Ipocrisia tossica

Ipocrisia tossica

A quanto pare definire un vino come ‘naturale’ è vietato.

La vicenda accaduta all’Enoteca Bulzoni, qui potete leggerne, ed anche un sintetico e fulminante commento qui,  indica a mio parere due cose.

A mio parere c’è sotto ipocrisia bella e buona.

Da un lato è corretto, secondo la legge, evitare che vengano evidenziati prodotti con cartelli o indicazioni non previste dalla legge stessa. La denominazione Vino Naturale non esiste, e d’altra parte non esiste nemmeno tra gli stessi produttori una stessa idea di naturalità del vino.

In punta di diritto la scritta ‘Vini Naturali’ è da considerarsi fuorviante, intendo per chi non conosce niente del vino ed entra in una enoteca per la prima volta. Si potrà dire che addirittura il sequestro di alcune bottiglie (immagino gli ispettori del Ministero: vino naturale? cosa è, non esiste, non lo troviamo nei Nostri Regolamenti. Cancellare, eliminare, sequestrare) sembri una punizione un po’ eccessiva insieme all’aggiunta del reato penale. Ma tant’è, la legge è dura, ma è legge.

D’altra parte però si consente, in modo perfettamente legale, di aggiungere qualsivoglia schifezza o consentire ogni tipo di intrusione chimica nel vino, per acidificarlo, deacidificarlo, migliorarne il tannino, diminuirlo, chiarificarlo, destrutturarlo, e così via e via e via.

E chiamatela demagogia, populismo, superficialità, ma da che mondo e mondo le leggi le fanno i potenti, non il restante 90% della popolazione.

L’ipocrisia dunque qui si manifesta completa: si fa risultare perfettamente legale l’aggiunta di additivi chimici e si pretende che chi non ne fa uso non possa dichiararlo.

Vogliamo parlare della etichettatura Vino Biologico? L’elenco degli additivi consentiti è lunghissima, e qualcuno mi venga a dire che lì dentro, nei processi di produzione degli additivi provenienti da erbe, fiori, terra, non si utilizza la chimica.

Certo, ora dovremo metterci d’accordo sul significato delle parole.

Quello che avviene in un mosto mentre fermenta è un insieme di reazioni chimiche, su questo non c’è dubbio. Lieviti che trasformano lo zucchero in alcool ed anidride carbonica, produzione di anidride solforosa e centinaia di altri componenti, che sono quelli che poi ci fanno cercare gli esempi più strani od evocativi per i riconoscimenti olfattivi e per l’analisi gustativa.

Dunque è vero, in un vino naturale c’è chimica. Chimica però non indotta dall’esterno con prodotti di sintesi o additivi seppur biologici.

E soprattutto il prodotto finale non viene alterato o modificato per sviluppare particolari aromi o un gusto che, in origine, non avrebbe avuto. Il vino non è mica un mobile IKEA, sempre uguale sia che lo compri a Roma che se lo compri a Ottawa.

Il controllo delle temperature c’è, anche nel vino naturale, e come se c’è: chi utilizza vasche di fermentazione più piccole, chi utilizza molti batonnage, chi si avvale della propria cantina scavata sotto terra a temperatura controllata (naturalmente, però, non con impianti di refrigerazione).

L’ipocrisia ancora una volta fa capolino, nelle parole di tutti quei sommelier, commentatori, giornalisti enologici, che affermano che il vino naturale non esiste perché l’unico prodotto naturale dell’uva pigiata è l’aceto e non il vino.

Ho già detto e scritto altre volte questo concetto, lo ripeto volentieri: il vino viene fatto con tanto lavoro, con tanta attenzione, con tanta conoscenza. c’è chi usa  solforosa e chi fa esperimenti per non usarla, chi cerca di trovare il modo per evitare rame e zinco in vigna, chi combatte insetti e parassiti ripristinando faticosamente l’equilibrio naturale del proprio terreno, della propria vigna.

C’è chi lo fa senza scorciatoie e chi invece utilizza l’aiutino da casa (farmaceutica, magari).

Dall’altra parte ci sono i produttori di vini convenzionali, quelli che utilizzano disinvoltamente le ricette dell’enologo itinerante per far assomigliare il proprio vino a quelli osannati in riviste e classifiche con punteggi da 85/100 in su, o quattro stelle, o bicchieri o fiaschi o grappoli che siano.

Il vino è fatto ‘esclusivamente dalla fermentazione alcolica totale o parziale di uve fresche, pigiate o no, o di mosti di uve’ (Allegato IV par. 1 CE 479/2008), quindi la norma giuridica non impone l’elenco degli ingredienti.

Ma non è forse ipocrisia il comma 2 dell’articolo 27 del regolamento CE 479/2008, dove si afferma che ‘le pratiche enologiche autorizzate sono impiegate soltanto (sic!) per consentire una buona vinificazione, una buona conservazione o un buon affinamento dei prodotti’ ?

Non è forse ipocrisia l’elenco delle pratiche enologiche consentite e quello degli additivi per  l’arricchimento, la acidificazione e la deacidificazione (Allegato I A del regolamento CE 609/2009)?

Chi è appassionato di vino naturale, fatto cioè senza l’utilizzo di prodotti chimici o biologici aggiunti, in vigna ed in cantina, ha un’unica possibilità per combattere l’ipocrisia delle multinazionali del vino, delle aziende da milioni di bottiglie con l’architetto di fama che costruisce la cantina monumento in mezzo alla vigna.

Spero per l’enoteca Bulzoni che la faccenda si risolva velocemente e con un nulla di fatto. Certo è che dovranno spendere tempo, e danaro, per dirimere la questione con il Ministero, e sull’altro fronte rintuzzare le facili ironie e polemiche che verranno sparate da quelle associazioni o testate giornalistiche (tipo Bibenda dell’AIS) che vedono il vino naturale come fumo negli occhi, o certe case produttrici che vogliono dimostrare (de jure ma non de facto) di non produrre vino tossico.

L’unica possibilità è far conoscere i propri vini, spiegando come vengono fatti, facendoli assaggiare, parlandone.

L’unica possibilità è quella di mostrare, nelle parole e nel bicchiere, come quel vino sia qualcosa di vivo, di reale, in continua evoluzione sia a breve termine (nel bicchiere) che nel lungo periodo (nella bottiglia).

Questa dovrebbe essere una battaglia non solo per il vino, ma per tutta la produzione agricola, ossia i prodotti che ogni giorno finiscono dal mercato al nostro stomaco.

Così, alla fine, si potrà dimostrare che forse  a non esistere è il vino, i pomodori, l’olio, le fragole,  fatte dagli apprendisti stregoni degli industriali della chimica.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
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4 pensieri riguardo “Ipocrisia tossica

  1. Magari non può farlo, perché altrimenti le altre enoteche potrebbero dire: “E che, io vendo vini cattivi a prezzi alti?”.

  2. Eh, vero. Però non è solo un (mal)costume italiano, le multinazionali dell’agricoltura sono diventate estremamente potenti da quando si sono alleate con le multinazionali della farmaceutica. Il controllo della politica è uno scherzo, con quella potenza di fuoco.

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