Non dovrò certo raccontare io cosa sia l’Etna, la sua importanza per le persone che alzando lo sguardo possono scorgerlo a guardia delle loro vite, per il territorio ed il terreno che lo circonda.

Il pennacchio di fumo sempre attivo, le colate improvvise, le piogge di cenere, la lingua di fuoco che si vede da lontano, di notte.

Gli assaggi dei vini, il dialetto dolce e accattivante, i sorrisi di chi in piedi dietro al proprio banco accoglie i visitatori, fanno riaffiorare ricordi personali belli e potenti, come ‘a muntagna che domina la parte orientale della Sicilia. Mi concentro dunque sui vini, lasciando che i ricordi si fondano con i profumi racchiusi nel bicchiere.

‘Concimare? Non ci penso proprio’, mi diceva un produttore sabato pomeriggio a Vignaioli dell’Etna, ‘ci pensa già il vulcano a dare nutrimento alle vigne’.

Se devo dare un connotato alla degustazione etnea organizzata da Tiziana Gallo sabato e domenica, è la varietà.

A dirla tutta, difficile trovare due vini uguali, anche da vigneti spesso distanti solo un paio di chilometri;  basterebbe l’età differente delle varie colate che si sono susseguite nel corso dei secoli per caratterizzare il territorio. Questo è esattamente quello che in Francia definiscono terroir, poter identificare i vini dalla posizione delle vigne che li generano.

E poi, naturalmente, la mano del vignaiolo, che decide se lasciare le cose come stanno o agire sul momento della vendemmia, sulla maggiore o minore macerazione, sui tempi di fermentazione.

Inutile aggiungere lieviti provenienti da chissà dove, se la vigna è stata adeguatamente curata, così come inutile modificare chimicamente l’acidità o il tannino, o peggio aggiungere profumi o toglierne esagerando con le filtrazioni.

I produttori, quasi tutti presenti, sono stati non solo disponibili ad ogni domanda, ma soprattutto si vedeva la loro contentezza di ritrovarsi in una degustazione come Vignaioli dell’Etna con tanto pubblico, più o meno esperto ma certo tutto appassionato dei loro vini.

Alcuni vini mi sono rimasti più impressi di altri, ma è solo una questione di gusto personale: il livello qualitativo è stato decisamente buono.

Le note che seguono, in ordine di assaggio, non sono quindi esaustive di tutto quello che ho assaggiato, ma solamente di quel che mi ha colpito di più.

I Bianchi (ed un rosato) a Vignaioli dell’Etna.

Vinujanco 2009 I Vigneri di Salvo Foti. Carricante, Riesling renano, Grecanico e Minnella

Mineralità sulfurea, di pietra bruciata da fuoco intenso, fumo di legna, origano, agrumi; la leggera riduzione iniziale sparisce quasi subito per fare spazio ai profumi vulcanici. Freschezza notevole, sapidità marina. La zona è Bronte, fronte nord dell’Etna.

Ante 2010 I Custodi delle vigne dell’Etna. Carricante, Minnella, Grecanico.

Roccia lavica, agrumi, nocciole, i profumi sono pieni e netti. Morbidezza che avvolge la sapidità finale, acidità che lascia la bocca profumata.

Aphrodite 2008 Terre dell’Etna. Carricante, Catarratto.

Frutta gialla fresca, uva. Sapidità lieve e freschezza fanno risaltare la morbidezza di questo vino, che nonostante i 4 anni risulta ancora giovane e fresco.

Bianco Carricante 2011 Calcagno. Carricante e Grecanico 15%.

La mineralità della pietra qui è delicata, unendosi ai profumi di pompelmo, di limone candito, dei fiori bianchi. Lineare nella sua acidità, morbidezza da melone, sapidità finale.

Rosato Arcuria 2011 Calcagno. Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio

Profumi di pesca e ciliegia, cenere di legna e legno bruciato. Freschezza e morbidezza si uniscono con il lieve senso tannico, generando un senso di complessità senza essere esuberante, il finale salino è una gradevole sensazione.

Chianta 2011 Ciro Biondi. Carricante

Arancia candita, ginestra e mimosa, i profumi di questo vino sono decisamente avvolgenti, di grande finezza. La morbidezza lascia subito lo spazio alla sapidità marina che rimanda alla macchia mediterranea, gustoso, pieno. Un vino da gustare ancora negli anni.

Pietramarina 2008 Benanti. Carricante

Presenza di spicco, i vini di Benanti. Questo Pietramarina rimanda alla nocciola ed alla pera, al fico secco e al dattero, e quando sembra aver finito ti stupisce ancora con fiori gialli e miele. Acidità da limone acerbo e sapidità di pietra di mare (eh, beh…) rendono esuberanti le papille, che con dispiacere si distaccano da questo vino.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
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