Il pennello ed il bicchiere: Annibale Carracci

Il pennello ed il bicchiere: Annibale Carracci

Nemmeno cento anni prima della nascita di questo quadro, Cristoforo Colombo scopriva l’America, tentando di “buscar el levante por el ponente”.

Spagna ed Inghilterra, seguite da Portogallo e Francia, grazie alle loro flotte iniziarono la colonizzazione e la ‘civilizzazione’ del Nuovo Mondo, riportandone indietro non solo pietre preziose ed oro, ma anche alimenti come le patate ed i pomodori che quindi proprio italianissimi non sono.

Il quadro, del 1583, rappresenta un Giovane che beve, ed è opera di Annibale Carracci (Bologna 1560 – Roma 1609), primo rappresentante di quella pittura italiana che mescolava sapientemente la pulizia del tratto della scuola fiorentina con l’utilizzo dei colori della tradizione bolognese.

Ben presto i suoi quadri gli fruttarono un nome famoso a Roma, dove fu tra l’altro chiamato per affrescare il palazzo dei Farnese, oggi sede dell’ambasciata di Francia.

Il Rinascimento iniziava il suo splendente cammino in Italia, grazie ad artisti come Michelangelo, Tiziano e Raffaello, conosciuti in tutta Europa per le loro opere, e le cronache cittadine riportavano le notizie sulle loro vite, sulle loro liti, sui loro pensieri rivoluzionari e fuori dagli schemi.

Il ragazzo che beve ritratto da Carracci forse era uno dei servi al suo seguito durante il trasferimento del pittore da Bologna a Roma. Le strade non erano più allo stesso livello dell’ingegneria dell’impero romano, ma iniziavano ad essere battute da carovane di commercianti e pellegrini, e solo la notte era consigliabile non rimanere in viaggio, ma fermarsi in una locanda.

I campi erano coltivati e ben tenuti, in Italia e nel resto d’Europa si era in pieno boom demografico, e tutte queste persone dovevano mangiare e, soprattutto, bere.

L’agricoltura era organizzata a mezzadria, con i grandi proprietari terrieri che dividevano ‘a mezzo’ il raccolto dei loro campi con il contadino che li coltivava. Molti dei casali che oggi ospitano agriturismo o lussuosi resort sono stati costruiti alla fine del ‘500.

La strada percorsa da Carracci e dal suo servitore passava certamente per le grandi vigne dei marchesi Frescobaldi o Antinori, in Toscana, e con molta probabilità i due si erano uniti, per viaggiare più sicuri e più tranquilli, ad una delle carovane che portavano il vino di questi produttori nelle grandi città di Firenze, Siena, Arezzo, Roma, dove avrebbe allietato le feste ed i pranzi di nobili e vescovi.

Il più sfarzoso di tutti è probabilmente il banchetto preparato una settimana dopo le nozze tra Barbara d’Austria ed Alfonso II d’Este il 5 dicembre del 1565 a Ferrara; banchetto che però fu preparato ma non servito, visto che nello stesso periodo morì papa Pio IV, ed i nobili di tutt’Italia dovettero lasciare ogni impegno per recarsi a Roma.

Ed il vino bevuto dal ragazzo forse era un Sagrantino di Montefalco oppure il San Giovese (secondo la grafia dell’epoca), già prodotto in grandi quantità nelle campagne del centro Italia, o era vino bianco che i due si erano portati negli otri di terracotta da Bologna, ad esempio quel Pignoletto che già Plinio il Vecchio nella sua Historia Naturalis chiamava Pino Lieto.

Sia che fosse vino rosso che vino bianco, il colore del vino nella bottiglia non è lo stesso che siamo abituati a vedere oggi, ma appare ambrato, come se vi fosse stato aggiunto del miele o qualche spezia. Sicuramente non era stabilizzato (non si conosceva il processo) e men che mai filtrato.

Carracci era già abbastanza famoso, ed a Bologna insieme al fratello aveva costituito una scuola di pittura; quindi probabilmente era vino di seconda spremitura, se non proprio di prima.

Il vino, infatti, veniva pigiato nei tini senza essere diraspato, ed il primo succo che se ne otteneva veniva usato per fare il vino dei ricchi e dei signori; una seconda spremitura dava un vino più duro e grezzo, ma ancora bevibile in purezza. Quel che rimaneva veniva pigiato ancora, ottenendo un vino legnoso di raspo, molto acido e poco alcolico, a cui in aggiunta si allungava con acqua. Ed era questo, il vino di terza spremitura, ad essere venduto al popolino minuto.

Vediamo anche che il ragazzo tiene in mano una bottiglia di vetro. Forse allora il ritratto è stato fatto durante un banchetto a casa di qualche nobile, un Duca o, addirittura, un Principe che desiderava avere il Carracci suo ospite.

Il vetro infatti ancora non veniva usato frequentemente per fare bottiglie per il vino di tutti i giorni, veniva usato solo nelle case delle grandi famiglie nobili e certamente non veniva usato per il trasporto. Il vetro era ancora troppo fragile, visto che veniva prodotto con forni alimentati a legna, che non produce fuoco a temperatura molto elevata.

Solo una cinquantina d’anni dopo si inizierà ad usare il carbone per alimentare i forni industriali, a causa di una legge di Giacomo I d’Inghilterra che limitava il taglio degli alberi delle foreste. L’Inghilterra infatti diventerà il maggior esportatore di bottiglie di vetro del Rinascimento, riuscendo a costruire bottiglie con spessore maggiore e, quindi, più resistenti.

Il XVI secolo fu veramente il secolo del vino, in cui lo studio dell’enologia ebbe un grande impulso; fu in questo periodo che furono scritti i primi trattati di ampelografia, lo studio delle diverse varietà e proprietà dei vitigni.

Ricordiamo tra tutte la De naturali vinorum historia di Andrea Bacci (1595) e Le dieci giornate della vera agricoltura e i piaceri della villa di Agostino Gallo (1564).

E poi Sante Lancerio, il bottigliere del papa Paolo III, che faceva sempre trovare sulla tavola papale una bottiglia di Malvasia prodotta vicino Orvieto; Lancerio iniziò ad introdurre una tecnica di degustazione in cui veniva analizzato l’aspetto, il profumo ed il gusto del vino, fornendo dei termini ‘tecnici’ per identificarne e distinguerne le varie proprietà.

E per quel che riguarda l’arte, così da chiudere il cerchio iniziato con il quadro del Carracci, abbiamo Michelangelo che dipinge nella Cappella Sistina Noè ubriaco, Luca Signorelli che affresca il Duomo di Orvieto a patto che al suo compenso siano aggiunti due boccali di vino, Caravaggio con il suo Bacco adolescente (in cui il pittore nascose un autoritratto), ed infine Lorenzo il Magnifico con la Canzone di Bacco, di cui riportiamo il finale:

Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò ch’a esser convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza

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