Il pennello ed il bicchiere: Edouard Manet

Edouard Manet, Bar aux Folies Bergére, Courtauld Gallery, Londra, 1882

Non so se avete presente il viso di quei sommelier che, durante le degustazioni a banchi d’assaggio, sono dietro al bancone del produttore con tre, quattro, a volte dieci etichette diverse, a riempire i calici e spiegare i vini che stanno mescendo.
Quando li guardate sono sempre sorridenti ed estremamente professionali, ma se voltate lo sguardo, osservandoli con la coda del vostro occhio potrete accorgervi del loro viso stanco e, talvolta, annoiato.
La ragazza dietro al bancone del Bar aux Folies-Bergére di Edouard Manet dà proprio questa idea.
Ben vestita, adeguatamente scollata ma non in modo eccessivo, una serie di bottiglie di champagne davanti a se, birra, un liquore e della frutta forniscono la giusta dose di colore e di equilibrio ad un dipinto che Manet realizzò alla fine della propria carriera, probabilmente soffrendo molto durante il lavoro a causa dell’artrite che lo aveva reso quasi infermo.
La ragazza è Suzan, reale barista che lavorava nel celebre café concerto di Parigi nel 1881, quando fu realizzato il dipinto.

Il suo sguardo è completamente perduto da qualche parte, sembra attraversare tutta la sala e gli avventori rumorosi del locale; o forse le fano solamente male i piedi dallo stare dietro al banco tutta la sera fino a tardi.
La scena che si svolge dietro di lei è, dal punto di vista della prospettiva, sconcertante. Lo specchio, infatti, riprende gli avventori del locale e le bottiglie alla sua destra sono raffigurate specchiate; la prospettiva però risulta spostata, visto che l’immagine della ragazza non appare dietro se stessa, ma spostata sulla sinistra, dando modo di vedere anche il viso di un avventore che sta chiedendo qualcosa da bere, avventore che non è altri che il pittore Gaston Latouche, amico di Manet.

le promenoir en 1869

Il viso di Suzan inoltre è  malinconico, e se il cliente si trovasse davvero davanti a lei si accorgerebbe immediatamente che la ragazza sta pensando a tutt’altro che non alla sua ordinazione.
E’ molto probabilmente un artificio tecnico usato da Manet (l’unica volta, in verità) per dare una visuale completa dei clienti delle Folies-Bergére, così come la bottiglia di birra Bass Pale-Ale, riconoscibile dal triangolo rosso sull’etichetta, (qui in alta definizione) più vicina ai gusti dei turisti inglesi che non a quelli dei francesi, o alla bottiglia di liquore in basso a sinistra che il pittore usò per scrivere il proprio nome e l’anno di realizzazione del dipinto.

The Bar, John Brack 1954, National Gallery of Victoria, Melbourne

Il ‘Bar aux Folies Bergér’ è diventato, grazie al soggetto semplice, alla luce diretta dei lampadari, all’assenza di chiaroscuro, il punto di riferimento dell’impressionismo.
Nel 1954 il pittore australiano John Brack dipinse ‘The Bar‘ ispirandosi al dipinto di Manet, con la barista nella stessa posa di Suzan, non al centro ma spostata a sinistra; allo specchio dietro la barista si vedono alcuni uomini in quella che era chiamata ‘six o’clock swill‘, la bevuta delle sei del pomeriggio. Per la maggior parte degli anni ’60, infatti, in Australia e Nuova Zelanda i bar dovevano per leggere smettere di vendere alcolici alle sei del pomeriggio, e così si assisteva alla corsa degli impiegati che, uscendo dal lavoro alle cinque, si affrettavano all’ultima bevuta prima della chiusura e magari portarsi a casa una bottiglia.
La norma fu eliminata il 28 settembre 1967 in Australia ed il 9 ottobre dello stesso anno in Nuova Zelanda.

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