In giro con gli Etruschi: I Botri di Ghiaccioforte III

In giro con gli Etruschi: I Botri di Ghiaccioforte III

(Nota: Terza ed ultima parte della visita presso l’azienda I Botri; qui la prima e la seconda)

La giornata del 18 luglio trascorsa a I Botri di Ghiaccioforte, insieme ad Andrea, Giancarlo e Giulia, è continuata al Museo Archeologico della Vite e del Vino di  Scansano, dove si teneva la conferenza di presentazione di uno studio archeologico e storico sul vino in Etruria.

Nonostante il caldo della sala, i posti erano tutti occupati e molti di noi erano in piedi: c’erano vignaioli, rappresentanti e presidente della cantina sociale, del consorzio, il sindaco, ma anche persone semplicemente interessate al vino.

La conferenza è stata piuttosto interessante, i ricercatori hanno presentato il proprio lavoro, spiegandone brevemente metodologia e finalità, parlando delle difficoltà di reperire i fondi per questa ricerca.

Della convenienza dello studio se ne parla spesso: vale la pena studiare questo, verificare quest’altro, osservare quell’altro ancora?

A che serve sapere che il Bosone di Higgs esiste, o mandare un’altra sonda su Marte, fare uno studio filologico su un autore del passato, studiare il percorso storico della vite in Etruria?

Serve, semplicemente perché ci sono domande che qualcuno si pone ed a cui vuole trovare assolutamente una risposta. Non necessariamente questi studi e queste ricerche porteranno immediate applicazioni pratiche alla vita di tutti i giorni, ma faranno di più: aumenteranno la nostra conoscenza del mondo, ed alla fine anche di noi stessi.

Compiendole, o anche solo leggendone, si diventa persone migliori.

La conferenza è stata introdotta da Michel Gras, direttore di ricerca emerito del CNRS (il CNR francese) e precedentemente Direttore della Scuola Francese di Roma, ed hanno poi presentato i risultati Andrea Ciacci, del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università degli studi di Siena, Paola Rendini, della Sovrintendenza per i Beni Archeologici della Toscana,  ed Andrea Zifferero. del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università degli Studi di Siena.

Lo studio, come si legge dal documento di presentazione, ha avuto origine nel 2005 dopo il Convegno Internazionale sul tema Archeologia della Vite e del Vino in Etruria, e si è posto l’obiettivo di far luce su qusto tema sia dal punto di vista dell’archeologo che da quello del botanico e del biologo molecolare, passando attraverso la storia dei luoghi dove era coltivata la vite.

La metodologia di ricerca ha dato origine a tre progetti diversi, così da poter procedere in parallelo verso la stessa direzione ottimizzando gli sforzi e, soprattutto, i costi.

Se con la cultura non si mangia (cit. Giulio Tremonti…), probabilmente non ci si beve nemmeno, e quindi la limitazione delle spese è stata estremamente importante, come durante la conferenza è stato più volte sottolineato.

I tre progetti sono presentati nel libro Archeologia della vite e del vino in Toscana e nel Lazio (Dalle tecniche dell’indagine archeologica alle prospettive della biologia molecolare), Quaderni del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti – Sezione Archeologia – Università di Siena, edizioni All’insegna del Giglio 2012, ISBN 9738-88-7814-538-2, 830 pagg, 40€, con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Città del Vino, la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, la Provincia di Siena, la Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana, l’Università degli Studi di Siena.

Il primo è il “Progetto VINUM“, che inizia con il convegno del 2005 prima citato, e riguarda l’archeologia della vitivinicoltura nel Mediterraneo occidentale, con approfondimenti sulla ricostruzione del paesaggio agrario e sugli aspetti culturali, religiosi e commerciali nelle società preistoriche e preromane.

Il progetto “ArcheoVino” parte dallo studio della vite silvestre a Scansano per risalire alla ricostruzione del vigneto etrusco, e fornisce in particolare la metodologia per

effettuare ricerche sul campo, definendo il quadro storico-archeologico ed il carattere ed il genoma della vite silvestre nella Maremma.

Il progetto “Senarum Vinea” invece tratta delle forme di recupero e valorizzazione del patrimonio culturale della vite, con riferimenti ai vitigni senesi ed un ampio riferimento al territorio del Chianti Rufina.

Ho naturalmente sintetizzato al massimo, ma l’ottimo supporto su CD allegato al libro è di notevole aiuto per avere una guida attraverso i numerosi argomenti, e contiene in particolare lle schede ampelografiche in formato pdf.

Ci tenevo, seppure in ritardo, a concludere con questo articolo il resoconto della giornata trascorsa insieme, prima in casa, poi in cantina, ed infine, dopo la conferenza, a cena, allietata dall’ottimo  Ghiaccioforte bianco e di una bottiglia di 2005 ed un paio di 2007 del Vigna I Botri.

Ringrazio naturalmente Giancarlo, Giulia ed Andrea per la loro disponibilità, ed un elogio mirato a Giancarlo per i suoi vini, di cui potete leggere su questo blog.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
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