In giro con gli Etruschi: I Botri di Ghiaccioforte I

Vigna I Botri – panorama

Per fortuna non avevo lavato l’automobile, gli ultimi chilometri  dell’Aquilaia fino a Ghiaccioforte sono solo terra e ciottoli, attraverso vigne e campi in attesa.

Il sole ha reso ancor più polveroso il percorso e nonostante il caldo di fine mattina devo viaggiare con i finestrini chiusi, se non voglio presentarmi con i capelli bianchi.

Il sito archeologico di Ghiaccioforte è a due passi dalla tenuta de I Botri di Giancarlo e Giulia, così prima di andare da loro approfitto per andarlo a visitare, un paio di curve ed ecco lì uno spiazzo con una costruzione in muratura e quattro tavolini di legno coperti con ben tenuti spioventi fatti di rami e tavole di legno, ideali per una sosta riparati dal sole. Una fontanella fa uscire acqua leggera e dissetante, calda, si, ma  basta farla scorrere un po’.

Il sito si stende al di là di un largo dosso, diviso dallo spiazzo sterrato da una staccionata; un cartello avvisa che il sito era abitato già quattrocento anni prima dell’Era Volgare. Il mio occhio inesperto non mi mostra nulla di particolare, tranne qualche mucchietto di pietre di cui i cartelli sparsi nel sito tentano di spiegarmi l’utilizzo.

Mi lascio prendere dal luogo, al silenzio non manca nulla per essere completo, faccio nascondere l’orizzonte dal dosso per non farmi distrarre dalle opere della civiltà che rischierei di vedere poco più sotto.

Pochi minuti da assaporare in solitudine, provando ad immaginare quel posto popolato da persone che parlano, camminano, comprano e vendono i loro prodotti al mercato, vesti variopinte e costruzioni in pietra e legno, poi riprendo il contatto con la realtà salendo nuovamente in auto per tornare indietro fino  al cancello de I Botri di Ghiaccioforte, dove Andrea Andreozzi, adeguatamente avvisato, mi sta aspettando.

Vigna I Botri 2007
Vigna I Botri 2007

Del loro Morellino di Scansano ho già parlato, qui ed anche qui, della loro idea di vino ne parlerò più avanti.

Parcheggio in cima alla stradina ed Andrea già è fuori dalla porta di casa, poco dopo esce Laura seguita da Tango, un cagnone di nove anni tranquillo e bonaccione. Saluti e presentazioni, poi saliamo le scale esterne per arrivare sul terrazzino da dove si vede la macchia che circonda i vigneti a Guyot, da un lato il monte Amiata, il mare in lontananza dall’altro. L’aria è riempita dal profumo del bosco e soprattutto del cespuglio di lavanda all’angolo della veranda, giù in basso.

Il rispetto del territorio, niente cantine costruite da architetti famosi, qualche giocattolo sparso per casa: l’assenza di sovrastrutture è il dato caratteristico di quello che correntemente, anche se forse illegalmente, viene chiamato vino naturale.

In casa è fresco, la costruzione è concepita per un consumo energetico minimo, e tutto intorno il panorama non è interrotto da pali della luce e tralicci: ci spiegherà poi Giancarlo che tutti i cavi sono interrati, con grande vantaggio dal punto di vista ecologico, sebbene il costo del lavoro sia stato piuttosto elevato.

Scendiamo in casa e mentre Andrea e Laura preparano la tavola, arriva anche Giancarlo che inizia ad aiutarli nella preparazione di un ottimo cus-cus ed una altrettanto gustosa insalata greca.

Sono tutti impegnati tra cucina e sala da pranzo ed osservo il sincronismo dei loro movimenti nel portare piatti e bicchieri, tagliare il pane, condire l’insalata.

Entra anche Giulia, che insieme a Giancarlo manda avanti il lavoro nelle vigne, e arriva anche, finalmente, Emanuele con la moglie ed il figlio, e qui i saluti sono veramente brevi perché tutti non vediamo l’ora di sederci a tavola per iniziare a parlare ed ascoltare. Naturalmente mangiando e bevendo.

A pranzo, a pranzo!

Ed ecco che si presenta in tavola, piacevole entrée, una caraffa di vino, bianco e fresco, dal profumo ampio ed irruento, si avventa al naso e lo abbandona lentamente lasciando aromi di cedro e foglia di limone, di nespola ed albicocca. Freschezza abbondante, mineralità da pietra pomice, lo rendono estremamente adatto per iniziare il pasto.

Il bianco de I Botri, ancora da imbottigliare, rende subito intima l’atmosfera; una tavolata tra amici a parlare di vino e di figli, di politica e di viaggi, con l’unico filo conduttore della piacevolezza che dà lo stare insieme.

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2 Comments Add yours

  1. marilù giannone ha detto:

    Viene voglia di provare viaggio e vino. La comunicazione ha un tono disteso e accattivante, e poi gli Etruschi sono la mia passione

    1. Wine Roland ha detto:

      il viaggio merita di essere fatto. grazie del passaggio qui.

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