Il pennello ed il bicchiere: Jan Vermeer

Fanciulla con bicchiere di vino, Jan Vermeer, 1659. Herzog Anton Ulrich Museum di Brunswick

La pittura olandese del ‘600, paragonata con quella italiana, risulta decisamente povera di soggetti religiosi, preferendo scene di vita quotidiana, artigiani in bottega o contadini nei campi.
Molti ritratti e vicende domestiche sono ripresi dai pittori olandesi di quel periodo, estremamente vivace politicamente e militarmente.
Jan Vermeer nacque quando la guerra dei Trent’anni ancora imperversava nell’Europa del nord, coinvolgendo via via tutte le potenze dell’epoca.
Il pittore, con alterne vicende, divenne uno tra i più importanti della propria città, Delft, dove era nato nel 1632, l’anno di pubblicazione a Firenze del Dialogo sui Due Massimi Sistemi di Galileo Galilei.
La sua pittura era caratterizzata da una tecnica antesignana del puntinismo che sarebbe nato due secoli più tardi, e questo conferiva ai suoi dipinti dei colori trasparenti che consentivano numerose velature e chiaroscuri.
In questo, molto probabilmente, fu aiutato anche da uno strumento che in quel periodo si iniziò ad usare e studiare attentamente, la Camera Oscura.
Usando quindi l’immagine, benché rovesciata, di un paesaggio o di un volto sulla tela, poteva essere estremamente preciso nella rappresentazione cromatica del soggetto.
Nei suoi dipinti compare a volte l’immagine di una donna, quasi sempre seduta, che guarda direttamente o da tre quarti lo spettatore, come un’attrice che guarda il pubblico per spezzare, momentaneamente, la sospensione della realtà. Si vede ad esempio in Soldato con ragazza sorridente, in Concerto interrotto e nella Fanciulla con bicchiere di vino.
La scenografia è in ogni caso ripetitiva: una stanza, un tavolino con una o due persone sedute attorno, un quadro o una mappa geografica appesi alle pareti.

La ragazza con l'orecchino di perla (o La ragazza con turbante) Jan Vermeer 1665. Mauritshuits, l'Aia

All’epoca del pittore i Paesi Bassi non esistevano, inseriti invece nella Repubblica delle Province Unite; dopo aver brevemente sostituito gli inglesi a Bordeaux alla fine dela guerra dei Cent’anni, le Province Unite diventarono una tra le potenze europee, in continue guerre dalle alleanze molto mobili: nazioni che fino all’anno prima si erano dati battaglia, l’anno successivo diventavano alleati contro un terzo avversario, ed i confini dei reami e degli imperi variavano per le guerre e per i matrimoni.

Successe a Francia ed Inghilterra, acerrimi e storici nemici, che proprio contro le Province Unite si unirono nel 1672 per contrastarne l’egemonia sulle province spagnole.
In tutto questo guerreggiare, si continuava ovviamente a bere e mangiare, ed il vino era una bevanda apprezzata anche dagli olandesi.
Chi deteneva il potere enologico in quel periodo era indiscutibilmente la Francia, che approfittando della propria egemonia commerciale riusciva a piazzare le proprie bottiglie in ogni mercato. L’Italia non aveva la capacità mercantile che aveva la Francia, ma era agevolata dal produrre vini a maggior contenuto alcolico, che quindi potevano sopportare meglio i lunghi viaggi, soprattutto via mare, per raggiungere i porti di Francia ed Olanda, le due potenze commerciali del XVII secolo.
Per lo stesso motivo, ossia la conservazione, erano preferiti vini dolci: il mosto non veniva fatto completamente fermentare, così da lasciare un certo grado zuccherino che avrebbe protetto il prezioso liquido durante il trasporto.

Il dipinto della Fanciulla ed Il bicchiere di vino riportano entrambi una ragazza con in un bicchiere tra le mani; nella Fanciulla il vino è bianco, ne Il bicchiere sembra invece completamente vuoto.

Bicchiere di vino, Jan Vermeer 1659, Berlino, Staatliche Museen

In entrambi i dipinti il vino non è contenuto nelle bottiglie di vetro, che non erano ancora molto utilizzate nelle case perché piuttosto costose, ma in più comuni bottiglie di ceramica vetrosa, in genere costruite in Renania, chiamate bellarmine perché con la loro forma panciuta, e con l’aggiunta di una maschera dipinta sotto l’imboccatura, ricordavano il cardinal Roberto Bellarmino, quello stesso che fece condannare Galileo noto, ed odiato, per la sua intransigenza verso i protestanti.
Queste bottiglie spesso erano tappate con stracci o con tappi in pelle, ma nel XVII secolo era iniziato l’uso del tappo di sughero, anche se le due ‘bellarmine’ posate sui tavoli nei due dipinti paiono avere una copertura in metallo. Molto probabilmente questa era solo una copertura per il sughero, così da renderne più agevole l’estrazione e la successiva ritappatura.
Anche il vino che stanno bevendo le due donne, in particolare la Fanciulla, fa pensare ad un vino dolce, tipicamente preferito dalle ragazze di allora (ed anche di oggi). Inoltre già nel XVII secolo si cominciavano a produrre i vini per due tipologie di clienti: quelli danarosi e quelli poveri. In quest’ultimo caso il vino era poco più di un claret, un vino quasi annacquato fatto con le seconde o terze spremiture delle uve, mentre la prima spremitura veniva usata per produrre il vino per i nobili ed i ricchi, tipicamente i commercianti di stoffe e di spezie con le Americhe.
Era inoltre segno di interesse verso una ragazza offrire del vino,e  dal bicchiere appare un bel colore giallo oro ed il sorriso che la illumina, un sorriso che fa capire di aver ben compreso le intenzioni del cavaliere che le porge il bicchiere, può far pensare ad un vino aromatico o aromatizzato come ancora si usava fare.

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1 thought on “Il pennello ed il bicchiere: Jan Vermeer

  1. Molto bello e completo. Rende il senso storico e l’atmosfera che Vermeer metteva nei suoi quadri. Un mondo lontano e affascinante. Il libro è così così, il film pessimo. Il tuo scritto superiore ad entrambi.

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