Il Conte di Montecristo è uno dei romanzi che chiunque dovrebbe leggere, e rileggere, e rileggere ancora.

E’ grande, è appassionante, è storico, è drammatico.

E’ uno dei Classici della Letteratura, certo, ma soprattutto è un romanzo che parla di giustizia, di vendetta, di perdono e di misericordia.

Gli avvenimenti narrati da Dumas potrebbero essere, trasposti, ripetibili in ogni epoca, e parlare sia di personaggi importanti che di gente comune che, ad un certo punto della vita, si trovano dentro una macchina che trita ogni cosa.

Non sempre si trova un Abate Faria che, scavando in direzione sbagliata, venga a cadere nella nostra cella e, in punto di morte, offrirci quel tesoro di cui abbiamo necessità per risollevarci e riprendere tra le mani la nostra vita ed il nostro lavoro.

A volte però si,  Faria esiste, presentandosi in abiti diversi ed impensabili da Dumas stesso, un Faria che da una cantina è sbucato in un’altra, aiutando Edmond a trovare da se il proprio tesoro.

Cosa accadrà in seguito non è possibile ora saperlo, sebbene tutti gli amici, io compreso, facciano il tifo per Francesco.

Il mio del tutto trascurabile contributo è solo un link, un link al sito di Francesco Guccione, dove inizierà a raccontarci del suo modo di fare il vignaiolo, di fare il vino, e delle persone che, fino a qui, ha incontrato.

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