Le Chiese del Vino


Se dovessi identificare lo sport preferito dagli Italiani, non direi il gioco del calcio.
No, quello è uno sport di squadra, dove si cerca il compagno libero per mandarlo a rete, dove basta uno sguardo per capire se fare un cross basso o lasciare il pallone al centromediano di spinta e poi scattare repentinamente in avanti.
Lo sport più caratterizzante per gli Italiani è il Palio di Siena.

Galielo Galilei
Joseph-Nicolas Robert-Fleury – Processo a Galileo

Le Contrade che competono veramente sono due o tre, tutte le altre servono solamente da contorno e per fare confusione, per intralciare quel cavallo o dar fastidio a quell’altro fantino. Ci sono accordi segreti tra le contrade importanti e quelle gregarie per intralciare la corsa dell’avversario. Non sono nemmeno squadre, c’è il cavallo con il fantino sopra e poi il resto lo fanno i tifosi e la tradizione senese.
D’altra parte, è un evento che risale all’epoca dei Comuni e delle Contrade, quando anche il paese dall’altra parte della vallata era considerato un nemico.
Ecco, l’Italia non si è evoluta molto dal Rinascimento, ma ha inoltre perso artisti, scienziati e letterati che quel periodo ha prodotto.
La competizione, allora, faceva in modo che anche ogni minuscola frazione cercasse di avere la pieve più bella, la città più organizzata, il mercato più fiorente, e oltre alle sanguinose guerre dove gli alleati dell’anno prima si ritrovavano di fronte sul campo di battaglia, si producevano opere scientifiche e letterarie, quadri, sculture, musica, che ancora oggi vengono copiati.
Si badi bene, copiati, non evoluti.
Anche il vino fa parte dell’Italia, e risente di tutte le negative caratteristiche dell’ultimo ventennio abbondante e francamente noioso, basato sugli intrallazzi, sui dispetti, sull’invidia e, soprattutto, sull’apparenza.
Sono piuttosto agnostico, e se fai un vino di plastica non puoi raccontarmi che lo produci seguendo le più moderne tecniche vinicole; così come se la tua volatile è solamente acetica, non puoi raccontarmi che fai un vino seguendo le antiche sapienze.

Pendolo di Foucault
Il pendolo di Foucault al Pantheon di Parigi

Spiegami quel che fai, dammi il tuo vino da assaggiare, raccontami della tua storia, del tuo mondo, del tuo cane. Dì quel che vuoi, e se cambio idea lo farò sulla base di quel che assaggio io, non a causa di quel che dici tu o del livello acustico delle tue parole.

Ed ancor peggio, ed è qui che interviene la sindrome del Palio di Siena, non berrò il tuo vino solo perché parli male di ‘quegli altri’, chiunque sia tu, chiunque siano quegli altri. Sminuire l’avversario, il concorrente, per farti credere che il suo sia l’unico vino (o l’unico partito, o l’unico giornale, o l’unico vattelappesca chissacosaltro).
Non è un caso, a mio modo di vedere, che siamo circondati da profeti di questa o quell’altra chiesa che tentano di convertirti al proprio credo, basandosi non su argomentazioni scientifiche o storiche o sensoriali, ma solo sul proprio tono della voce e sparlando della chiesa (o della contrada) avversaria.
A me danno davvero a noia fino alla morte tutti i frati predicatori, tutti quei personaggi che tentano in tutti i modi di convertirmi alla loro fede.
Penitenziagite un par di palle!
E per non far torto a nessuno, a me stanno sulle scatole sia i preti che gli stregoni, preferisco Galileo e Darwin, Max Planck e Kurt Godel, sono relativista e quantistico.
Oltre a dare fastidio a me, che è importante solo per me, preti e stregoni provocano il danno peggiore che si possa fare ad una società, ossia mantenerne bloccata l’evoluzione, riempiendo di veleni l’ambiente e poi dimostrando che solo loro hanno gli anticorpi per la Salvezza.
E si fa di tutto per fare sgambetti, porre ostacoli, alzare steccati; e se si sa già di non poter vincere, ci si allea con uno dei nemici del concorrente, in modo che alla fine a vincere siano interessi singoli e non collettivi.
Così continuiamo a correre in secondo piano un Palio che non riusciamo a vincere, e quando saremo sdraiati nella polvere potremo godere quando i nostri avversari cadranno.

Wine Roland

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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