Indie Session #2 – La sera prima

Durante Benvenuto Brunello mi sono imbattuto nel primo virus influenzale conforme alla nuova disciplina del mercato del lavoro: un agente patogeno atipico, contratto part-time, che ha ignorato olfatto e gusto dalla mattina al tramonto, per poi ridurmi anosmico e ageusico intorno al calar del sole e andar svaporando durante la notte, restituendomi i sensi al tempo della sveglia.

Alla sua bonomia devo anche il secondo fuori programma: mi ha sì impedito la cena storiografica – Guelfi contro Ghibellini – organizzata da Davide Bonucci dell’Enoclub Siena, ma non la visita a Marino Colleoni presso il Podere Sante Marie per una serie di assaggi dalle botti. Un paio d’ore liete, prima che il calorifero simbionte battesse l’ora di aspirina, tisana e termometro: alle diciannove e quarantacinque la fronte era uno specchio ustorio e la batteria in esaurimento bastava appena per ringraziare la Signora, Marino, gli altri ospiti e il virus.

Gli assaggi effettuati presso il Podere Sante Marie compeltano il racconto delle indie sessions, le degustazioni effettuate al di fuori dell’evento ufficiale. I vini degustati nell’ambito della rassegna saranno commentati in una serie di articoli successivi.

DOC ORCIA 2006. In apertura modula diverse gradazioni silvane e terrose, frutti di bosco, prugna e note distinte di fuliggine e affumicatura. Secondo Colleoni si devono al gelso, essenza del primo contenitore utilizzato. Per ridurli il vino è stato sottoposto a due diversi passaggi sulle bucce, nel 2009 e nel 2010, prima di essere definitivamente travasato in botti di rovere. Al di là di queste riserve dello stesso produttore, all’assaggio il vino rivela energia e tensione, ritorni puntuali sul frutto nero, sensazioni tattili dettate da tannini granulari e dalle sfumature gustative coerenti con gli aromi di humus e foglie. Buona lunghezza. A distanza di un mese, a Villa Favorita, si presentava invece più compatto, rigido e contraddistinto nello sviluppo gustativo da un legno immanente, non avvertibile nella prima occasione.

BRUNELLO 2008 (Atto a divenire). Una delle ultime opportunità per degustarlo prima dell’imbottigliamento, al quale Marino Colleoni prevedeva di dar corso a breve scadenza. Molto riservato, sotto la veste seria lo si intuisce stratificato: gli aromi vengono rivelati per antifona, come si confà a un vino in questa fase, e con sovrana lentezza. Apre una nota terragna e grassa, di tubero e terra smossa, quindi erbe amare e cortecce, la sfumatura balsamica e infine il dilagante frutto rosso. In bocca è teso, energico, di grande presenza e volume. In lunghezza emergono la componente sapida e le sensazioni tattili più marcate: le parti centrale e finale dello sviluppo sono infatti caratterizzate da tannini risoluti, e la sensazione prevalente in persistenza è di asciuttezza e pulizia.

BRUNELLO 2009 (Atto a divenire). Opulenza bizantina, espressione distesa e circolare. Che lo si sia colto fortuitamente, nell’ovvia ciclotimia neonatale, in una fase di estroversione? Frutta scura matura, sciroppo di amarena, colla vinilica, canfora, fuliggine, prugna, incenso, cera e rosmarino in onde dal ciclo ampio e fluido, sorso che in questa fase esprime soprattutto potenza e compressione. Si percepisce tuttavia l’equilibrio tra calore, acidità e corpo, soprattutto dopo qualche minuto si elevano singolari note minerali, silice e acido borico, ferro caldo e metallo fuso.

BRUNELLO 2011 (Atto a divenire) – Botte 1, nessuna aggiunta di SO2. Esuberante, irruento fin dalle note olfattive iniziali: sensazioni aspre e intense di mela granata, acerola e cloudberry, quindi giglio e frutti di bosco. Dopo alcuni minuti si aggiungono lanolina e ceralacca, che Marino fa risalire a una nota ossidativa precoce. In bocca è vivace ma non si scompone, anzi spicca per la progressione lenta, discendente dopo l’attacco in potenza. Dinamica bifase: fino a metà sviluppo vi sono definizione e compostezza non scontate in un vino così giovane, con precisi richiami a frutta rossa e scura, noce, paprika e bacca di ginepro. Poi la rimarchevole sensazione di sapidità, l’emergere di una vena delicatamente amara e i tannini, fondenti e ubiqui, a dettare la cadenza.

BRUNELLO 2011 (Atto a divenire) – Botte 2, minima aggiunta di SO2. Più che diverso, rispetto al precedente è antinomico nell’impatto all’olfatto e al gusto. Se quello è contraddistinto da più planare espressività e maggior coinvolgimento emotivo, questo risulta decisamente ritroso e descrivibile per intuizioni e scorci minimali: cenni a sciroppo di mirtillo e acerola, durone, richiami profondi al bosco, ruggine, tutti dettati in fendenti istantanei. Non bastasse, il tannino è ancora uno staffile. Noli me tangere.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
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2 thoughts on “Indie Session #2 – La sera prima

  1. Di fronte a tanta opulenza febbrile m’inchino. Poi mi rialzo e questiono, più me stessa che l’autore, “Where I went wrong?”
    Nel senso che nonostante la cittadinanza onoraria montalcinese ed un certo palato esercitato per amore o per forza, tutta quella roba lì in vini così precoci non ce la scoverei mai. Non solo, foss’anche ci trovassi la metà degli aspetti organolettici sopradescritti, tempo sei mesi in bottiglia e si parlerebbe di qualcos’altro.
    Ma io son io e tu sei tu.
    Quello che leggo e che mi fa piacere è che i vini delle Sante Marie hanno un padre amorevole che li conosce a menadito e ha optato per un’edicazione rigorosa ma giusta. Vedremo come si evolveranno una volta adulti.

  2. nowhere wrong!
    (e no need to kneel, soprattutto).

    Dei vini di Marino mi impressiona soprattutto l’energia. Che, volendo, non è necessariamente un tratto tipico dei vini di zona (volendo farne gruppo), lo è forse più dei vini in quella fase evolutiva.
    Energia e presenza al gusto, energia come “opulenza febbrile” (chapeau) al naso. Metti in conto anche una quota “giusta” di volatile a far da vettore.
    Se tutto ciò sia premessa di durevolezza e tipicità, come sapientemente dici, lo vedremo.

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