Graci Quota 600 Etna Rosso DOC 2008

Graci Quota 600 Etna Rosso DOC 2008

Le terre che circondano l’Etna sono straordinarie, per il clima, per la composizione del terreno e per le persone che lo abitano.

In estate, quando gli acini dell’uva iniziano a colorarsi e fabbricare zuccheri e polifenoli, il caldo della regione viene mitigato dall’aria più fresca che proviene dal mare mentre la notte, salendo sulle pendici del vulcano, la temperatura si abbassa notevolmente fornendo quel gradiente termico necessario allo sviluppo organico della vite e dei suoi frutti.

Lo spettacolo che si gode di notte, proveniendo da Catania verso la Linguaglossa e Passopisciaro, è emozionante, la lingua di fuoco che quasi perennemente scende dalla caldera principale del vulcano è una la ma rosso carminio che  gareggia  con la luce bianca proveniente dalla luna.

I colori della Sicilia sono importanti, i gialli dei limoni, l’arancio delle arancete, il verde spendente dei fichi d’india e quello più scuro dei capperi che si arrampicano sui muri delle antiche cinte di protezione delle città.

Ma il vino, della Sicilia così come di ogni altro territorio, non può prescindere dal racconto dei posti e delle terre da cui nasce; se così non fosse l’indicazione che compare in etichetta sarebbe soltanto un particolare, alla fine ininfluente per distinguere vini che rischiano di essere tutti uguali o con l’unica differenza data dal laboratorio chimico o dalla ditta che fornisce i lieviti da aggiungere.

Quindi il vino,  Quota 600 Etna Rosso DOC 2006 di Alberto Graci, Nerello mascalese in purezza.
Il nome già fa capire dove viene prodotto: le vigne sono ad altezze di non meno di 600 metri slm, sulle pendici dell’Etna nei pressi di Castiglione, come dire la patria del Nerello MNascalese.

L’azienda di Alberto Graci è composta da tre vigne,  Contrada Arcuria è situata tra i 600 ed i 700 metri di altitudine ed è ampia 18 ettari di cui 15 coltivati a Nerello Mascalese, il resto Catarratto e Carricante.

Il vigneto è diviso in due parti una delle quali coltivata ad alberello con una densità di 10.000 piante per ettaro, e tutte impiantante a piede franco.

La Contrada Barbabecchi è situata tra 1000 e 1100 metri di altitudine, 2 ettari di Nerello Mascalese pre-filossera, viti piantate nel 1904…. Qui la vendemmia non avviene, come nelle colline più basse di altri vitigni, a fine agosto, ma si deve arrivare fino a novembre per consentire ai chicchi di completare il loro ciclo evolutivo. E nessun trattamento chimico viene fatto su questo terreno.

Il terzo vitigno è in Contrada Feudo di Mezzo, di circa 1.5 ettari, e verrà impiantata in futuro.

Il Quota 600 proviene da Contrada Arcuria, vendemmiato tra la seconda e la terza settimana di ottobre ed ha una resa di 40 quintali per ettaro; questi numeri fanno già comprendere che Alberto Graci ha tutte le intenzioni per prendere il massimo di qualità dai suoi vigneti.
La fermentazione avviene a contatto con le bucce per 12 giorni senza controllo della temperatura e con il solo aiuto dei lieviti indigeni presenti naturalmente sulle bucce, in tini di rovere.

Il vino poi rimane per almeno 14 mesi in grandi tini di rovere di Never, dentro i quali avviene spontaneamente la malolattica che ammorbidisce i caratteri del vino. Seguendo la filosofia di interferire il meno possibile sia in vigna che in cantina, non vengono usate barrique che coprirebbero i profumi ed il sapore tipico di questo vino.
Dopo il passaggio in legno, un ulteriore affinamento di 12 mesi in bottiglia senza alcuna filtrazione, così da lasciare intatti i profumi delle uve originati dal terreno.

Il Quota 600 è un vino che dal mare guarda le colline del Piemonte: Alberto Graci è stato, per sua ammissione, influenzato dai grandi Barolo piemontesi, ed in questo la posizione delle vigne gli è stata d’aiuto, compensando la temperatura più alta della Sicilia con una altitudine maggiore, e con un terreno certo più ricco in termini non solo di azoto ma anche di ferro, presente in buona quantità sulle pendici dell’Etna.
Il colore di qusto 2008 è  rosso chiaro, trasparente, non molto limpido per via dell’assenza di filtrazione; il profumo è piuttosto intenso, fresco ma già di frutta matura e quasi sciropposa, tracce erbacee e leggermente agrumi maturi.
Al palato è morbido, con tannini rotondi ed ancora irruenti, che hanno ancora bisogno di tempo ancora per acquistare più disciplina, ed una acidità che sorregge molto bene la parte tannica.
Se vogliamo seguire l’idea di Alberto Graci potremmo definirlo un vino a metà strada tra un Nebbiolo ed un Pinot Nero di Borgogna, ma i confronti tra vini tanto diversi tra loro, così come tra belle donne, sono cose che non si fanno.

Può essere abbinato ad un filetto di manzo aromatizzato da un rametto di rosmarino.

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