Le buone frequentazioni

Le buone frequentazioni

Vini e persone che stimolano i sensi e la conversazione – sul vino e oltre – e che si fanno amare perché, oltre le sensazioni immediate e una soddisfazione fugace, a loro si legano emozioni che iscrivono nella memoria segni duraturi. Questo ricerco, quando posso scegliere: emozione, non un riconoscimento da aggiungere alle note di tanti anni di assaggi. Anche per questo le mie visite a Sanguineto sono ripetute.

Se inseguite atmosfere asettiche e salottiere, cantine in stile californiano o la malcreanza di industrie che si spacciano per opifici artigianali, ebbene non visitate Poderi Sanguineto I e II. Non fatelo neanche se avete fretta o siete in vena di vineyard-crawling, tempi contingentati e assaggi in batteria: per la cantina e la piccola sala di degustazione di Dora e Patrizia si va alle radici del vino di Montepulciano e alla sua frazione più originale, perciò bisogna riservargli tempo e attenzione. In molte cantine poliziane giuste vi sentirete come in una show-room e, coerentemente, sarete accolti alla stregua di compratori. Qui, di converso, non rischierete di sentirvi periziati e blanditi come potenziali clienti.

All’ultimo passaggio ad Acquaviva ho trovato per buona sorte l’ospite inatteso e benvenuto, il proprietario di un’altra azienda del luogo. A me l’ha raccomandata Dora, a Spoleto, quasi due anni fa, quando mi indirizzò al Conventino allorché le chiesi consiglio su altri produttori di vaglia e tradizione nella sua zona. Il Nobile del Conventino condivide con quello dei Poderi Sanguineto I e II l’originalità delle forme e della forza espressive, oltre alla congruenza territoriale. La progressione gustativa è ugualmente dosata e continua, la vibrazione di fondo è la medesima – l’acidità viva, più lenta o più pulsante a seconda delle annate, che comunque attiva e conduce il gusto, riverberando in sapori nitidi e misurati, mai nel calligrafismo da Sangiovese a progetto o à la page. Lo scarto che si nota tra i due vini indica semplicemente due diversi stadi raggiunti nella ricerca, o lettura, di un’espressione fedele di territorialità; lettura, per Il Conventino, ancora parziale ma già consapevole. Un bel bere.

Dora e Patrizia sono già note ai lettori di storiedelvino.it; la loro azienda è, secondo il mio parere, la più credibile e seria di una zona e di una denominazione mediamente avvezze ai vini flatteur. L’ultima sosta a Sanguineto ha coinciso con la rivisitazione di due annate del Bianco, la degustazione di due vini del produttore ospite, quella di una Riserva della casa, già più eloquente e suggestiva rispetto all’ultimo, coinvolgente assaggio. Di seguito gli appunti.

 VdT Bianco 2008

Ha raggiunto la sua maturità lavorando in sottrazione. Sullo sfondo d’agrume maturo, frutta matura e cotta, caramella d’orzo si colgono note essenziali e rarefatte di erbe aromatiche, fieno macerato, senape. Il saliente minerale si staglia ancora in un quadro sospeso tra mollezza e residua tensione. L’acidità è suadente, pacata e declive ma non ancora spenta. Al gusto richiama chinotto, gelatina d’arancia, semi di girasole, mimosa e cloudberry, oltre a un tocco delicato di zafferano. Progressione lenta, lunga in sapidità.

Bianco Toscano IGT 2010

Imbottigliato a luglio 2011, è l’Allegro del 2008. Dopo due diversi assaggi l’estate scorsa, nel tardo autunno serba l’ultimo verde nel riflesso e, evocandolo al naso, nei ricordi d’erba, fiori bianchi, fava, sedano. Menta, caprifoglio e robinia punteggiano la trama che si svolge subito fresca, ricca d’agrumi (limone, pompelmo, mandarino), regolando le note caloriche. Ha riassorbito certi accenni organici, non la pulsazione acida e sapida, quasi salmastra. In bocca è vivace, composto ed equilibrato, in lunghezza rivela una sorprendente nota balsamica, cipresso, cappero fresco. Ha spalle, stoffa e persistenza aromatica tali da sfidare una tartara di chianina condita con olio, sale e qualche cappero.

Atto a Nobile 2008 Il Conventino

Netta, carnosa e fresca la ciliegia rossa, note di eucalipto e alloro, fresia, un accenno di humus. Il legno è ancora in composizione ma non morde, la freschezza in questa fase è attutita da note più calde. Nello sviluppo è rotondo ed esuberante, ben asperso di tannini vibranti, amarostici, quasi piccanti. Chiude pulito su note tostate e di legno nobile. In un secondo tempo si definisce meglio una parte terragna e carbonosa, insieme ad alcol e profumi di frutta sotto spirito, nocciolo di ciliegia, mandorla. Proprio la sensazione calorica, insieme al legno, raffrena ancora un corpo che si intuisce leggiadro.

Riserva 2007 Sanguineto

Nella prima ora dall’apertura è mimetico: si svolge con misura e solennità, dosando cenni bassi e misurati a carne e ciliegi, cacao e foglia d’alloro, ruggine e terra rossa. I primi sussulti vengono dalla trama fenolica fine e serrata, dalla nitida nota ferrosa. Quando infine il liquido abbandona l’iniziale ritrosia si dispiegano nitidi i profumi di rovo, fragola, ferro e ginepro, radici e terra. Sviluppo graduale, continuo e ciclico. Un’eco del rovere nel finale non incide sull’unità gustativa. Vino solenne e misurato, senza sbavature. In un secondo tempo si arricchisce di note profonde e ricercate di lampone, anice, giacinto, carruba e ancora ferro.

Riserva 2006 Conventino

Sottile. una Riserva in finezza. Acidità monodica, elementare, che veicola prima note di radici amare, poi ciliegia, viola, susina e acerola. Legno ovviamente più composto rispetto al 2008, ben assimilato. Tannini morbidi e ben dosati, tensione assicurata dal saliente acido e sviluppo dosato, lento, giustamente graduale e senza discontinuità. Elegante e preciso, si conduce in equilibrio fino alla lenta dissolvenza su sfumature di ciliegia più matura, caffè, legno dolce e tè gunpowder.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
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