Giovedì 17 verrà messo in commercio, in Francia, il Beaujolais Noveau, di cui vengono prodotti circa 450mila ettolitri ogni anno.

Ufficialmente la nascita di questo vino è il 13 novembre del 1951, sebbene il Beaujolais fosse già prodotto da parecchi anni.

A settembre dello stesso anno, infatti, venne pubblicata una normativa nel Journal Officiel, ossia la nostra Gazzetta Ufficiale, che vietava la vendita di vini d’appellation controllée prima del 15 dicembre, ma i produttori della zona di Beaujolais protestarono tanto a lungo che il 13 novembre, appunto, una seconda nota precisava quali vini potessero essere commercializzati prima di quella data, facendo così nascere la denominazione Beaujolais Noveau.

Nel 1967 la data fu fissata al 15 di novembre, e nel 1985 fu deciso definitivamente che il Noveau fosse messo in commercio il terzo giovedì di novembre, che quest’anno cade proprio il 17.

La regione del Beaujolais si stende tra la Saona ad est e la Loira a ovest, la città di Lione a sud ed il Macon a nord.

La AOC Beaujolais comprende dieci cru, termine con cui in Francia vengono denominati vigneti di particolare pregio, coltivati generalmente ad alberello, e l’appellation viene conferita ai soli vitigni di Gamay, un’uva a bacca nera originaria della Borgnogna e la cui denominazione ufficiale è Gamay Noir à Jus Blanc.

I dieci cru della regione sono Brouilly, Saint-amour, Chiroubles, Chénas, Còte-de-brouilly, Fleurie, Juliénas, Morgon, Moulin-à-vent, Rérnié, e rappresentano i due terzi della produzione di vino Beaujolais AOC.

Il restante prodotto è costituito proprio dal Noveau, che ormai da cinquant’anni rappresenta un fenomeno commerciale e turistico, tale da aver ispirato anche in Italia la nascita del Novello.

L’unica analogia con il prodotto italiano è la tecnica di fermentazione delle uve, cioè la fermentazione carbonica di cui abbiamo parlato nell’articolo sul Novello; ambedue i vini vanno bevuti entro sei mesi dalla loro produzione, per non perderne le caratteristiche vinose e fruttate, e quel leggero frizzantino dovuto all’anidride carbonica.

Il Beaujolais Noveau, come abbiamo detto, viene prodotto esclusivamente nella regione di Beaujolais, ed esclusivamente con uve Gamay; in Italia invece la produzione di Novello si estende dal Veneto alla Puglia, dal Trentino alla Sardegna, e si possono utilizzare vitigni completamente diversi tra loro, anche in assemblaggio.

Inoltre, il Noveau deve essere prodotto per il 100% con il metodo della macerazione carbonica, e quindi non sono ammesse aggiunte di vino prodotto con il tradizionale metodo di vinificazione.

Essendo un prodotto limitato a questa zona, è chiaro che le energie dei produttori possono concentrarsi agevolmente per proporre, dal terzo giovedì di novembre, numerosi eventi chiamati Sarmentelles, di tipo enologico e gastronomico, ed anche una bella maratona che attraversa il territorio del Beaujolais.

Non si pensi, inoltre, che il Noveau sia solo un modo facile di vendere del vino; nella regione sono presenti alcune cantine, riunite sotto il marchio Terra Vitis, che lavorano in vigna secondo la cosiddetta viticoltura razionale, un metodo di produzione del vino che tende ad assecondare la natura piuttosto che forzarla, dalla vigna alla cantina.

Dunque, il Beaujolais Noveau è come tutti i vini francesi fortemente radicato nel suo territorio, viene difeso dalla legislazione che fissa parametri stringenti per la sua produzione, e connota in modo netto una regione che, nonostante tutti i tentativi di globalizzazione, rimane fedele alle proprie tradizioni.

Questa è la grande differenza tra i vini francesi e quelli italiani: non possiamo, né vogliamo, dire che gli uni siano migliori degli altri, non sarebbe onesto nei confronti di tutti quei produttori che guardano con apprensione l’avvicinarsi di una nuvola indesiderata sopra il proprio vitigno, o al contrario attendano speranzosi un acquazzone per rinfrescare le piante e dar vigore agli acini.

E soprattutto nei confronti dei moltissimi vini di qualità prodotti in Italia, molto spesso superiori a qualunque altro vino prodotto, non solo in Francia, come dimostrano anche i volumi delle nostre esportazioni.

La legislazione francese è però più attenta alla salvaguardia dei prodotti locali, alla difesa a volte anche strenua delle proprie denominazioni, ed i produttori francesi si presentano alle manifestazioni internazionali come un corpo compatto, anzichè in ordine sparso e litigioso come i produttori italiani.

Si parla, in Italia in particolare negli ultimi tempi, di tradizione, di radici, di fedeltà ad un modo di vivere; ma quando si vede che produrre uno scialbo Merlot rende comunque più che un buon Bombino, le tradizioni e la storia si perdono all’interno del registratore di cassa, con la spinta di una legislazione, quella italiana, che non aiuta il produttore di vitigni autoctoni ma piuttosto estende geograficamente le zone DOC, facendone perdere così ogni significato sia di Denominazione, che di Origine e, soprattutto, di Controllo.

 

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One Reply to “Il Beaujolais Nouveau”

  1. Perfettamente d’accordo con lo spirito con cui l’artcolo è stato scritto…ci vorrebbe maggiore compattezza tra le case vinicole italiane, puntando sulla qualità e sulle caratteristiche dei vini, da ben precisare nelle etichette…in molti casi vine omesso il vitigno o i vitigni, dai quali il vino deriva…nel caso dei novelli, non si precisa, al contrario della Francia, la percentuale ottenuta con la fermentazione carbonica…il più delle volte questa percentuale, viene omessa…purtroppo, mancano i controlli e si procede all’italiana…

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