Tra gli speech ascoltati a Wine2Wine 2018, ho trovato piuttosto interessante quello sul Koshu, unico vitigno autoctono giapponese. A parlare era Ayana Misawa, produttrice e vignaiola a Grace Wine, la cantina di famiglia. I suoi studi si sono svolti soprattutto fuori dal Giappone, dove il consumo di vino è concentrato praticamente nella sola Tokio. 

Però dalle sue peregrinazioni tra Stellenbosch e Bordeaux, tra Argentina e Nuova Zelanda, ha riportato molte informazioni e introdotto alcune particolarità nella coltivazione della vite. Il cordone speronato, ad esempio, è una di queste, aggiungendo però il tocco giapponese degli ombrellini di carta sopra le viti per ripararle dalle pioggie torrenziali della regione.

I tipici cappelli di carta per proteggere le uve dalla pioggia

Sembra quindi che il Giappone non sia proprio un buon mercato per il vino, proprio a causa del suo basso consumo. È però vero che la ricerca di nuove piazze, e la creazione di nuove esigenze, è alla base del commercio; e che il vino stia iniziando ad avere un suo pur piccolo peso commerciale, lo prova la nuova normativa sul vino.

Nuova legislazione per il vino giapponese

Dal mese di ottobre, infatti, il vino giapponese deve essere prodotto esclusivamente con uve cresciute localmente; fino ad ora era invece consentito importare vino sfuso dall’estero e poi imbottigliarlo ed etichettarlo come vino Made in Japan.

I vitigni internazionali saranno quindi coltivati nelle regioni a maggior vocazione vinicola, come Yamanashi, Hokkaido e Nagano, ed i vini prodotti potranno effettivamente chiamarsi vini giapponesi. Per il favore del mercato e delle recensioni internazionali, è un fattore di un certo peso, che sta iniziando a produrre già qualche buon risultato.

La chiave che, secondo i produttori giapponesi, porterà il loro vino ad essere apprezzato all’estero, sarà il cibo, i tipici piatti giapponesi sui quali molti vini europei cercano l’abbinamento ideale. 

Il gusto dei giapponesi è naturalmente differente da quello di noi occidentali, e questo si rifletterà anche sugli abbinamenti e, dunque, sulle tecniche di produzione del vino. Ma dovendo proporsi sui mercati internazionali, si potranno aprire nuove possibilità anche per i degustatori esperti e anche per quelli più novizi, meno assuefatti ai classici abbinamenti. 

Si dovranno quindi necessariamente trovare nuovi paradigmi, per accompagnare i vini ed i cibi del Sol Levante, che tengano conto della piacevolezza anche per i mercati europei ed americani.

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