Gli impatti dell’emergenza sanitaria nel mercato del vino

Gli impatti dell’emergenza sanitaria nel mercato del vino

Come per ogni altro settore, saranno forti gli impatti dell’emergenza sanitaria nel mercato del vino, in tutte le regioni produttrici. Anche i mercati di espansione stanno riducendo i propri consumi di vino, visto che in molti paesi i ristoranti sono già chiusi.

Wine Intelligence ha messo all’opera la propria rete di esperti, chiedendo in modo puntuale per ogni regione vinicola cosa sta succedendo e cosa succederà dopo. Sono notizie che, in realtà, si modificano giorno per giorno, visto che la situazione è in rapido cambiamento. I famosi picchi verranno raggiunti con tempistiche diverse, e così anche gli impatti sul commercio e sui mercati saranno differenti.

I consumatori riducono gli acquisti

Non ci sono solo i ristoranti, ovviamente, ma anche la vendita diretta è fortemente penalizzata: non ci si può spostare, e quindi diventa impossibile andare nella cantina di riferimento e fare scorte.

In Australia questo mercato è piuttosto ricco, ed il mancato afflusso di turisti cinesi durante il Festival di Primavera ha inciso molto. Tengono bene invece i supermercati e i negozi specializzati.

Il Brasile pare che ancora abbia meno problemi, nonostante il carnevale di un paio di settimane fa. Le abitudini non sono ancora cambiate e solo qualche azienda sta provvedendo a misure sanitarie per i dipendenti.

In Italia abbiamo visto tutti invece gli assalti ai supermercati, un’abitudine che noi Italiani in realtà abbiamo per ogni tipo di emergenza. In questo periodo i punti vendita dei grandi rivenditori hanno realizzato fatturati simili a quelli del periodo di Natale. E naturalmente il turismo completamente fermo ha amplificato la diminuzione di vendite. Molta parte del vino venduto era acquistato proprio dai turisti in visita qui da noi, mentre oggi i magazzini restano tristemente pieni.  Le normative più stringenti sulla quarantena stretta, il cosiddetto lockdown, hanno provocato un crollo dei consumi di vino. Anche da noi, sono wine bar, ristoranti e trattorie ad essere un volano per la vendita e la conoscenza di nuove etichette. Chiusi i posti di ritrovo, il vino resta sugli scaffali.

Anche il Sudafrica fino ad ora non ha avuto grandi cambiamenti. Il turismo vinicolo è molto sviluppato, ed è un grande traino per le vendite; sembra aver subito un rallentamento, ma ancora non in maniera preoccupante.

La Corea del Sud è un mercato in espansione per quel che riguarda il vino. Nel 2018 l’import è stato di oltre un miliardo di dollari, in maggioranza di vini francesi e cileni. Vengono preferiti vini leggeri e da aperitivo, e sono le donne ad essere le principali consumatrici. Anche a Seoul impatti dell’emergenza sanitaria nel mercato del vino sono stati pesanti. Non ci sono tante persone per strada, e i distributori hanno problemi a fare le consegne.

La Spagna sta iniziando in questi giorni a rendersi conto dell’emergenza Coronavirus, chiudendo scuole e locali pubblici. Fino ad ora quindi il consumo di vino non ha subito flessioni di rilievo. Ma come dicevo all’inizio, le tempistiche sono differenti man mano che il contagio si sposta.

La stessa cosa vale per gli Stati Uniti, che solo adesso sta iniziando a prendere contromisure. La normale abitudine degli acquisti online ha visto aumentare il lavoro per aziende come Drizly e Delivery.com. Anche queste aziende di consegna però potranno avere problemi ad approvvigionarsi, se dovessero essere limitati gli spostamenti.

Il Regno Unito fa storia a se, come sempre. Abbiamo tutti letto il discorso di Boris Johnson, francamente allucinante, e quindi la percezione del problema è molto bassa.

La cancellazione di tutte le fiere vinicole, ad iniziare da quelle cinesi e passando per il Vinitaly, farà sentire il suo impatto più avanti. C’è un leggero calo per la diminuzione del turismo, e l’indecisione nelle soluzioni farà dei danni maggiori di una chiusura generalizzata.

Le previsioni sul mercato del vino

Di certo tutti i mercati subiranno una flessione, almeno nel 2020. In un periodo di emergenza si tende a spendere di meno per beni non essenziali, ed il vino ricade fra questi. È da vedere quale sarà l’impatto sui prezzi delle scorte invendute fino ad ora.

In Australia stanno ancora subendo gli effetti degli incendi di qualche mese fa, con una forte diminuzione dei turisti.  Per questo sperano che l’invenduto del vino cinese farà diminuire il prezzo per litro.

Da noi, il mercato del vino potrebbe subire un tracollo analogo a quello dello scandalo del metanolo del 1985. Il mercato del vino, anche durante la crisi del 2008-2011, è stato forse l’unico in attivo in tutto il Paese. E da qualche tempo iniziava ad avere una propria strategia anche verso la Cina, come scrivo qui. Se durante la stagione estiva l’emergenza sanitaria sarà diminuita, forse si vedrà un aumento delle vendite. Queste potranno compensare, almeno in parte, le mancate vendite di questi mesi. Di certo dovrà essere la vendita diretta ad essere migliorata, per consentire soprattutto alle piccole cantine di risollevarsi senza troppe difficoltà.

La verità è che nessuno sa come si evolverà la situazione, e l’unica cosa certa è questo sfasamento di tempi fra una nazione e l’altra. Per parecchio tempo i mercati faranno fatica a livellarsi, tornando a i trend consoni. L’impatto dell’emergenza sanitaria nel mercato del vino lo vedremo tra qualche mese, e sicuramente nella vendemmia di quest’anno. Se le scorte restano alte, molte cantine potrebbero non avere spazio per il vino nuovo.

Sviluppi futuri

Ad esempio, in Corea del Sud, mercato in espansione, le aziende stanno programmando un calo del 20-30% delle vendite. Là non è ancora permesso vendere alcolici online, quindi anche questo canale non è percorribile. È plausibile pensare però che durante l’emergenza possano essere consentite delle deroghe. Nel resto del mondo, dove l’ecommerce del vino è possibile, si può auspicare che la vendita online possa diventare un’abitudine. Ed è una cosa positiva, visto che anche le abitudini del mondo occidentale stanno cambiando, pur se forzatamente.

Questo è quindi il compito della prossima ricostruzione dopo-virus, una accelerazione nella dotazione di infrastrutture. Nelle aree rurali, è ancora bassa la penetrazione della banda larga e della rete dati, e questo impedisce alle aziende, agricole, vinicole o manifatturiere in genere, di usufruire di tecnologie innovative.

Ci sarà da fare molto, anche nel mondo del vino, per aumentare e incentivare l’innovazione digitale, migliorando le proposte di enoturismo e la vendita diretta. I viticoltori sono ormai consapevoli che le tecnologie digitali possono essere un grande aiuto nel loro lavoro. Ed anche ristoratori e negozi al dettaglio lo sanno. 

Photo by Drew Beamer on Unsplash

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