebbene possano essere buoni strumenti per inserire post e commentare direttamente sulla social network. Per come la vedo io, manca ancora una piattaforma di blogging sociale, sebbene ci stia provando ReddIt o la più nuova Medium.com (che arriva dai fondatori di Twitter), ossia una inversione di paradigma: non più condividere su social network quel che si scrive o si legge in un blog, ma viceversa condividere sul blog quel che si legge sui social network. 

I due mondi del web dovranno, in qualche modo, unirsi e cooperare.