Gli spumanti italiani da GoWine

Massimo Corrado all’assaggio dei vini di Adriano Gigante

GoWine è tornato a Roma, il 17 ottobre al solito hotel Quirinale, presentando questa volta gli spumanti italiani.

L’ambiente e l’organizzazione sono ormai collaudati, l’inizio dell’evento è dedicato agli addetti del settore, intorno alle diciotto e trenta iniziano ad arrivare anche i semplici appassionati ed il grande salone finalmente si riempie, per la contentezza di Massimo Corrado che infatti inizia a sciogliersi e viaggiare più velocemente tra i banchi a salutare, parlare, scherzare con gli ospiti.

Il banco enoteca è, come sempre, un po’ troppo pieno di bottiglie per solo due sommelier, in particolare quando il numero di persone inizia ad aumentare. In ogni caso i prodotti esposti sono di discreta qualità, ma le etichette sono veramente tante e quindi mi affido alla sapienza dei sommelier.

Assaggio così il Sei Uno di Belenda, un Conegliano-Valdobbiadene fatto in metodo classico anziché il solito charmat, e fra quelli assaggiati al banco Enoteca è stato di certo quello che ho apprezzato di più.

E’ uno spumante leggero nei profumi, non eccezionalmente intensi ma finalmente si sentono gli aromi che solo il metodo classico può dare, e questo la dice lunga sul fatto di voler usare a tutti i costi il metodo charmat, lungo o corto che sia. Dunque crosta di pane e fiori gialli, i profumi fruttati sono piuttosto lontani e solo un vago sentore di albicocca sembra affacciarsi al naso.

Leggermente sapido, una buona freschezza asprigna, lo rendono gradevolmente bevibile.

Tra i banchi da segnalare la rappresentanza dell’Istituto Trendodoc, anche se un po’ povero di etichette presenti rispetto alle potenzialità di questa denominazione. Ho potuto assaggiare però il Tridentum Riserva 2009, chardonnay in purezza con 40 mesi di permanenza sui lieviti, pulito e didascalico.

Molti prodotti di livello discreto, dicevo, qualcuno chiaramente tirato via per scopi esclusivamente commerciali, un po’ da supermercato direi.

Tra i molti prodotti buoni, invece, ne segnalo due in particolare che mi hanno colpito soprattutto per utilizzare uve che, di soltio, non si trovano nella spumantizzazione.

Il primo dei due è il Metodo Classico Sinaglio Brut dei fratelli Accomo, 40% di chardonnay e 60% di nebbiolo.

Un esperimento, mi dice uno dei due produttori, alla fine anche ben riuscito, non avevo mai bevuto uno spumante da uve nebbiolo. Sottoposto a procedimento di sbiancatura con carbone, è da apprezzare soprattutto l’idea di usare il nebbiolo per la produzione di spumanti. I fratelli Accomo producono naturalmente le etichette tipiche di Alba, dal Dolcetto alla Barbera al Nebbiolo delle Langhe, ma di spumante ne vengon fuori poche bottiglie. 

I profumi sono semplici, forse lo charmat è un po’ troppo corto e probabilmente una maggior permanenza sui lieviti avrebbe dato maggior spessore a questo spumante; al gusto presenta però tutto sommato una buona freschezza. Da provare con più calma.

Il secondo è il Prima Nera di Gigante, uno charmat ottenuto da ribolla nera, che in zona Colli Orientali del Friuli è chiamata anche schiopettino.

Al banco d’assaggio è presente Adriano Gigante, nel 2003 presidente della FederDoc Friuli Venezia Giulia, e vengo così a sapere che lui è stato il primo a spumantizzare la ribolla nera, seguito a ruota dalla gran parte dei produttori della federazione. 

Il Prima Nera è un brut rosé, di colore rosa molto tenue; al naso è riconoscibile la rosa e la pesca, un finale aromatico di pinoli. In bocca conserva le delicate caratteristiche olfattive, con una buona freschezza, arricchita da una modesta, pur apprezzabile, sapidità. 

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