Il ponte che il mondo non voleva

Il ponte che il mondo non voleva

Nota: Dovevo fare un post sulla degustazione di un Riesling della Mosella. Mi sono invece imbattuto in questa storia di cui non ero a conoscenza, così la non fondamentale scheda che volevo postare oggi dovrà aspettare.

Un ponte, è solo un ponte

Fortunatamente, a farci rimanere simpatica la Germania ci sono i viticoltori tedeschi, come quelli della Mosella.

Non solo qui si producono i vini tedeschi, ma sicuramente quel vino eccezionale che è il Riesling trova sulle rive del fiume la sua punta di eccellenza.

La prima cosa da dire sulla Mosella è che sono fermi i lavori per la costruzione del ponte sulla Mosella all’altezza di Zeltingen, tra Urzig e Rachtig,  e quelli dell’autostrada B50 che avrebbe dovuto attraversare la regione.

Il progetto

Il progetto nasce negli anni ’60, in piena guerra fredda, e doveva servire in origine per velocizzare gli spostamenti tra la base aerea NATO di Bitburg e l’aeroporto di Hahn-Francoforte. Il progetto fu poi ripreso nel 2009 per l’interessamento della Ryanair che avrebbe avuto così la possibilità di collegare su strada verso l’Olanda i carichi trasportati dai propri cargoes, che in Germania atterranno proprio in quell’aeroporto.

L’autostrada quindi sarebbe percorsa quasi esclusivamente dai grossi TIR per il trasporto di merci verso i Paesi Bassi, un continuo di traffico pesante che avrebbe attraversato una delle zone migliori della Mosella.

Tra gli oppositori più attivi bisogna ricordare Sarah Washington che, insieme a Knut Aufermann, ha messo in piedi un comitato contro il ponte ed organizzarono il Last Chance Wine Forum con i più importanti produttori di vino, wine writers e giornalisti per contrastare il progetto.

La battaglia sembrava impari, i gruppi di pressione erano forti e nemmeno la promettente vittoria dei Verdi alle elezioni regionali, più interessati a quanto pare a governare che a governare bene, aveva portato la speranza che il ponte non si costruisse: è interessante leggere l’articolo di Sarah Washingon in merito al funzionamento dei rimborsi e delle concessioni locali.

Sembra di leggere quello che sta accandendo con la TAV qui da noi.

Mobilitazione!

I maggiori siti internazionali che si occupano di vino sono stati abbastanza attenti, dal 2009 ad oggi, a seguire la vicenda: Jancis Robinson ha sposato subito la causa, insieme a Hugh Johnson e Stuart Pigott (dal cui sito ho preso l’immagine di copertina), importante viticoltore ed enologo tedesco.

A ruota è stata seguita da Decanter e WineSpectator, in Italia il sito dell’AIS Lombardia e Internetgourmet.it hanno dedicato articoli alla vicenda. Altri quotidiani internazionali hanno dato risalto al progetto del ‘Ponte che il mondo non voleva’, come lo ha chiamato Sarah Washingont in un suo articolo ospitato sul sito di Jancis Robinson.

New York Times, Wall Street Journal, The Indipendent, Bloomberg, hanno imbastito una campagna di stampa martellante contro il progetto del ponte dell’Alta Mosella.

Fermi tutti

Il governo locale però pareva non sentire ragioni, ed il progetto sembrava dovesse veramente iniziare quando ad aprile di quest’anno lo stesso governo del Land decide di fermare il progetto.

E’ Heidelind Weidemann dell’associazione Amici della Terra (BUND) a spiegarlo nell’articolo della Robinson.

Si scopre cioè, o meglio si decide che è il modo per uscirne senza perdere la faccia politica, che il progetto è fatto male, raffazzonato, il ponte non starebbe in piedi e ci sarebbero alcuni problemi legati alla geologia del terreno.

Nemmeno questa parvenza di scusa però salva la faccia dei politici tedeschi (questo per inciso dimostra che un politico è un politico è un politico, italiano o tedesco che sia), perché esisteva già un rapporto del 1999 che segnalava questi stessi problemi, rapporto confermato nel 2008.

Ora la palla è in mano al governo nazionale e, dice Georg Laska del gruppo Pro-Mosella, che saranno loro a decidere se vogliono spendere un miliardo di euro (a tanto sarebbero lievitati i costi stimati) dei cittadini tedeschi solo per la ‘insana fantasia’ dei qualche politico locale.

Vista la situazione attuale, è probabile che anche il ricco cittadino tedesco non abbia nessuna voglia di spendere soldi di tasca propria per finanziare un’opera che sarebbe inutile, così forse autostrada e ponte non si faranno.

Probabilmente da tutta questa storia si potrebbe imparare qualcosa.

Pro-Mosella e No-TAV

Quello che ho notato io, è che il comitato cittadino si è dato il nome di Pro-Mosella, e non No-Ponte, e le parole hanno non solo un gran significato, ma anche il potere di far convogliare simpatie o antipatie da parte di chi è lontano dal problema.

E se da noi, il comitato che lotta contro la Torino-Lione si chiamasse Pro-Val di Susa invece che No-Tav, forse avrebbero avuto più appoggi da parte degli Italiani.

Qui la lista dei siti da dove ho reperito le notizie.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
We respect your privacy.

Un pensiero riguardo “Il ponte che il mondo non voleva

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *