Close

4 novembre, 2011

Il Sudafrica – I parte

Quando mia suocera andò in Sudafrica per raggiungere il marito, all’inizio degli anni ’50, credeva di trovare una nazione arretrata, che le città fossero per la maggior parte costituite da capanne, e che animali selvatici scorrazzassero liberi per le strade.

Mio suocero le aveva spiegato che non era affatto così, ma 60 anni fa il mondo era molto, ma molto più grande di come è adesso, e non era facile credere a notizie che provenissero da 10mila km di distanza.

Naturalmente, non era affatto vero, e lei me lo ripete spesso: Johannesburg non aveva niente a che vedere con le città italiane, ancora in parte da ricostruire dopo la guerra che era finita da pochi anni, ma soprattutto quello che la stupì era trovarsi, per la prima volta in vita sua, in una città moderna, quando il concetto di modernità era quasi completamente sconosciuto in Italia (e a volte lo è ancora).

Non voglio certo fare gli elogi del Sudafrica degli anni ’50: le leggi discriminatorie tra neri e bianchi erano tra le più vergognose che esistessero, pari soltanto alle analoghe leggi degli Stati Uniti d’America.

Autobus separati tra bianchi e neri, bagni differenziati, e un nero che si trovasse a camminare sullo stesso marciapiede di un bianco doveva cedere la strada a quest’ultimo.

Le prime leggi razziali sono del 1950, nelle quali viene espressamente proibito il matrimonio tra persone di razze diverse e vengono stabilite zone di residenza separate: ai bianchi, che erano il 14% della popolazione, viene assegnato l’87% della terra.

Il 21 marzo del 1960, quasi 20.000 persone si riunirono a Sharpeville  , vicino Johannesburg, per protestare contro la legge che voleva che i neri potessero essere fermati e identificati dalle forze di polizia in ogni momento, e rendeva obbligatorio avere con se il ‘pass book’, una specie di passaporto che serviva per tenere sotto controllo tutti gli spostamenti da città a città della popolazione nera.

Dopo un inizio della manifestazione abbastanza calmo, iniziarono alcune azioni dimostrative della polizia contro i manifestanti per tentare di disperderli.

Alla fine i governativi iniziarono a sparare contro la folla che non possedeva armi da fuoco, uccidendo 69 persone.

Il 1 aprile del 1960 fu votata al Consiglio di Sicurezza dell’ONU la risoluzione 134, praticamente un embargo contro il governo del Sudafrica; dei 13 partecipanti al consiglio,  Francia e Gran Bretagna, membri permanenti, si astennero, e l’embargo passò con 11 voti su 13.

Fu dopo questo atto di violenza unilaterale che Nelson Mandela decise di utilizzare il movimento da lui fondato, l’ANC (Africans National Party), per condurre una dura lotta armata contro il governo, lotta che si concluse nel febbraio del 1990 con la sua scarcerazione e la sua elezione come primo presidente nero del Sudafrica nel 1994.

Questi fatti probabilmente li conosciamo tutti, fanno parte della storia del mondo degli ultimi quindici anni, ma ritenevo giusto ricordarli, con una mia considerazione: parlare di “leggi razziali” è spaventoso perchè viene usato uno strumento, la legge, che deriva da un Parlamento eletto dai cittadini di quello stato; e come “legge” non può essere nè disattesa nè contestata, con la motivazione che, essendo una legge emanata da un Parlamento democratico, quello è il volere di tutto il popolo. E visto che le parole sono importanti, parlare di “leggi razziali”, o anche solo vagamente discriminatorie, è qualcosa che fa paura.

Resta in contatto con le Storie del Vino
Le novità, le news, le curiosità dal mondo del vino
We respect your privacy.

One Comment on “Il Sudafrica – I parte

[…] gli interessantissimi post pubblicati su wineblog.it, DiWineTaste,  Storie del Vino  (con un prologo di natura storica) e il bel post di Manuela Manzotti su Racconti di […]

Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *