Il castello di Gropparello e l’Ortrugo

La prima volta che ho bevuto l’Ortrugo è stato qualche anno fa durante un ottimo pranzo in visita al castello di Gropparello.

La visita è stata veramente affascinante. Siamo stati accolti dalla guida, che dopo una breve introduzione ci ha fatto passare per il camminamento che veniva usato dai soldati durante la ronda. Il panorama era eccezionale, la vallata era completamente controllata dal sentiero che passava tutto attorno al castello e si riusciva facilmente ad immaginare la fatica che dovevano fare gli armigeri per percorrerlo tutto, appesantiti dall’armatura, dalle lance e dalle spade, nonchè probabilmente qualche balestra.

La visita poi è continuata fino alla base del torrione di guardia, dove la guida ci ha spiegato con molti particolari e conoscenza dei fatti, sia il metodo di costruzione del castello stesso, sorto come continuazione della roccia su cui poggia, sia i metodi di difesa che venivano utilizzati contro gli attacchi dei vari nemici.

La valle dominata dal castello di Gropparello era infatti sia un passaggio obbligato per il transito da e verso la Liguria, che parte della strada di pellegrinaggio verso Roma. Difendere la valle era quindi importante non solo per il signore del castello, ma anche e soprattutto per il suo re.

Siamo poi entrati all’interno, dove abbiamo ammirato la cura delle ristrutturazioni delle stanze e degli arredi, una cura che indica il grande amore degli attuali proprietari per questa loro fantastica casa.

Jazz a Gropparello

Tra le varie stanze, un piccolo vestibolo con antichi strumenti musicali tra cui un’arpa, una viola da gamba ed un magnifico pianoforte del ‘700, dove il vostro sommelier si è anche esibito suonando jazz…

Alla fine della visita ho fatto i miei complimenti sia alla guida, per la sua conoscenza e la passione nel parlare del castello, sia ai proprietari che hanno saputo mantenere ed in qualche caso, come per un camino del ‘600 dipinto a calce bianca dai proprietari precedenti, restaurare quanto stava per essere distrutto dal tempo, dall’incuria o dall’ignoranza.

E così ho scoperto che la nostra guida non era altro che lo stesso proprietario, il signor Giorgio Gibelli, anzi, il dottor Gibelli, e quindi oltretutto siamo per così dire colleghi, lui matematico ed io fisico.

Una normale visita sarebbe durata meno di un’ora, ma visto che eravamo gli unici visitatori quel giorno, ci siamo attardati a parlare con il dottor Gibelli ed alla fine abbiamo deciso di rimanere a pranzo lì.

La passeggiata fuori e dentro il castello ci aveva messo fame, ed abbiamo abbondantemente approfittato dell’ottimo menù del loro ristorante, piatti ben scelti e cucinati alla perfezione, ed accompagnati da un buon Gutturnio.

Terrazza merlata vista dal torrione

L’Ortrugo invece l’ho assaggiato come aperitivo, insieme ad alcune squisite tartine calde con funghi porcini ed olive, un vino che mi ha piacevolmente stupito per essere schietto e senza fronzoli, un vino che non vuole essere più di quel che può dare, e proprio per questo un vino da bere volentieri.

Se volete un piccolo consiglio di viaggio da parte mia questo castello, ma in generale tutti i castelli di Parma e Piacenza, meritano una visita.

In quasi ognuno di essi vengono organizzate serate a tema medievale con tanto di costumi inclusi nel prezzo, e potrete far finta, almeno per una sera, di essere una gran dama, un principe, un guerriero o anche solo uno scudiero.

Un buffone, no, non è previsto il costume.

Per quello, si lascia spazio a chi lo sa fare meglio senza doversi travestire.

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